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Augusta, Carrubba nel mirino: sede sporcata e murale col pentito di mafia

AUGUSTA – La campagna per le comunali entra in brutte acque. Nella notte fra il 9 e il 10 agosto, un “writer” ha deturpato la sede elettorale dell’ex sindaco Massimo Carrubba. Il suo ritratto che campeggia sulla facciata nella centralissima piazza D’Astorga, è stato deturpato con la scritta “vergognati”. Di cosa il candidato della coalizione di centrosinistra dovrebbe imbarazzarsi, l’imbrattatore anonimo però non lo spiega. Almeno su quel mega-poster. Invece sembra abbia provato a farlo su un muro del cosiddetto “campetto Carrubba”, nel quartiere Terravecchia. Dove in mattinata è stata trovata una scritta ambigua, in apparenza vergata dalla stessa mano che ha “firmato” in centro storico. In questo lungo messaggio trasversale, il nome del leader di “Augusta coraggiosa” è stato accostato a quello di un pentito di mafia. Nonché al fratello di questi, mai coinvolto nelle vicende del familiare, che è in forza all’organico comunale. Fra l’altro in un ruolo di responsabilità particolarmente delicato, essendo stato preposto a dirigere l’erogazione degli aiuti straordinari per il lockdown.

Scritte Terravecchia e piazza D’Astorga: solo un balordo?

Carrubba + Jmmi Blandino pentiti di mafia”, riporta il primo rigo dell’ambigua “comunicazione” murale, iniziata con una bomboletta rossa prossima all’esaurimento e conclusa con una di colore nero. Il testo, a metà fra l’allusivo e il farneticante, prosegue parlando di “45 milioni di euri rapinati. Governati dal fratello del pentito“. Il messaggio si conclude col nome del funzionario comunale seguito da tre punti esclamativi, e con un insensato “volete il voto?” che non trova alcun fondamento nella storia politica passata e presente di tutti i soggetti coinvolti. Nella stessa parete che delimita il campo giochi, in un punto più fuori mano e nascosto dalle erbacce, c’è pure una scritta verde sbiadita. Si tratta di una vecchia dichiarazione d’amore a mezzo spray, come se ne vedono tante, che appare però dipinta con la stessa grafia del messaggio politico. L’autore è un balordo che frequenta assiduamente la zona, cui qualche birra di troppo ha “ispirato” l’incursione nella campagna elettorale? O ha avuto un suggeritore, che più lucidamente vuole rimestare nel torbido?

Il candidato sindaco ha presentato denuncia alla Digos.

La sede deturpata (foto cortesia Webmarte)
copertina, la scritta apparsa al parco giochi di Terravecchia.

L’atto vandalico nella sede della coalizione, proprio a lato della principale succursale del Municipio in centro storico, è stato debitamente denunciato da Carrubba. Che per tutto il pomeriggio è stato ascoltato in commissariato, senza che tuttavia abbia potuto fornire una indicazione né sull’autore né sul mandante del “vergognati”. La speranza è che qualche telecamera abbia inquadrato il “writer”, se non altro per capire se si tratta di un grafomane solitario o avesse qualche palo. Perché ciò che inquieta è il contenuto, più lungo e articolato, vergato nel quartiere più lontano. Fabrizio Blandino, conosciuto col nomignolo di Jimmy, negli anni Novanta era stato consigliere comunale. I numerosi consensi raccolti gli avevano anche fruttato, per un certo periodo, la carica di capogruppo nella maggioranza che sosteneva il sindaco dell’epoca, Pippo Gulino. La carriera a palazzo San Biagio era però finita, quando un’inchiesta della magistratura lo aveva ritenuto un referente del clan mafioso del lentinese Nello Nardo. Dopo la detenzione al 416 bis era arrivato il pentimento, e l’inserimento nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia.

Tornano i veleni nonostante l’assoluzione piena.

