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“Sprecopoli” al Muscatello, decine i sanitari nei reparti Covid deserti

AUGUSTA – Circa 10 medici e almeno 16 infermieri. Che si alternano 24 ore su 24, in turni giornalieri di 6 ore. A loro volta spezzettati in due cicli lavorativi da 3 ore ciascuno. Al termine dei quali si procede a gettare via, con protocolli tanto minuziosi quanto costosi, ogni sofisticato dispositivo di protezione individuale utilizzato. Nonché a una sanificazione a fine turno molto accurata, e altrettanto dispendiosa. Tutto a servizio di 2 reparti Covid con 32 letti di degenza, che sono completamente vuoti di malati dalla scorsa settimana. Benvenuti al Muscatello, simbolo della “sprecopoli” in cui si sta trasformando l’emergenza Coronavirus. E stavolta la contestata direzione generale dell’Asp 8 c’entra poco, o nulla. Perché è nelle stanze della Regione investite dall’inchiesta giudiziaria “Sorella Sanità“, che il presidio di Augusta annega nel pantano delle non-decisioni. Dove il governatore Nello Musumeci non si presenta all’Assemblea siciliana per spiegare le sue scelte, e l’assessore regionale Ruggero Razza cambia linea sulla fase 3 a ogni spirare di vento. L’ultimo refolo arrivato dai corridoi di Palermo porta voci di una retromarcia sui 5 ospedali, esclusivamente dedicati all’eventuale ritorno dell’epidemia in Sicilia. Ora l’assessorato alla Salute parla di corsie apposite allestite in ogni nosocomio, pronte per ogni evenienza. Ma per l’ospedale augustano si tratterebbe di una polpetta avvelenata. Perché il ritorno delle “trasferite” Chirurgia e Medicina potrebbe essere solo parziale, con una drastica riduzione dei posti-letto.

Ultime da Palermo: Chirurgia se torna sarà dimezzata.

Fonte Asp, 24-5-2020

A Siracusa scaricano tutto sulle attese linee-guida palermitane, prima di sbilanciarsi sui tempi di rientro alla normale attività. Ma già si studiano piante a planimetrie, per sfoltire le corsie e abbassare i rischi di eventuale contagio fra i ricoverati. Solo che in questo modo il Muscatello avrebbe i vecchi reparti almeno dimezzati, se non addirittura meno. Visto che il 25 maggio è girata l’indiscrezione di Chirurgia sarebbe ridotta a 6 posti, dagli originari 14. Per il presidio ospedaliero di prossimità nel Petrolchimico, il “distanziamento” dei letti avverrebbe subito. Per i “concorrenti” della provincia, invece, chissà quando. Eppure, quello dei Covid-hospital esclusivi era un indirizzo arrivato direttamente dal ministero della Salute, sulla base dell’esperienza maturata in Lombardia. Dove gli ospedali “misti” si sono trasformati in focolai di contagio, come d’altronde accaduto anche al siracusano Umberto Primo. Fra l’altro, proprio in questi giorni si è acceso il dibattito sui tamponi da fare a ogni degente, prima di essere ricoverato in ospedale. Già destinare il nosocomio di Augusta ai Coronavirus aveva sollevato grandi perplessità fra i sanitari, ed enormi sospetti fra le forze politiche. Adesso non trovano più razionale fondamento, nemmeno quelle flebili giustificazioni addotte per le scelte contestate.

I Comitati si risvegliano, lettera collettiva per l’ospedale.

Maria Carmela Giannone

I perduranti silenzi sul destino del Muscatello sembrano aver finalmente svegliato anche l’associazionismo. Il movimento Difesa del cittadino, l’Osservatorio nazionale amianto, l’associazione Tutela della salute, insieme a Stop veleni e ai Comitati ambientalisti di Melilli si troveranno il 26 maggio davanti l’ingresso dell’ospedale, per un sit-in a sostegno del presidio ospedaliero“Solo un rappresentante per ciascuno dei firmatari di una lettera inviata alle varie figure istituzionali“, anticipa Maria Carmela Giannone. La portavoce del Tds sottolinea la “partecipazione simbolica fuori dal cancello, per non creare assembramento“. E non dare scuse per mettere a tacere la voce popolare, trincerandosi dietro interpretazioni di comodo su Dpcm dalla dubbia regolarità costituzionale. Perciò ci saranno solo i giornalisti a fare da “pubblico” alla manifestazione silenziosa delle 5 associazioni, che nell’occasione spiegheranno i contenuti del documento collettivo. Un’iniziativa che arriva a valle degli “allarmi” lanciati da una parte dell’opposizione fin da marzo, ma per due mesi è rimasta confinata negli ambienti della politica. Complice un lockdown che ha anestetizzato anche le realtà più “battagliere”. E la paura del contagio, accortamente alimentata ben oltre quelli che poi sono stati i numeri reali, che ha fatto accettare come male minore decisioni influenzate da altre ragioni.

Schermi: niente risposte sul nuovo piano emergenze.

Giuseppe Schermi fra i banchi del Centrosinistra

“L’emergenza ha dimostrato che tutto si può fare. L’incidente rilevante a Marghera di qualche giorno fa, ha dimostrato che il rischio ambientale da Polo petrolchimico non scompare per Coronavirus“. Lo scrive Giuseppe Schermi, in un aggiornamento alla petizione online dove chiedeva di usare l’ex Villa Salus per le esigenze dell’epidemia. E mantenere inalterata la capacità di pronta assistenza sanitaria, in un’area ad alto rischio di incidente ambientale. Già il 17 maggio, il consigliere Diem25 sottolineava che “il Piano di protezione civile per le emergenze esterne necessita di un ospedale dedicato ed isolato dai pazienti Covid, per tutelare gli abitanti dell’area Sin“. Quel documento ha raccolto mille firme, l’11 maggio è stato inviato alla Prefettura, all’Asp e alla Regione“Oltre a tutti i sindaci dei Comuni interessati dal Piano di emergenza esterna insieme ad Augusta, e cioè Siracusa, Melilli, Priolo, Sortino“. In sostanza, spiega l’ex vicesindaco poi passato col gruppo di minoranza Centrosinistra, la sostanziale “sparizione” del Muscatello dalla mappa sanitaria non avrebbe fatto riscrivere le procedure di pronto intervento in caso di calamità. Almeno, questo si evince dal fatto che “nonostante sia stato sollevato il problema, ancora non è arrivata alcuna risposta“. Magari la lettera delle associazioni avrà più fortuna. Quantomeno con qualche amministrazione di (vecchia) lotta e di (attuale) governo, già passata di scadenza. Che ora cerca un maquillage elettorale, in grado di dare un’imbiancata al recente opportunismo autolesionista del fidatevi e affidatevi.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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