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Assoporto, indietro tutta: più soldi ad Augusta con Faro e Xifonio all’Adsp

AUGUSTAAssoporto inverte la rotta. Il Documento di programmazione strategica approvato dall’amministrazione 5 Stelle va benissimo. Anche nella parte che riguarda il passaggio di competenze sul golfo Xifonio, dal Comune di Augusta all’Autorità portuale congiunta con Catania. Anzi, il fatto che l’Adsp possa decidere su tutto il litorale fra Punta Calcarella e Capo Santa Croce“oggi rappresentare una grande opportunità per la città”. Lo scrive Marina Noè, in un comunicato stampa diffuso il 17 luglio. Cioè due giorni dopo essere intervenuta nella seduta consiliare convocata sul Dpss, nel corso della quale aveva esposto tutte le perplessità degli operatori economici associati, che rappresentava come presidente. La più forte diffidenza, aveva rivelato in aula la sindaca Cettina Di Pietro, era arrivata da un cantiere navale che opera nell’isola. Il cui rappresentante, Illuminato, aveva pure scritto agli amministratori comunali prospettando possibili azioni legali. Le dettagliate spiegazioni fornite dall’assessore Andrea Sansone, e le rassicurazioni della Port authority arrivate dal suo stesso presidente Andrea Annuanziata, sembravano non aver convinto l’ex assessora regionale all’Industria del governatore Totò Cuffaro. Ma nelle successive 48 ore deve aver riflettuto meglio sullo streaming della seduta, considerato che l’atto di giunta contestato alla vigilia non aveva poi subito alcun mutamento durante il dibattito.

Noè rivela: Autorità di sistema, entreranno altri porti.

Sullo sfondo, gli storici Cantieri Noè
copertina, la presidente di Assoporto parla in consiglio sul Dpss.

“Non c’è dubbio che per dare una prospettiva di sviluppo concertata e condivisa con il territorio, servano i fondi e che questi siano disponibili nelle casse dell’Adsp“, scrive Noè nel suo entusiastico comunicato. Aggiungendo che l’Autorità di sistema “è un Ente creato proprio per sviluppare il territorio di Augusta, a cui si è da poco unito il territorio di Catania e di cui probabilmente altri porti della Sicilia orientale entreranno a far parte”. L’esperta presidente di Assoporto, con un corposo curriculum anche in Confindustria, rivela per la prima volta l’ipotesi di un imminente ampliamento della Port authority. Che per alcuni potrebbe sollevare domande di natura politica perché comporterebbe un ampliamento del Comitato di gestione, con conseguente minore peso percentuale del rappresentante augustano. Ma che per l’imprenditoria cantieristica è invece un fatto positivo, perché “maggiore è il territorio su cui investire ad Augusta, maggiori saranno le ricadute finanziarie ed economiche per la città”.

Da “pregiudica finanziamenti” a “è fotografia attuale”.

Il comunicato di Assoporto dice sostanzialmente che la sua presidente non intendeva mettersi di traverso al Dpss. Nonostante fosse particolarmente accorata, quando spiegava che l’atto così com’era “avrebbe pregiudicato le eventuali richieste di finanziamenti” agli imprenditori. Invece, nonostante espressioni e toni, Noè aveva “inteso confermare la propria adesione al Documento di pianificazione. Nella consapevolezza che lo stesso sia la fotografia della situazione attuale sia in termini politici sia infrastrutturali, ma anche un documento previsto dalla vigente normativa e propedeutico alla predisposizione del Piano regolatore portuale“. L’intervento chiarificatore si conclude con l’esternazione della “disponibilità per un confronto e per la necessaria condivisione sui redigendi piani regolatori comunale e portuale”. Condivisione che stavolta non c’è stata con nessuno, ma la prossima si spera vada diversamente. Anche perché fra due mesi e mezzo si vota per le comunali, e dalle urne potrebbe uscire un’amministrazione diversa dall’attuale monocolore 5 Stelle. Magari qualcuna più attenta alla concertazione, chiesta soprattutto dagli ambientalisti. Compresi quelli coi quali si marciava insieme quando c’era da riempire i gazebo del 2015.

Stop veleni: è la popolazione che decide sul territorio.

“Il Piano strategico presentato in consiglio, pur non essendo ancora il Piano regolatore definitivo, doveva essere portato a conoscenza dell’intera popolazione perché spetta ad essa decidere cosa volere o non volere nel territorio“, sottolinea Stop veleni, in un intervento social apparso il 16 luglio. Il Comitato ambientalista osserva come “il fatto che sia stato pubblicato già da qualche mese nel sito dell’Adsp, non giustifica che questo lavoro di concertazione con tutte parti sociali non sia stato fatto”. Il testo fa notare alla sindaca, che in aula tacciava tutti di malafede ritardataria perché gli atti stavano online, che “non tutti hanno l’opportunità e gli strumenti di accedere a certi canali”. Gli ecologisti vicini alle battaglie di don Palmiro Prisutto avvertono inoltre che “noi di Stop veleni, insieme alla Rete dei comitati territoriali siciliani sicuramente ci muoveremo scrivendo alle varie Istituzioni, compresi i Ministeri coinvolti, per porre le nostre osservazioni e richiedere di partecipare ai tavoli in sede di approvazione del Piano regolatore definitivo”.

