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Augusta e il “disastro ambientale” della fogna che manda indietro i liquami

Ultimo aggiornamento Monday, 20 July, 2020   13:32

AUGUSTA “Quando si svolge ruolo di sindaco le contestazioni di abuso d’ufficio sono all’ordine del giorno, poi vengono chiarite”. E’ una Cettina Di Pietro diversa da quella che imperversa in consiglio comunale, quella che verbalizza il 29 novembre 2019. La prima cittadina di Augusta si trova davanti la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati“. E’ stata convocata in prefettura dal vicepresidente Stefano Vignaroli perché “abbiamo deciso di venire qui per occuparci della depurazione delle acque, ma anche della questione dei dragaggi della rada”. E’ tranquilla, perché davanti si trova un deputato grillino come lei. Così quando le chiede “che reato le è stato contestato”, rinuncia alla segretezza istruttoria e risponde pacata:Disastro ambientale“. In quel momento ha addosso la Procura di Siracusa. Però dice “ci rido sopra”. Spiegandogli, da penalista, che “una contestazione così grave, quando non ho avuto un giorno di competenza in merito, lascia un po’ il tempo che trova. Ma sono serena, perché non ho alcuna responsabilità”.

Copertina, fogna sul golfo Xifonio.
sopra e seguenti, stralci del verbale di audizione

E in effetti le date sembrano dare ragione a Di Pietro. “Perché quando sono stata nominata ufficialmente il 18 giugno 2015, c’era già un commissario. Quindi io non ho avuto un giorno di competenza”. Vania Contrafatto era stata designata dalla Regione due settimane prima. Perciò facilmente, aggiunge, “ho già chiarito la mia posizione con la magistratura“. Tuttavia la lettura di quanto pubblicato online sul sito della Camera, è ugualmente interessante. La sindaca stavolta si scorda le famose “amministrazioni precedenti”, tirando invece nella mischia i 3 prefetti commissari cui è succeduta. “Ho chiesto di essere sottoposta a interrogatorio, peraltro facendo presente che il reato di disastro ambientale contestato, a partire da gennaio 2015, avrebbe dovuto vedere come indagati anche la commissione prefettizia, visto che era in carica. Ma la commissione prefettizia non è indagata”. E non è l’unica singolarità denunciata dalla grillina alla commissione parlamentare d’inchiesta.

Sulle bonifiche da fare dentro il porto, Di Pietro rivela che “ci sono stati degli studi della Procura. Su questo si vocifera, ma non so dirvi niente di preciso, che anche questi studi fatti dalla Procura farebbero parte del ‘sistema Siracusa‘, quindi sembra che si debba ricominciare daccapo con una nuova caratterizzazione dell’intera rada. Questo mi fa pensare, considerati i tempi, che, semmai si farà una bonifica, siamo molto lontani da questa bonifica”. E non è l’unico passaggio dove evoca le torbide vicende che hanno investito il Palazzo di giustizia. “L’ultimo grande evento di inquinamento che ha riguardato la rada è ricollegabile, non ricordo se 2004 o 2006, a una cosiddetta operazione denominata ‘Mare rosso‘ dove ci fu un pesante sversamento di mercurio. Anche lì nessun responsabile. La procura di Siracusa si occupò di questa indagine, era il dottor Maurizio Musco, che penso abbiate avuto modo di verificare essere uno di quei soggetti inseriti nel ‘sistema Siracusa‘, che credo sia stato anche espulso dalla magistratura dopo tutti i passaggi necessari, quindi nessuno ha pagato”. Tuttavia, in questo slalom fra commissariamenti e toghe sporche la sindaca non è totalmente esente da responsabilità sulle fognature che sboccano nel golfo Xifonio.

“La cosa grave che si sta verificando sistematicamente, ed è stata oggetto anche di una fitta corrispondenza con la Capitaneria di porto, che peraltro è organo deputato alle verifiche di natura ambientale anche su reati ambientali che si consumano sullo specchio acqueo, uno scarico particolare che insiste nel locale lungomare Rossini crea dei grossi problemi”. Il vicepresidente della Commissione invita Di Pietro a chiarire meglio questa storia:“Lei ha detto una cosa pesante, che ci sarebbe del tal quale che va scaricato direttamente in mare, quindi vorremmo sapere innanzitutto se la magistratura è a conoscenza, se ci sono delle indagini in corso e se ci dà maggiori dettagli”. E la sindaca non ha difficoltà a spiegare che “uno è particolarmente problematico, perché sistematicamente c’è un fenomeno di insabbiamento di questo scarico che comporta delle problematiche, perché le acque reflue invece di fuoriuscire in mare arretrano“. Cioè, c’è un bel pezzo di Borgata che rischia di trovarsi dei liquami in casa durante le mareggiate. Nonostante a un certo punto le venga ricordato che “però il sindaco ha competenze anche sulla tutela della salute, quindi non può intervenire a riguardo?”, l’amministrazione comunale si dichiara impotente.

