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Augusta al voto: Gilet arancioni tentano Gulino, Fdi studia civica anti-Lega

AUGUSTA – Il candidato sindaco di Augusta ce l’hanno, ed è il loro segretario provinciale Marco Bertoni. Però i Gilet arancioni ci possono rinunciare, se qualcuno degli altri aspiranti primo cittadino se li fila. Specialmente quel Pippo Gulino che se l’era arruolato subito, per poi farselo scappare appena ha iniziato a imbarcare i più voraci squali della politica locale. Alla dirigenza Mga non disturba affatto la definizione di “smanicati antinebbia”, perché sintetica di “un Movimento che si toglie la giacca per farsi largo nella nebbia della politica attuale”. Ma anche con la pettorina fosforescente antinfortunistica, comunque è pronta a farsi del male e “parlare con tutti coloro che hanno un progetto senza simboli di partito”. Il che esclude Massimo Casertano, almeno fino a quando si porta dietro il simbolo della Lega. E taglia fuori dal loro carnet di ballo pure Cettina Di Pietro. Con la quale non si è capito bene se ci potrebbero dialogare in caso lasciasse il logo 5 Stelle, oppure non ci parlano e basta per tutto quello che ha combinato nel suo quinquennio alla guida del Comune. Compreso rimuovere dalla Protezione civile comunale il loro aspirante primo cittadino, e pure in malo modo. Ricevendone in cambio una denuncia sui criteri di distribuzione per i buoni pasto dell’emergenza Covid. Dalla conferenza stampa che l’11 luglio ha portato al Piccolo teatro stabile il segretario regionale Peter Colletti, alla fine l’unica cosa certa è che ci sarà la lista col sottotitolo “la musica sta cambiando”. E che per amplificarla, arriverà il generale Antonio Pappalardo. L’istrionico presidente nazionale “dedicherà 15 giorni solo alla campagna elettorale augustana”.

Colletti: niente Casertano, ex An faranno un candidato.

Peter Colletti, segretario regionale Gilet arancioni
in copertina, con Patrizia Morello e Marco Bertoni

Per il resto, i temi programmatici dei Gilet arancioni sono quelli conosciuti. Dal ritorno alla lira, alle pensioni dei parlamentari, alle Camere elette coi nominati dalle segreterie. L’avvocato Colletti ha un passato nel Msi, con incarichi nella dirigenza provinciale An e un’esperienza da vicesindaco a Carlentini. Professione e background politico gli fanno maneggiare con destrezza tutte le tematiche populistiche cavalcate da grillini e padani. Forse anche per questo gli unici simboli di partito tuttora certi nella scheda del 4 ottobre, sono considerati ostativi dal suo Mga. Coi vecchi camerati, rimasti insieme a Giorgia Meloni “dopo la grande delusione di Gianfranco Fini“, ha mantenuto ottimi rapporti. Perciò alza la soglia d’attenzione dei cronisti quando si fa scappare che Fratelli d’italia sta uscendo con un suo candidato”. In realtà, se Fdi dovesse sfilarsi dalla coalizione coi leghisti, lo farebbe con una lista senza il simbolo. Il tavolo regionale del centrodestra è stato molto chiaro, lo scorso lunedì. Se nei paesi è impossibile stare insieme nonostante le decisioni dei vertici, chi si mette fuori lo farà con un logo fatto in casa.

Niente logo, Forestiere rinuncia: opzione Prima augusta.

I meloniani locali hanno un’opzione B già collaudata, come Prima augusta. Ma dovrebbero trovare un nuovo candidato sindaco, considerato che il giovane dirigente nazionale Pietro Forestiere sta dando forti segnali di sfilarsi dalla corsa. Aggiungendosi ai malpancisti di Forza italia, che di Casertano non vogliono sentire parlare e preferiscono rinunciare al marchio berlusconiano pur di andare con Gulino. Il discusso ex sindaco degli anni Novanta però non sta bene a Fdi. E quindi, prima di fare il salto nel buio di una rottura locale del tandem nazionale con Matteo Salvini, sperano fino alla fine che a Palermo cambino idea. Da quella riunione che assegnava Augusta alla Lega, finora non è uscito alcun comunicato ufficiale sulla decisione presa. Un segnale interpretato come l’esistenza di margini per una retromarcia, per quanto la possibilità appaia remota. O male che va di un pari e patta, che consenta a entrambi l’uso dei rispettivi simboli di partito, pure senza allearsi. La sera del 6 luglio, i big del centrodestra isolano si erano lasciati con la promessa di risentirsi per i dettagli al massimo dopo una settimana. Ma, arrivati al week end, il nuovo appuntamento non ha ancora una data. La avrà, il tempo di far sbollire la base in subbuglio in mezza Sicilia. E magari ci sarà qualche aggiustamento, anche se a questo punto è una chimera l’unità della coalizione in città.

