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Augusta, Canigiula e Fazio: l’Asp ha nascosto che pure Medicina è Covid

AUGUSTA – L’Azienda sanitaria provinciale “cancella” anche il reparto di Medicina al Muscatello, per allargare le corsie destinate ai pazienti col Covid-19. Lo avverte una “interrogazione urgente e a risposta scritta” alla sindaca Cettina Di Pietro“nella qualità di ufficiale di governo responsabile della Sanità di questo Comune“, presentata sabato sera da Enzo Canigiula e Vanessa Fazio. La pec dei consiglieri comunali rivela che la quarta revisione del piano aziendale per la gestione dell’emergenza, smentisce le assicurazioni arrivate dal direttore generale dell’Asp. Quando Salvatore Ficarra si è presentato alla videoconferenza stampa del 26 marzo, solo domande insistenti lo hanno costretto a rispondere sull’ospedale augustano. Sostenendo che “il percorso lo stabiliremo in questi giorni“. In realtà era già stato tutto deciso. Lo dice la nota del 25 marzo inviata a Rosario Di Lorenzo, il direttore sanitario che il nosocomio ha in condominio con i presidi ospedalieri accorpati di Avola e Noto. Secondo quel documento, stranamente senza numero di protocollo ma ugualmente distribuito alla dirigenza ospedaliera, il 5 aprile devono essere già pronti gli altri 18 letti della Medicina generale, da aggiungersi ai 14 già riconvertiti in Chirurgia.

Ficarra aveva fuorviato i cronisti alla videoconferenza.

Ficarra in videoconferenza stampa ha dato una fake-news?
Copertina, il pre-triage del Muscatello

Trovano così pienamente conferma le indiscrezioni circolate negli ambienti ospedalieri, quando hanno visto svuotarsi i ricoveri e notato i sopralluoghi. Eppure, il responsabile dell’Asp aveva fatto capire che “il reparto non ancora inaugurato di oncoematologia potrebbe essere coinvolto, ma se abbiamo necessità di molti posti potrebbe non essere adeguato”. Una dichiarazione che adesso assume una luce particolare. Poiché le statistiche dei contagiati in provincia, non indicano una escalation così consistente. Cosa prevedono gli epidemiologi dentro le segrete stanze delle unità di crisi, mentre i dirigenti sanitari si presentano ai giornalisti per dare informazioni lacunose e al ribasso? Dietro il comodo paravento dell’evitare allarmismi“, per esempio non hanno dato l’allarme su cosa poteva accadere alla Soprintendenza. Col risultato che la situazione è precipitata, molto più di quanto raccontano le cifre ufficiali basate solo sui tamponi. L’ampliamento del reparto Covid al Muscatello piomba come una bomba sul personale sanitario del nosocomio, lo stesso giorno in cui scoppia il caso dei positivi all’Umberto Primo“Sono furiosi i toni del segretario della Cgil siracusana, Roberto Alosi, dopo la notizia che il primario del Pronto soccorso e due dottori del reparto di Medicina d’urgenza sono già contagiati, e 5 infermieri hanno appena fatto il tampone per via dei sintomi che riportavano”, spiega un comunicato diffuso il 28 marzo con una mail dall’inequivocabile oggetto:L’Asp mente sui controlli antivirus“.

La Cgil:”sul protocollo Covid mente sapendo di mentire”.

Il sindacato scrive esplicitamente che “quando l’Azienda afferma di eseguire tutto il protocollo previsto per il Covid 19, mente sapendo di mentire. Così come mente quando afferma che i tamponi sono stati effettuati su tutto il personale dell’Umberto Primo: fino a oggi non sono stati eseguiti nemmeno su tutto il personale del pronto soccorso (che non è dotato nemmeno delle adeguate protezioni), per quanto questo sia in prima linea e quindi esposto a un elevato rischio di contagio, come noi avevamo denunciato”. Una denuncia simile arriva da diversi giorni pure dal personale del Muscatello, sbalzato di punto in bianco nella prima linea del Coronavirus senza il tempo di una adeguata preparazione. Lo stato d’animo fra gli infermieri, i più a contatto quotidiano coi pazienti Covid, viene coralmente descritta come panico“. Ma anche nei colleghi dei reparti non coinvolti, la paura è palpabile.

Effetto Covid-hospital: donazioni sangue solo da Fratres.