“Finiti i tempi che i destini erano in mano a pochi eletti”.

Ma nell’intervento degli ambientalisti da battaglia, c’è un passaggio che coglie il punto centrale di tutta la questione. “Capiamo che è difficile entrare in questa logica, ma bisogna necessariamente iniziare a farlo, e accettare che oramai sono finiti i tempi in cui i destini dei territori erano in mano a pochi eletti che ne disponevano a loro piacimento”. Perché è proprio la redazione del Dpss in ambiti molto ristretti, accompagnata da tempistiche alquanto sospette, che solleva più di una perplessità sulla natura stessa della pianificazione portuale. “Dal Documento non si comprende quali sono le ragioni e l’utilità per cui questi tratti debbano essere acquisiti dall’Adsp“, aveva scritto Legambiente, riferendosi ai litorali che dal Paradiso arrivano fino al Faro. Considerato “che non sembrano possedere alcuna rilevanza ai fini portuali o del trasporto marittimo”. L’Autorità punta a sviluppare i traffici internazionali del corridoio europeo La VallettaHelsinki, come ha vantato Annunziata. Però si piglia la riviera Xifonia dove ci sono porticcioli e approdi turistici, insieme a lidi militari immersi in un parco naturale, ed estende la competenza fino alla scogliera balneare del Faro. Difficile pensare che la Port authority, anziché coi mercantili, voglia fare soldi con i solarium a Sant’Elena e i diportisti della domenica.

Da rada per diportisti a parcheggio mercantili?

Il Distripark, sotto in giallo.

E’ più probabile, invece, che lo specchio acqueo gemello alla rada Megarese venga usato a servizio di questa. E pazienza se i cargo in ancoraggio rovineranno sia la cartolina del golfo, che la libera circolazione nautica dei dilettanti. A meno che, teme Legambiente “per mera ipotesi, non si progetti di realizzare anche nel porto Xifonio strutture o aree di ancoraggio esterno attrezzate per operazioni commerciali o di preparazione al carico”. Magari qualcosa strettamente legato al Distripark, vecchio progetto abbandonato e ora riesumato, che ridefinirà gli spazi nel porto petrolifero. Annunziata non ha spiegato nemmeno in aula, a cosa gli servono il Faro e il Granatello. Ha però ampiamente chiarito lo scopo di un nuovo mega pontile che si vorrebbe realizzare davanti Priolo, largo un chilometro e lungo quanto Augusta, da Terravecchia alla Fontana. “I soldi veri si fanno con lo spacchettamento dei container e la lavorazione dei carichi, non col transhipment che si limita al solo spostamento e parcheggio”, ha detto il presidente Adsp. Il nuovo business dovrebbe essere sviluppato nel gigantesco piazzale da costruire dove ora c’è la diga foranea. E le navi che dovrebbero alimentare questo Parco della distribuzione, da qualche parte devono stare in attesa di attraccare. Forse le acque fra il Paradiso e Punta Izzo vengono comodo a questo? Ogni ipotesi si può fare strada, per quanto fantasiosa, senza risposte chiare.

Regalate le coste che il depuratore renderà di pregio.

Assoporto, comunque, sui benefici della Adsp che s’allarga non ha dubbi. L’associazione concorrente Union ports, invece, si riunisce lunedì per chiarirsi le idee. Lo stesso sta facendo Assindustria, dove le esigenze dei cantieri sulla rada Megarese devono fare i conti con le questioni legate al Petrolchimico. La sensazione è che agli imprenditori vada più che bene questo ampliamento dell’Autorità portuale su Xifonio e Faro. Ora come ora andrebbe a prendere il posto del Demanio, ma col Piano di utilizzo marittimo sarebbe stato il Comune a subentrare alla Regione. E per chi fa impresa è meglio avere a che fare con felpati dirigenti statali. La Port authority petrolifera dalla casse multimilionarie, non ha che farsene degli oneri concessori ricavati dalla costa turistica. Decisamente più interessante è invece la pianificazione del territorio retrostante. Le concessioni edilizie usciranno sempre dagli uffici municipali, ma la destinazione urbanistica che le presuppone è vincolata alle linee strategiche del Piano portuale. In pratica, l’Ente territoriale per eccellenza governerà una parte preziosa del suo territorio sottostando alle condizioni di un Ente governativo pluri-comunale. Gli amministratori che hanno votato questa cessione non sembra abbia fatto una gran furbata, considerato che non c’è uno studio sui costi-benefici. Almeno, manca ufficialmente. Perché qualcuno i conti se li sarà pur fatti, da qualche parte. Magari calcolando che fra qualche anno, con le acque finalmente depurate, le coste oggi regalate diventeranno un litorale marino di pregio.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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