Tu sei qui
Home > ERROR404.ONLINE > Augusta, ancora record inquinanti: a Siracusa la tragedia è la puzza

Augusta, ancora record inquinanti: a Siracusa la tragedia è la puzza

AUGUSTA – L’annuncio che “il più grande complesso di raffinazione in Italiafinisce in mano unica, quella della “più grande multi-energy company privata italiana” che può fare il bello e cattivo tempo occupazionale nel Petrolchimico di Priolo, debutta con una marea di segnalazioni al Nose arrivate il 13 maggio soprattutto dalla periferia di Siracusa. A fine giornata erano in 151 ad avvertire intollerabili puzze industriali nel capoluogo, e altri 22 sono stati gli avvisi arrivati dalla confinante Melilli. Un quadro ambientale che si aggiunge ai preoccupanti rilevamenti di Arpa Sicilia nella prima metà di aprile, che indicano un forte inquinamento da idrogeno solforato ad Augusta Marcellino. La centralina nell’area industriale più vicina al quartiere Borgata, ha visto i valori orari di H2s andare fino all’85 per cento oltre il limite. Mentre la contaminazione dell’atmosfera con idrocarburi non metanici sembra ormai strutturale in quella zona, confermando il trend drammatico registrato a marzo. A cavallo di Pasqua, gli sforamenti ancora una volta sono stati praticamente quotidiani, con una media costante di oltre il 200 per cento, con un picco che ha sfiorato il 400. Nella centralina di Megara gli sforamenti di Nmhc sono poi arrivati a superare di 5 volte e mezza il limite per la concentrazione oraria. In questa stazione affacciata nella parte di Golfo megarese prospiciente il centro storico augustano, pure il benzene ha sfiorato picchi orari record, con il 300 per cento oltre la soglia limite, peraltro fissata molto più alta per gli agglomerati industriali rispetto i normali centri urbani. Un contesto da film distopico, descritto dal regista François-Xavier Destors nel docufilm Toxicily che il 13 maggio la Rai ha relegato in pieno pomeriggio sulla recondita Rai5, inserendolo comunque nei programmi rivedili in streaming su Raiplay. La Ginko film lo ha portato in sette rassegne d’autore, fra cui Francia, Olanda, Armenia e India. Nonostante il ricatto “salute in cambio di lavoro” sia stato svergognato in mezzo mondo, da Palermo arriva lo sconcerto della Cisal sulla “decisione dell’Assemblea regionale siciliana di bloccare per un anno e mezzo le assunzioni, e il rinnovo dei contratti nell’Agenzia regionale protezione ambiente”. 

Ars, sos Cisal: Arpa Sicilia ha organico al 30 per cento, ora rischio licenziamento per 95 tecnici.

Uno stop alle pratiche clientelari negli enti regionali, alla vigilia delle elezioni 2027 per l’Ars, che secondo il sindacato autonomo si abbatte pericolosamente sulla sottile barriera erta a difesa dagli inquinatori. “Il caso di Arpa è ancor più eclatante: su oltre 900 dipendenti previsti ce ne sono in servizio meno del 30 per cento. E 95 tecnici a tempo determinato, assunti con concorso, rischiano di andare a casa mettendo in ginocchio un ente strategico per la salute dei siciliani”. Il comunicato Cisal diffuso il 14 maggio conclude con un “appello alle forze politiche di maggioranza e opposizione, affinché approvino specifiche deroghe per chi eroga servizi essenziali, Arpa in primis”. Palazzo dei Normanni non è il solo a sottovalutare la questione del monitoraggio ambientale, già ampiamente insufficiente. “Dopo tre anni a Palazzo Vermexio restano solo le buone intenzioni”, polemizza la siracusana Sara Zappulla, consigliera Pd. “Dopo aver portato più volte in aula il tema della qualità dell’aria, nulla di concreto. La cittadinanza continua a essere lasciata senza risposte chiare. Non risulta alcun passo significativo per approfondire e scongiurare le cause che determinano questi fenomeni. Nessuna iniziativa nei confronti di Arpa. Nessun sistema stabile di comunicazione al pubblico, nei momenti in cui si registrano criticità ambientali. E’ un intervento che sembra fotocopia dei verbali consiliari di Augusta. O dei comunicati degli ambientalisti priolesi e melillesi.

