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Patania muore senza tomba, il cancro fa prima dell’amministrazione M5S

AUGUSTA – Salvatore Patania se n’è andato il 15 aprile. Il tumore che l’ha ucciso ha fatto più in fretta di chi amministra Augusta. Era la sua città, fino a 3 anni fa anche “buocraticamente”. Poi l’ha “burocraticamente” rinnegato, negandogli la sepoltura perché aveva dovuto trasferire la residenza per farsi assistere dalla figlia. Questo muratore “augustano dell’isola”, che per 73 anni ha vissuto in un ronco del centro storico, si è spento in un letto d’ospedale in Calabria. E lì ha rischiato di restare, perché il Comune della #legalità a 5 Stelle non ha cambiato in tempo il regolamento cimiteriale.

Una maglia procedurale forse permetterà di rispettare la sue ultime volontà. Ma varrà solo per questo caso. Per gli altri bisognerà aspettare. L’opposizione fatica a trattenere la rabbia. “Assisto con sconcerto al traccheggiamento di chi dovrebbe amministrare”, scrive Giancarlo Triberio, quando le notizie arrivate dalla famiglia non lasciavano più speranze di sopravvivenza. Il capogruppo del Centrosinistra ricorda che “dal 5 aprile rimane senza esito la richiesta urgente di modificare il regolamento”. I retroscena parlano di un incontro fra i capigruppo, dove il M5S avrebbe cercato di fargli ritirare la proposta. Per poi “allargarla” e, di fatto, rimandare il problema a quando la patata bollente si sarebbe raffreddata.

Invece Salvatore Patania ha chiuso gli occhi per sempre sapendo che lì dove ha sempre vissuto, e dove sono seppelliti i suoi cari, forse non sarebbe più tornato. Nemmeno da morto. In una storiaccia con troppi forse, forse quel maledetto regolamento verrà cambiato e altri casi non ce ne saranno più. Ma intanto un augustano se n’è andato fra la disperazione dei suoi familiari, che non gli hanno potuto dare nemmeno l’ultima consolazione. Si è spento fra lo sconcerto di una comunità dove il secolare rispetto per i morti è fortemente radicato, nonostante i rivolgimenti socio-culturali. E’ deceduto fra la rabbia impotente di quella politica che si era battuta per trovare una soluzione. Almeno una. Almeno questa volta.

“Questo è il momento della preghiera e del silenzio”, dice Peppe Di Mare, capogruppo del Misto. Però come consigliere comunale non può sottrarsi alla responsabilità politica della carica. Così, sulla modifica al regolamento lasciata per aria, parla di “ennesima occasione mancata da chi continua a dimostrare la propria lontananza dai bisogni della città”. Di “evidente inadeguatezza dell’amministrazione cittadina” parla anche Marco Niciforo. Il capogruppo di Augusta 2020 nota che “ci si trova a inseguire sempre i problemi”. Senza poi arrivare a nulla. Nemmeno in casi come questo, dove “da parte di tutti c’è la volontà di agire, ma non ci si riesce”.

Mauro Caruso invece tace. Al capogruppo della maggioranza 5 Stelle sono chieste spiegazioni, ma tace. Nemmeno una pur minima giustificazione sul perché due righe di integrazione regolamentare, che altrove si sarebbero fatte in un baleno, sono diventate la modifica della Carta costituzionale. Proprio nell’unica città della provincia che da 4 anni anni sperimenta il #cambiamento, sulla sua pelle. Non ha nulla da dire, dopo una mattinata passata uffici uffici per aiutare i Patania. Con l’unico risultato di toccare con mano l’inconcludenza dei suoi stessi “portavoce” nella giunta grillina.

In un impeto di sconforto, col padre moribondo e il Palazzo inconcludente, la famiglia aveva fatto scrivere sui social:“Tutte le porte sono rimaste chiuse. E’ una vergogna essere augustani”. Col passaparola, nelle prime ore della notte, quel grido di disperazione è stato raccolto. Un pugno di giovani hanno abbandonato la tastiera sintonizzata su Facebook, organizzando una veglia in piazza Duomo “per non far cadere la questione nella più assoluta indifferenza”. Quella “vergogna” un gruppo di ragazzi se la sono sentiti addosso. Anche se nessuno li ha eletti per rappresentare la città.

La veglia spontanea dei giovani in piazza Duomo.
“Siamo qui come liberi cittadini, senza sigle di partiti o di associazione”

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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