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Augusta, 257 mila euro in buoni spesa Coronavirus: Comune in ritardo

AUGUSTA“Destinati 257 mila euro in buoni spesa per le famiglie più bisognose” di Augusta, ma la macchina burocratica comunale è impreparata a distribuirli subito. Almeno lo era fino alla tarda mattinata del 30 marzo, cioè 36 ore dopo l’annuncio del premier Giuseppe Conte sulla diretta competenza dei Comuni nell’assegnare gli aiuti economici governativi. A rivelare l’impasse delle Politiche sociali è Giancarlo Triberio, capogruppo consiliare del Centrosinistra. Che si era “recato appositamente negli uffici municipali, per verificare se procedessero celermente le operazioni preliminari all’erogazione”. Trovando invece gli impiegati spaesati e senza direttive, “alle 11,30 ancora in attesa di ricevere istruzioni”. Complice anche il fatto che sulla dirigente grava anche il pesantissimo compito di tenere in piedi l’Anagrafe, che già in tempi normali arrancava con grande difficoltà per carenze di personale e di addestramento. Una situazione che l’amministrazione ha poi affrontato nel pomeriggio, concependo un modulo per presentare le richieste. Promettendo che farà fronte con fondi comunali, nell’attesa che da Roma arrivino concretamente gli accrediti. Ma la relativa lentezza nel mettere in moto la macchina degli aiuti, rischia di protrarre il disagio a una popolazione provata dal crollo verticale del reddito familiare, per la “quarantena” forzata del #iorestoacasa.

Dopo 48 ore Politiche sociali senza elenchi né direttive.

Annuncio 5S sui fondi governativi.

All’assessorato ci sono già gli elenchi dell’assistenza sociale, che la normativa fa restringere di anno in anno. Tuttavia la platea dell’una tantum alimentare dovrebbe essere più grande, secondo le comunicazioni del governo. E considerato che restano fuori dal provvedimento quelli col reddito di cittadinanza, il lavoro per distribuire velocemente i voucher si presenta tutto in salita. Lo smarrimento dell’amministrazione comunale arriva in un momento che è socialmente molto delicato. Un comunicato stampa della Filcams Cgil di Catania fa sapere che “i cassieri della grande distribuzione alimentare della provincia di Catania, subiscono giornalmente aggressioni verbali e durissime pressioni da parte di chi non può più permettersi di fare la spesa”. Nel documento diffuso il 30 marzo, il sindacato avverte che “il pericolo non sono solo gli assalti organizzati e favoriti dalla criminalità organizzata, come accaduto a Palermo, ma soprattutto le più ordinarie ma non meno drammatiche scene di disperazione alla cassa da parte dei nuovi poveri, da parte di chi cioè ha esaurito il reddito causa crisi da Coronavirus“. I mattinali di polizia non riportano ancora denunce ad Augusta di “scippo della busta” con la spesa. Ma certi fenomeni dilagano più veloci di un virus, se i primi aiuti non vengono erogati in tempi rapidi. Anche perché le comunicazioni dei cosiddetti canali ufficiali” generano aspettative sproporzionate, rispetto a quelli che sono poi i contenuti concreti degli atti. E soprattutto danno informazioni che sollevano più di un dubbio, almeno riguardo la completezza.

Barbagallo, Pd: numeri emergenza, nessuna trasparenza.

Anthony Barbagallo

“I siciliani hanno diritto di sapere i reali numeri dell’emergenza sanitaria in Sicilia, che viene gestita in assenza di totale trasparenza“, denuncia il deputato regionale Anthony Barbagallo. Il candidato alla segreteria del Pd siciliano rivela che “in base ai nostri dati, oltre un migliaio di cittadini sintomatici sono in attesa del tampone“. Nel suo comunicato stampa diffuso il 30 marzo, la definisce “una situazione grave, che ci autorizza a pensare che i numeri divulgati quotidianamente scontino consistenti ritardi e non siano rispondenti al vero”. Sbarcano così alla Regione tutte le perplessità che la stampa sta sollevando da settimane, su quanto arriva dalle autorità sanitarie. Il 28 marzo è rimasta senza risposta la richiesta di chiarimenti sul numero di quarantene, che avrebbe seguito ad Augusta la costituita “Unità speciale di continuità assistenziale per la sorveglianza sanitaria”. Il giorno dopo, invece, è arrivato lo scarno annuncio su un secondo caso di Covid-19 censito in città. Come da procedura rivelata dall’Asp, la divulgazione della notizia è stata affidata alla sindaca. Che l’ha fatto in un’intervista a una webtv, senza fornire maggiori dettagli e sollevando le domande preoccupate dagli ascoltatori. Tanto che Cettina Di Pietro è stata costretta a postare in maiuscolo, il 30 marzo, che nessuna informazione viene fornita su modalità di contagio“. Ribadendo che “vengono comunicati solo dati anagrafici, ospedalizzazione o sorveglianza sanitaria presso il domicilio e condizioni di salute”. Perché non viene messa nelle condizioni di valutare se sia opportuno dare qualche particolare, di rilevante interesse pubblico per gli amministrati?