Petrolchimico: Hormuz fa riaprire impianti chiusi, Sasol chiede standard ambientali “applicabili”.

Stabilimento Sasol,
in copertina la zona industriale (foto di repertorio).

Eppure non è più eludibile la questione del monitoraggio ambientale, da potenziare sia in termini di rilevamenti capillari e completi di ogni sostanza pericolosa, che di rapida individuazione delle fonti inquinanti. L’instabilità nello stretto di Hormuz ha messo in crisi l’approvvigionamento globale del petrolio e dei suoi derivati. Da quell’area non arrivava solo greggio, ma anche carburante e fertilizzanti. Gli investimenti nella raffinazione sono stati imponenti nella penisola Araba, con standard ambientali in pieno deserto che avevano reso poco remunerative le produzioni europee. Con i prezzi schizzati e le importazioni mediorientali ridotte, il Petrolchimico siracusano è destinato a invertire la strada che aveva imboccato verso la dismissione. Ora conviene produrre in Sicilia, e la geopolitica renderà necessario mantenere gli stabilimenti attivi anche dopo, perché necessari a garantire l’autosufficienza strategica nazionale dai ricatti imperialistici. Tutto ciò a quale prezzo, per un territorio che da quasi un secolo paga da solo il costo più maleodorante del benessere italiano? Perché gli impianti sono in gran parte vetusti, quando non addirittura dismessi. L’11 maggio Sasol “ha deciso di riavviare l’unità di paraffine ad Augusta, a seguito di un cambiamento nelle dinamiche di mercato dovuto alla scarsità di offerta”. Indicativo che la multinazionale “si impegna a garantire che tutte le attività siano condotte in conformità con le leggi, le autorizzazioni e gli standard ambientali applicabili”. Se le parole del comunicato sono pesate, è quel applicabiliche turba: ci sono prescrizioni ambientali non “applicabili” in questa zona industriale?

Ludoil compra Isab: nasce gigante raffinazione italiana, egemonia su occupazione Petrolchimico.

Franco Nardi.

C’è poi “un’operazione di rilevanza strategica per il sistema industriale ed energetico nazionale, che riporterà sotto la guida italiana il più importante complesso di raffinazione del Paese”. L’ha comunicata Ludoil il 13 maggio, in un comunicato dove dice che col controllo di Isab “il Gruppo compie un salto dimensionale decisivo: il nuovo perimetro darà vita al principale operatore energetico privato italiano, con ricavi consolidati attesi superiori a 10 miliardi di euro annui”. Al centro sta “l’impianto situato nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e Melilli. Da solo “costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue, e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate annue”. Cgil e Fiom, in una nota congiunta delle segreterie provinciali, avvertono che ”la priorità deve essere la tutela ambientale e sanitaria del territorio”. Franco Nardi e Antonio Recano scrivono che la questione “tocca nel profondo l’economia di tutto il territorio, baricentro occupazionale di un sito che non può essere lasciato alle sole logiche di mercato. Per questo è necessario che il governo eserciti pienamente il proprio ruolo di indirizzo e controllo”. La società, che fra gli azionisti di riferimento ha il nuovo editore del settimanale Espresso, attende da Roma il “positivo esito dei procedimenti Golden power e Antirust. Nel frattempo assicura che“gli investimenti saranno strutturati in coerenza con i requisiti della Direttiva europea RED III, a conferma dell’impegno verso standard di sostenibilità riconosciuti sui mercati internazionali”; l’ultimo grassetto è del comunicato societario. Per il popolo inquinato della zona c’è la promessa che “il piano di crescita e i nuovi impianti previsti potranno inoltre generare ulteriori opportunità occupazionali per il territorio, anche attraverso sinergie con il mondo dell’istruzione e della ricerca”. Anche qui i grassetti li ha piazzati Ludoil. Ora resta da vedere quale amministrazione comunale metterà il cappello, o i puntini sulle “i”.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

Lascia un commento:

Top