Lo zampino di Musumeci sulla sindacatura al leghista.

L’occhio lungo di Colletti su una Destra conosciuta fin dalla nascita, lo spinge a enfatizzarne le spaccature per rastrellare l’elettorato disorientato. Facendo anche intravedere che dietro l’ingresso della Lega in giunta regionale, ci sia “l’accordo con Matteo Salvini per imbarcare Nello Musumeci come ministro del prossimo governo insieme a Meloni“. In effetti proprio la creatura del governatore, Diventerà bellissima, avrebbe rimescolato le carte nel tavolo per le comunali di Sicilia. Schierandosi coi leghisti appena sono arrivati alla casella Augusta, e mettendo fuori giuoco i vecchi camerati rimasti nella casa madre. Di tutto questo, i Gilet arancioni sono pronti ad approfittare. A metà mese faranno una convention per federarsi con “Scateno” De Luca, popolare sindaco-sceriffo di Messina. E mettere dentro pure l’incontenibile Vittorio Sgarbi, deputato showman già assessore regionale di Musumeci. Da ex generale di brigata, però, persino l’insolito carabiniere Pappalardo sa che l’attuale centrodestra augustano non è terreno per facili battaglie. Così, anche se è nella lista delle interlocuzioni perché affiancato solo da civiche, il Mga di parlare con Peppe Di Mare non sembra avere fretta. In cima alla lista non c’è nemmeno il centrosinistra no-logo di Massimo Carrubba, per quanto robustamente rinforzato dai moderati di Attivamente. Alla fine, tutto porta a pensare che la prelazione sia per Gulino.

Bertoni e il Mga, quando “incavolati” non rende l’idea.

Marco Bertoni, segretario provinciale Mga.

Quella del primo sindaco scelto direttamente dagli elettori, dopo la riforma elettorale di fine secolo, è stata la prima amministrazione che Bertoni ha sostenuto come consigliere comunale“Sono stato eletto nel 1994 e nel 1998 con il Partito popolare italiano. Poi sono stato nell’Asinello e nella Margherita. Ho lasciato quell’area politica appena è arrivato il Pd, ricorda il segretario provinciale dei Gilet arancioni. Aggiungendo “che da quando ho assunto questa carica, 10 giorni fa, è stato un susseguirsi di gente che si è avvicinata”. Un po’ perché ha lasciato un buon ricordo di disponibilità personale quando era capo della Protezione civile, per molti anni e fino allo scorso marzo. E un po’ perché hanno trovato qualcuno che rappresenta al meglio “un Movimento che è come una famiglia di cittadini incazzati”. Ci tiene a sottolineare la parolaccia che un tempo costava una bacchettata dalla maestra, perché gli sembra “descriva meglio di incavolati” lo stato d’animo dell’elettore. Che in autunno arriva al voto portandosi sulle spalle un quinquennio di selfie – e null’altro – dei 5 Stelle al Comune; i 3 anni di chi diceva che la Regione Diventerà bellissima, e ha messo la Lega all’Identità siciliana; e un anno di governo giallorosso, che si spartisce equamente col Coronavirus il “merito” dei danni all’economia delle famiglie. Le premesse per un massiccio voto di protesta, ci sono tutte. Ma i Gilet arancioni – con un proprio sindaco fino a quando non chiameranno da “Ok, il prezzo è giusto” – si accontenterebbero di “una lista che possa arrivare al 5 per cento“. Chi la vuole, il numero del candidato lo conosce. Eventualmente, sta nella rubrica dello studio radiologico Gulino.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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