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Chiesa del cimitero, restauro con sorpresa: cancellati affreschi di Ribaudo

AUGUSTA – Cancellati gli affreschi di Vittorio Ribaudo nella chiesa del cimitero monumentale, con tanto di beneplacito della Soprintendenza e acquiescenza dell’amministrazione comunale di Augusta. Il ciclo pittorico a tema biblico che il noto artista aveva dipinto prima del terremoto del 1990, è sparito dopo il restauro effettuato con la sorveglianza delle Belle arti e sotto il naso del Comune. I lavori erano stati consegnati nel 2017 a una ditta fuori provincia. Ma quando l’anno dopo si sono conclusi, sulle pareti e nell’abside del Cristo Redentore non c’era più nulla. Al posto delle narrazioni evangeliche affollate di personaggi e costate un intero anno di lavoro, c’era solo una banale imbiancatura. Complice il fatto che l’edificio primi Novecento non è mai stato riaperto al pubblico per assenza del collaudo, l’ennesimo delitto contro il patrimonio culturale cittadino è rimasto nascosto per due anni. Fino a quando uno dei modelli che aveva posato per un’opera unica nel suo genere in città, ancora in servizio nel camposanto quando c’era il cantiere, si è trovato a incrociare al bar il vecchio pittore. Che indignato e sconvolto da quanto appreso solo casualmente, ha rilasciato un’intervista a Teleunotris, andata in onda il 6 luglio. Dove racconta che le scene dipinte non erano state compromesse dalla scossa sismica, e in ogni caso nessuno lo aveva contattato per eventuali ritocchi laddove si fossero resi necessari. 

Il Comune aveva speso 20 milioni per il ciclo biblico.

sopra e sotto, Vittorio Ribaudo affresca la chiesa del cimitero (cortesia Teleunotris)
copertina, Cristo Redentore ancora chiuso dopo i restauri di 2 anni fa.

Ciò che dimentica di raccontare questo “affrescatore stilnovista”, come ama definirsi, è che si trattava di una commissione arrivata dall’assessorato alla Cultura dell’epoca. Per la quale, le casse municipali avevano speso circa 20 milioni delle vecchie lire. Coprendo tutto con una passata di pittura, è stata cancellata un’opera d’arte e inferto un danno patrimoniale al Comune. La cui quantificazione va ben oltre la cifra impiegata a suo tempo. Ribaudo oggi ha 84 anni splendidamente portati, e quando dipinse la chiesa del cimitero era già affermato. Ma nel frattempo la sua carriera artistica si è arricchita di riconoscimenti internazionali, con quello che ciò comporta in termini di quotazione nel mercato dell’arte. “A Tokio ho affrescato 40 metri di pareti, a Caracas ho dipinto la Sicilia sulla facciata della Casa d’Italia“, racconta l’artista solo a grandi linee nato, perché la sua arte ha girato tutta Italia e mezza Europa, Germania compresa. 

Chiesa di Brucoli, le pitture in un reportage giapponese.

Nato a Palermo, dove ha incontrato Renato Guttuso durante un vernissage appositamente organizzato dall’editore Dario Flaccovio, quando nel 1968 arriva ad Augusta si sa poco di cosa sappia fare coi pennelli. Al circolo del tennis conoscono invece molto bene la sua racchetta di maestro federale. Ma quando si trasferisce in città nel 1973, la capacità di piegare le venature naturali del legno al racconto pittorico, lo impongono subito sulla scena artistica. Dopo è solo un’ascesa di gallerie, mostre, commissioni pubbliche e private. Quando l’anagrafe lo allontana dai campi in terra rossa, inizia la maturazione artistica come affrescatore. Le facciate di Brucoli diventano la sua tela, ed è nuovamente un clamoroso successo. Al punto che gli amministratori comunali della ricostruzione post-terremoto lo incaricano dei dipinti nella restaurata chiesa di San Nicola. Dove ancora stanno lì a far bella mostra, tanto da attirare l’attenzione di una troupe giapponese di passaggio dal borgo turistico.

L’artista: telefonato a Musumeci, aprirà un’inchiesta.

“Ho subito telefonato al governatore Nello Musumeci, per esternargli la mia costernazione e segnalargli quanto accaduto”, racconta Ribaudo. Il presidente della Regione non solo lo ha ascoltato, ma gli ha anche chiesto tutto il materiale necessario per aprire un’inchiesta interna. Nella quale la Soprintendenza, all’epoca dei fatti sotto la responsabilità del governo Pd di Rosario Crocetta, dovrà dare parecchie spiegazioni. Come molte spiegazioni dovrà dare l’attuale amministrazione comunale 5 Stelle, che ha lasciato fare sotto i suoi occhi senza intervenire. Forse negli uffici municipali se ne sono accorti quando ormai era tardi, oppure ai Lavori pubblici se ne sono disinteressati e basta. Fatto sta che gli amministratori hanno taciuto quando gli imbianchini cancellavano tutto, e hanno continuato a fare finta di niente dopo che il cantiere ha riconsegnato le chiavi. La sparizione degli affreschi, con l’intuibile scandalo che ne sarebbe conseguito, potrebbe spiegare anche gli strani ritardi nei collaudi necessari a riaprire la chiesa al pubblico. Da due anni nessuno si muove per completare l’iter, e Cristo Redentore viene ora usato come un magazzino. Persino il crocifisso in gesso coevo alla costruzione del camposanto, è indicato in pessime condizioni di conservazione. Come il cimitero, la villa, il milite ignoto, il palco della musica…

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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