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Augusta, M5S sbatte sulla libertà di critica: archiviata denuncia a ex grillini

Ultimo aggiornamento mercoledì, 3 Marzo, 2021   00:19

AUGUSTA – I 5 Stelle di Augusta vanno di nuovo a sbattere contro il diritto di critica. Per la seconda volta in poche settimane, il Gip di Siracusa ha archiviato una denuncia contro chi ha espresso giudizi negativi sull’operato degli amministratori. Ad accorgersi che le leggi vigenti non sono quelle “interpretate” ad arte sui social, stavolta è la presidente del consiglio Sarah Marturana. Che aveva querelato due ex compagni di gazebo, Nilo Settipani e Giuseppe Schermi, per aver rivelato e commentato negativamente i contenuti di alcuni atti. I cui contenuti imbarazzavano – e imbarazzano tuttora – i “portavoce” della #legalità.

Settipani: #onestà sui debiti dei grillini col Comune.

Fra l’altro in quelle divulgazioni a mezzo Facebook erano omesse le generalità di chi sostanzialmente aveva debiti nei confronti dell’Ente, pregressi all’elezione. L’allora consigliere Settipani interpretava alla lettera le parole d’ordine del M5S, in cui era stato eletto. Aveva perciò eccepito l’incoerenza fra il predicare #onestà sul Blog, e sottoscrivere dichiarazioni difformi alla realtà in documenti pubblici. Questo grillino duro e puro aveva condotto una guerra politica ad alcuni “portavoce”, abbastanza disinvolti nell’attestare che non avevano impedimenti di legge nell’assumere la carica. Nonostante l’esposizione debitoria mettesse in dubbio la legittimità a diventare consiglieri, per “conflitto di interessi”.

Aveva rivelato pure una presunta “gettonopoli” M5S.

Come consigliere aveva inoltre scovato i verbali di due distinte commissioni consiliari. Che si erano riunite contemporaneamente, e in luoghi diversi. Ma nelle quali figurava in entrambe presente il suo capogruppo Mauro Caruso. Il consigliere uno e bino aveva anche percepito il doppio gettone di presenza. Una vicenda che poi ha spiegato in qualche modo, senza subire conseguenze diverse dalla figuraccia politica. Ma che in quel momento si prestava a facili conclusioni. Vista anche la campagna infuocata per presunte “gettonopoli” che il M5s conduceva in altri Comuni, senza aspettare “spiegazioni” o conclusioni di indagini.

Sarah Marturana, presidente del consiglio insieme al capogruppo M5S Mauro Caruso.
(copertina, Settipani con Schermi durante un sit in del meet up dissidente Augusta 2.0)

Parola negata in aula perché voleva denunciare tutto.

Settipani, nel frattempo uscito dalla maggioranza ma senza abbandonare il “moVimento“, ha cercato di portare il caso in consiglio comunale. Ma la sua pregiudiziale sul dubbio di legittima composizione dell’organo elettivo, è andata a scontrarsi con la reale consistenza dell’altra parola d’ordine grillina:#trasparenzaChe nella sostanza dell’aula, quando riguarda i propri eletti, si traduce in microfono negato e niente dichiarazioni suscettibili di finire a verbale.

Marturana querela pure Schermi che commenta il post.

A farle finire in tribunale ci ha pensato Marturana, all’epoca presidente della commissione che ha verbalizzato la presenza ubiqua del capogruppo grillino. All’epoca Settipani è “portavoce” in consiglio dei dissidenti 5 Stelle di Augusta 2.0. E da chi sta in quello stesso Movimento, si trova denunciato per calunnia e pubblicazione “arbitraria” di atti coperti da segreto d’ufficio. Mentre a Schermi, ex vicesindaco della giunta Cettina Di Pietro e referente di quel nuovo meet up d’opposizione, viene imputata la diffamazione in alcuni commenti al post “operazione trasparenza” del consigliere ribelle.

Il pm aveva chiesto l’archiviazione: racconta fatti veri.

Un impianto accusatorio che non ha retto all’esame della Procura, pronunciatasi per l’archiviazione. Ma la pentastellata, nel frattempo assurta alla seconda carica della città, ha insistito tramite il suo legale Dina D’Angelo. Presentando opposizione anche se Settipani, difeso dall’avvocato Corrado Amato, nel frattempo non poteva più “nuocere” con i suoi accessi agli atti. Si era dimesso da consigliere, facendo subentrare in quella carica Schermi, assistito dall’avvocato Stefano Amato. Un’ostinazione apparsa dettata più che altro dalle necessità politiche della maggioranza 5 Stelle, per mettere un freno a quelle due spine nel fianco provenienti dalle loro fila.

Il Gip: non esiste segreto d’ufficio deciso dal Comune.