“Non potrei intervenire io: qualsiasi tipo di intervento faccio come amministrazione comunale in uno scarico sotto infrazione potrebbe aggravare il problema per non risolverlo. Quindi, finché non si risolve la situazione dell’infrazione, questo è piuttosto problematico, anche perché qualcuno deve intervenire e, se lo fa il Comune, metto a repentaglio me stessa con una nuova denuncia, come potete ben capire, nonché i miei uffici tecnici”. Il commissario alla depurazione pensa tuttavia che la manutenzione spicciola tocchi ancora agli enti che hanno messo le fogne. Di Pietro però sostiene che non può fare nulla. “C’è tutta la rete, almeno nella mia interpretazione del decreto di nomina del commissario fatta dal Presidente del Consiglio dei ministri, che parla chiaramente di una gestione dell’impianto da parte del commissario”. Insomma è una questione di cavilli interpretativi su chi deve fare cosa. Che tuttavia non risolvono la questione di un intervento immediato per tamponare subito il problema igienico-sanitario per l’abitato cittadino, nell’attesa di risolvere quello complessivo dello smantellamento della fogna. In qualunque Palazzo municipale non ci dormirebbero la notte, perché non è un grattacapo da poco. 

“Questo scarico ha avuto il problema che la sabbia andava verso l’interno, quindi le acque reflue invece di uscire verso il mare andavano a interrarsi, con tutto un problema di tombini che non sto qui a dire. Non è molto gradevole. L’intervento che doveva essere fatto in via temporanea significava togliere questo scarico e mettere un tubo più lungo. Come ognuno intende, non è un intervento risolutivo. Nel togliere questo tubo e sostituirlo poteva anche verificarsi a mare uno sversamento di consistenti dimensioni, e in quel caso non era corretto che ne rispondesse l’amministrazione comunale, perché quello è uno scarico sottoposto a infrazione e demandato alla risoluzione della problematica è un commissario”. Morale della favola, dita nell’acqua calda per nessuno. Nonostante sia la prima a riconoscere che la situazione “non è molto gradevole”.

Spesso e volentieri Di Pietro bacchetta l’opposizione a San Biagio, dicendogli che ha “il dovere di studiare e informarsi prima di venire in consiglio”. Ma quando si presenta davanti alla Commissione parlamentare, è lei a farsi beccare impreparata sull’argomento scarichi ospedalieri. Perciò il Muscatello getta in mare “tal quale? Quindi non fa nessun pretrattamento, nulla di nulla?”, le chiede il deputato facente funzioni di presidente.“Questo non glielo so dire. So semplicemente che ci sono degli scarichi a mare”, risponde candidamente la sindaca. Stranamente. Perché l’Asp è abbastanza solerte, con tutte le amministrazioni, a porre la questione dello smaltimento dei fanghi nelle vasche di decantazione. Perché basta un intoppo e finiscono sul litorale antistante l’abitato, con scie tanto visibili quanto inquietanti. Per cavarsi d’impaccio, la sedicente impreparata taglia corto dicendo che “nella rada, negli studi condotti dal Cnr, sono stati trovati anche rifiuti ospedalieri“. In realtà quelle analisi di Mario Sprovieri parlavano solo di farmaci, imputati all’assenza di depurazione degli scarichi urbani. Praticamente, era più facile provenissero dalle Tachipirina durante la stagione influenzale, che dagli sparuti ricoveri ospedalieri.

Di Pietro si è mostrata più ferrata quando si è trattato di argomenti su cui non ha competenza diretta, come le bonifiche sui fondali del porto contaminati dalle industrie. Lamentando il fatto che a qualche conferenza dei servizi non viene invitata. Ha introdotto la questione della pirite sotto l’ex campo sportivo Fontana, in mano a un commissario. Ed ha accennato ai nuovi pontili della Marina, con informazioni un po’ datate ma scusabili perché non si può rispondere a bomba pure su progetti militari. Nell’ora scarsa di verbale sull’audizione parlamentare, di interventi risolutori con la firma “amministrazione comunale” non c’è nulla. Anzi, quasi nulla.

“Io personalmente ho segnalato che c’era un venditore ambulante con un bilancino di fortuna per strada, ho chiamato la Capitaneria di porto, il comandante della Polizia municipale, li ho fatti intervenire ed è stato sequestrato il pesce”. Di Pietro va fiera della sindacale spiata che ha fatto scattare il blitz sanitario, e impedito la vendita di pescato non tracciato che potrebbe arrivare dalle acque del porto contaminate da mercurio. Certo, non sarà la fogna dell’ospedale, di cui sa solo che esiste ma non cosa getta sulla riva. E non sarà nemmeno lo scarico a contrario di lungomare Rossini, che rimanda al mittente le acque nere “con tutto un problema di tombini che non sto qui a dire”. Però sui pesci ambulanti c’è poco da dire. La sua amministrazione non si tira certo indietro “quando addirittura il proprietario della bancarella abbandona la merce e si dà alla fuga; è addirittura una competenza dell’ente Comune distruggere anche l’oggetto del pescato, quello che viene sequestrato”. Almeno lì, il Comune dei 5 Stelle una competenza ce l’ha.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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