L’ultima “presenza” di Blandino nella vita politica di Augusta, era stata la sua citazione nella relazione d’accesso con la quale si chiedeva lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Carrubba vi veniva indicato in visita elettorale alla villa, dove il futuro pentito stava agli arresti domiciliari. Ma in sede di dibattimento, il rapporto dei carabinieri è stato clamorosamente smentito dai periti. Le immagini delle telecamere-spia riprendevano tutt’altra persona, impossibile da confondersi con l’allora candidato sindaco. In tribunale gli stessi investigatori hanno poi ammesso l’errore, parlando di un “refuso”. Che però, insieme ad altre macroscopiche “sviste” ai limiti dell’errore in buona fede, sono costati 9 anni di calvario giudiziario all’ex primo cittadino. Nonché una impressionante campagna diffamatoria sui social, accortamente orchestrata per far votare gli sconosciuti del #cambiamento.

“Già notato un clima particolarmente ostile sui social”.

I cartelloni “ritoccati” in via Garibaldi.

Imputato di un reato infamante, potenzialmente in grado di marchiarlo a vita, Carrubba ha rinunciato alla comoda prescrizione e preteso il giudizio. Ottenendo l’assoluzione con formula piena, cui persino la stessa Procura ha rinunciato ad opporre appello. Ma nonostante la motivazione della sentenza avesse fatto piazza pulita di un impianto accusatorio rivelatosi solo un fantasioso “romanzo criminale”, i veleni sui social sono ripresi appena ha annunciato il suo ritorno in politica. Quando ha scoperto la sede elettorale imbrattata, non aveva dato peso alla cosa. “Sono certo che sia stata solo una ragazzata”, aveva commentato. Anche se, forte dell’esperienza delle 2 vittoriose candidature a sindaco, aveva aggiunto che “può essere un inizio”. Sottolineando che nei suo confronti c’era “un clima particolarmente ostile sui social. Che nel mondo reale si era trasformato in qualche manifesto dove la sua foto veniva ritoccata con occhiali scuri da boss, e commentata con un equivoco “la gang non si infama”.

L’atto vandalico condannato dagli avversari 5 Stelle.

Quei cartelli elettorali “rivisitati e corretti” nella centrale via Garibaldi, accanto a un locale di tendenza, erano stati presi come una goliardata. La calligrafia diversa rispetto ai “messaggi” più recenti, la mantiene ancora nella categoria degli scherzi da matricola. Ma non c’è dubbio che ora il livello di attenzione a certi “segnali” è destinato a salire. “E’ palpabile che ci sia una tensione sotterranea e che la campagna elettorale si può infuocare da un momento all’altro”, ragiona Carrubba. D’altronde, i contenuti della scritta a Terravecchia sono ambigui e fortemente suggestivi. E l’eccessiva sottovalutazione può essere altrettanto “pericolosa” del precipitoso allarmismo. Lo hanno capito anche quegli avversari maggiormente vittime della sferzante dialettica dell’ex sindaco. “Condanniamo questo atto. Presumibilmente in campagna elettorale ci scontreremo su mille temi ma non sono questi i toni e i metodi che, almeno per quanto ci riguarda, andranno usati”, ha subito postato Augusta 5 Stelle

L’alleato Triberio: non arretriamo un millimetro.

Il profilo ufficiale dei grillini augustani ha pure rimbeccato per le rime il solito pasdaran, il quale commentava che “essere irriguardosi verso Carrubba è un dovere per tutti gli Augustani con la ‘A’ maiuscola”. Anche Peppe Di Mare, concorrente alla sindacatura con una coalizione d’ispirazione centrodestra, condanna “fortemente l’atto vandalico compiuto ai danni del comitato elettorale. Ho già espresso telefonicamente la mia solidarietà a Massimo. Il confronto rappresenta il sale della democrazia a prescindere dalle posizioni ed opinioni personali. Con il massimo rispetto per tutti, noi andiamo avanti, senza paura”. Chi sta invece nel centrosinistra di Carrubba, ha un messaggio da recapitare ai mestatori nel torbido. Se ne fa latore Giancarlo Triberio, capogruppo consiliare di Art1 e capolista di Democratici e progressisti. “Noi andremo avanti informando e raccontando i nostri programmi per il futuro della città, senza farci condizionare né arretrare di un millimetro”.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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