Deve essersene resa conto anche la Gip, Tiziana Carrubba. Che nel decreto di archiviazione depositato l’1 aprile, si è dilungata nello spiegare l’ovvio. E cioè che spetta alla legge a definire esattamente cosa può essere coperto da segreto d’ufficio“. Non quanto decidono gli improvvisati “legislatori” fai-da-te di un Comune refrattario alla trasparenza senza hashtag. E che non si può definire “calunnia” la divulgazione di atti, veri e protocollati, solo perché intaccano la leggenda social della #onestà di qualcuno dei loro.

Nilo Settipani con Alessandro Di Battista, quando ancora credeva fosse vero l’uno vale uno

Replica la presidente: mai stata in conflitto d’interessi.

Inoltre, quel decreto ricorda che non c’è diffamazione a mezzo stampa, anche se i giornalisti non sono denunciati, solo perché un consigliere si sente “infastidito” da quanto finisce sui giornali. I quali, sottolinea la giudice, in questo caso specifico hanno esercitato il diritto di cronaca e di critica. In virtù dei quali, e per completezza di informazione, si riporta il commento di Marturana. La quale afferma “di non avere debiti nei confronti dell’Ente”. E che la Gip non si è affatto pronunciata sull’esistenza di questo presunto “conflitto di interessi”, peraltro regolarmente denunciato agli organi competenti dal consigliere nell’espletamento del suo mandato.

L’ex chiede i danni anche per un “tradimento” politico.

L’operaio saldatore Settipani ha subito il costoso iter giudiziario quando già era libero cittadino“. Ora fa sapere di aver “dato mandato al legale di verificare gli estremi per la richiesta di risarcimento danni“. Causati, a questo punto, da un procedimento penale palesemente campato in aria. L’ex grillino, fra i fondatori del Movimento in città quando ancora non aveva nemmeno le 5 Stelle, e ora diventato leghista con l’avvento di “Salvini premier”, vuole quindi farsi risarcire. 

L’accanimento giudiziario verso un cassaintegrato.

Non tanto dalla presidente del consiglio, che s’impegna come può a meritarsi quella sudata indennità di carica. Quanto piuttosto, in maniera ideale, vuole far pagare i costi della giustizia a un partito che pensa di usarla per imbavagliare il dissenso. Senza avere il minimo scrupolo di coscienza se da stroncare economicamente non c’è un “potere forte” ma un lavoratore colpevole di aver creduto a cosa loro stessi propagandavano. E che per giunta ha subito quella denuncia quando stazionava nell’inferno della cassa integrazione. Settipani vuole la condanna “simbolica” di gruppo politico che una volta occupate le poltrone, non guarda in faccia nessuno. Cercando di piegare la legge come fossero i padroni del vapore.

Il gruppo consiliare 5 Stelle eletto insieme a Settipani.

Querele facili del Potere: chi paga i suoi avvocati?

LA NOTANel giro di 3 settimane un giudice di Siracusa ha di nuovo dovuto fare richiamo a una libertà costituzionalmente garantita, per archiviare l’ennesima denuncia intimidatoria dei 5 Stelle che amministrano Augusta. E’ accaduto il 13 marzo, con la querela-bavaglio presentata dall’allora consigliere Teo Paratore contro un articolo che esprimeva un’opinione scomoda. Si è ripetuto all’inizio di aprile. Con un altro magistrato che non ha dato spazio alcuno a fantasiose interpretazioni delle norme penali, per consentire a Marturana di tacitare due oppositori tenaci come Settipani e Schermi.

In entrambi i casi anche il pm si era espresso per l’archiviazione. Eppure, nonostante questo primo vaglio di legittimità, i grillini hanno insistito con opposizioni temerarie. Destinate inesorabilmente a infrangersi contro gli intangibili principi costituzionali sulla libertà di stampa e di espressione. Il perché di questa ostinazione non può essere cercato solo nell’arroganza di chi pensa che, vincendo per avventura un’elezione, diventa detentore di un potere assoluto sugli amministrati-sudditi. Magari facendo conto su un presunto diritto di “acquiescenza” riservato al Nuovo Potere, da parte degli organi di controllo e garanzia.

Il dubbio è che si vada avanti in querele senza sbocco perché la vera pena da infliggere non è quella del codice penale, bensì la parcella degli avvocati. Chi le subisce paga col proprio conto corrente, che raramente gode buona salute. O addirittura, come nel caso di questo operaio colpevole di aver creduto al grillismo, mette a rischio lo stesso carrello della spesa per la famiglia. Chi sta al Potere ha invece molti “modi”, e tempi, per alleggerirsi di questo onere economico. Chiunque dotato di media intelligenza può rendersene conto. Ora è arrivato il momento che la Giustizia non si fermi solo al primo atto di rigettare la querela “punitiva”. Ma inizi a scrivere anche il secondo del risarcimento esemplare.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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