Pasqua, 5S: assurdo medici di base soli con Tachipirina.

Francesco Cappello

Questa delle notizie frammentarie e lacunose, con molte domande legittime che restano senza risposte, è una problematica che ha affrontato pure il suo partito. Il capogruppo 5 Stelle all’Ars, Giorgio Pasqua, nei giorni precedenti aveva persino annunciato un’interrogazione. Ponendo al contempo la questione della gestione emergenza in Sicilia. Insieme ai pentastellati della Commissione salute, il 30 marzo ha chiesto “più armi ai medici di base nella lotta contro il Coronavirus“. Definendo “assurdo che possano prescrivere solo Tachipirina e poco altro“. Il comunicato stampa riporta una dichiarazione del vicepresidente della commissione, Francesco Cappello. Secondo la quale “parecchi pazienti che hanno una sintomatologia blanda possono evitare di arrivare in terapia intensiva, ingolfando un sistema che rischia il collasso”. Dopo la chiamata alle armi del “tutti uniti nell’emergenza”, la politica d’opposizione comincia ad accorgersi che lo spauracchio dell’allarmismo potrebbe in realtà nascondere incapacità e omissioni. Che non sfuggono nemmeno ai più impauriti dei cittadini.

Schermi, Diem25: a Villa Salus un ospedale “ambientale”.

Giuseppe Schermi

Ha raccolto oltre 600 firme in pochi giorni, la petizione online lanciata da Giuseppe Schermi per riaprire Villa Salus. Le prime 500 sono state già inviate al governatore Nello Musumeci e all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. Un’iniziativa al limite del paradossale, questa del consigliere comunale Diem25. “Non vi chiedo alcun passo indietro rispetto a scelte già prese, ma l’attivazione dell’ex clinica per garantire i servizi di cura ai pazienti non Covid“. In sostanza, è come se dicesse: visto che a tutti i costi volete il Muscatello per gli infetti, restituiteci un ospedale normale da un’altra parte. Anche perché “il piano di emergenza sta riconvertendo reparti destinati dalla rete sanitaria regionale al rischio ambientale di zona industriale, cosi lasciando la rete ospedaliera sguarnita di personale medico e di posti letto pronto soccorso per emergenze non covid“. La petizione chiede di attivare le procedure semplificate dell’accordo siglato dalla Regione con l‘Aiop. Ma l’iniziativa non appare destinata a un grande futuro, considerato che l’Asp ha scartato il riavvio della struttura persino per la cosa più semplice: piazzare lì i reparti di isolamento per i pazienti non gravi colpiti dal Coronavirus. E non è l’unica incongruenza, in quello che sta diventando un vero e proprio “caso”. 

Muscatello Covid hospital? Allora ridateci Villa Salus ospedale di zona industriale.

Canigiula e Fazio: rischio incidenti industriali più alto.

Vanessa Fazio

Nel nosocomio è stata smantellata Chirurgia, per mettervi i contagiati. Secondo la “revisione n.4” del piano aziendale, dal 5 aprile Medicina seguirà la stessa sorte. Però il laboratorio bio molecolare interno è stato bocciato, per accreditare l’analisi dei tamponi a Siracusa. La questione è diventata oggetto di una interrogazione consiliare urgente di Enzo Canigiula e Vanessa Fazio, inviata il 28 marzo. Due giorni dopo sono tornati alla carica. Mandando una pec alla Regione, dove fanno notare che “le aziende petrolchimiche e petrolifere non hanno subito nessuna restrizione all’attività di produzione; pertanto il verificarsi di un incidente, anche di grande portata, non è da escludersi. Anzi potrebbe essere in questo momento di emergenza più probabile, considerando la possibilità che addetti altamente specializzati e tecnici competenti possano assentarsi per positività al Covid, o per quarantena“. Sono considerazioni lapalissiane. Che possono sfuggire solo a chi è totalmente digiuno tanto sulla storia del Petrolchimico, quanto sulla complessità dei processi nella raffinazione del petrolio. Ora i due consiglieri glielo hanno messo nero su bianco. E nessuno venga poi a parlare di fatalità.

Piano emergenza Covid, la tabella riassuntiva del 4o aggiornamento
Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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