La Frates ha diramato nel pomeriggio di sabato un “avviso importante”. Dove “si comunica ai donatori di sangue del servizio trasfusionale di Augusta che l’attività di raccolta sangue ed emocomponenti, nonchè le predonazioni verranno effettuate preso la sede del gruppo, in via Gramsci 15″. La comunicazione a mezzo social avverte che quell’attività ospedaliera di fatto trasloca nei locali del volontariato “a partire dal 31 marzo e fino a data da destinarsi”. Una decisione dettata dal fatto che le donazioni erano crollate a zero, già il giorno dopo la riconversione di Chirurgia in reparto Covid. Il Gruppo donatori precisa inoltre che si sostituisce al servizio svolto da Oncoematologia“in via del tutto temporanea“. Una puntualizzazione che vuole evitare timori infondati su un’altra chiusura in vista per il Muscatello. A “chiudere” con l’ospedale Covid invece sembrano essere le ditte della manutenzione. Persino installare un chiudi-porta automatico, o cambiare la cinghia di un avvolgibile sembrava diventato “impossibile”. Al punto da far sospettare il rifiuto degli operai a operare in un ambiente ormai visto con sospetto, nonostante le precauzioni prese dall’Asp per isolare il reparto Infetti. Che poi così tanto isolato non appare, visto che Chirurgia e Medicina interferiscono con le altre attività del presidio ospedaliero. 

Tamponi vanno a Siracusa ma c’è il laboratorio interno.

Enzo Canigiula e Vanessa Fazio.

Fra l’altro solleva forti dubbi la “bocciatura” del laboratorio interno, per le analisi dei tamponi. Secondo l’Asp non avrebbe i requisiti. Eppure è attrezzato per la biologia molecolare, e chi lo dirige sembra lo abbia fatto presente abbastanza vivacemente. Anche perché, portare a Siracusa i campioni del Coronavirus rende meno efficiente il trattamento stesso dei possibili contagiati. I casi sospetti sarebbero attualmente sistemati in stanze singole, ma nella stessa corsia di quelli acclarati. Più staziona in quella “zona grigia” chi c’è finito solo per un dubbio, maggiori sono le sue possibilità che proprio l’ospedale faccia diventare una certezza quanto era solo una cautela. Lo evidenziano abbondantemente Canigiula e Fazio, nella loro interrogazione urgente. La consigliera di Territorio unito, sin dall’inizio della crisi ha seguito l’andamento dell’epidemia in stretto contatto con gli altri colleghi medici del Nord. E ora, insieme al collega consigliere di Augusta2020 da sempre attento alle questioni del Muscatello, riporta le “osservazioni derivanti da settimane di esperienza maturata sul campo.

I consiglieri: lezione Milano non ha insegnato nulla.

La dottoressa Fazio e l’esperto in gestione rifiuti Canigiula citano i “medici del Papa Giovanni XXIII di Bergamo“, quando testimoniano che “abbiamo bisogno di padiglioni e operatori ospedalieri Covid-19 dedicati“. Riportano le dichiarazioni dei primari dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari“, quando propongono alla loro Regione “la trasformazione dell’intero ospedale in una esclusiva area Covid-19 perché questa soluzione faciliterebbe, grazie alla centralizzazione, la gestione dei pazienti, limitando possibili diffusioni all’interno dei presidi sanitari”. La necessità di avere ospedali separati in non-Covid e Covid positivi” , è la conclusione cui sono giunti pure nelle Marche. Su tutti c’è inoltre il parere di Massimo Galli, Direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano“. Il virologo che per primo ha affrontato la tempesta della pandemia, afferma categorico che “in Lombardia il colpo è stato così pesante perché il contagio si è diffuso negli ospedali; la scelta di aprire reparti Covid vicino ad altri reparti non ha funzionato, nonostante triage separati, protocolli di sanificazione e dispositivi di protezione individuali“. Sembra di leggere le cronache odierne del Pronto soccorso all’Umberto Primo. Quando la Camera del lavoro di Augusta si esprime sulla vicenda del capoluogo, ricorda anche gli avvertimenti lanciati dal sindacato appena pochi giorni prima. E quando la segretaria Lorena Crisci constata amaramente Cgil triste Cassandra“, il pensiero corre subito al Covid hospital del Muscatello. Realizzato su due piedi, fra le paure dei medici e il terrore dei paramedici, nonostante sia letteralmente il primo “presidio” ospedaliero della bomba Petrolchimico.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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