Inquinamento e autismo: non c’è il registro, niente “caso Augusta” ERROR404.ONLINE di Massimo Ciccarello Scritto lunedì, 1 Aprile, 2019 22:46 Ultimo aggiornamento mercoledì, 3 Marzo, 2021 18:47 AUGUSTA – Non solo cancro, ma anche autismo? E’ l’ultima frontiera dello studio sugli effetti dell’inquinamento, proprio in questi giorni arrivata alla revisione della letteratura scientifica sull’argomento. Un lavoro concluso proprio nel momento in cui anche Augusta celebra il 2 aprile la “Giornata mondiale della consapevolezza“. Con il faro di Sant’Elena che viene simbolicamente illuminato di blu, colore scelto dall’Onu per la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca. La quale si scontra con il muro di gomma eretto ogni qualvolta le questioni della salute vanno a sbattere con gli interessi dell’industria. Così accade che se in Canada, Stati Uniti, Taiwan e Israele sono state notate correlazioni statistiche evidenti fra aria insalubre e manifestazioni autistiche, “gli studi europei non hanno trovato alcuna associazione”.L’affermazione è nel “Journal clinical medicine”e la firma Luigi Mazzone, luminare di origini catanesi. Il quale precisa che “questi contraddittori risultati potrebbero essere dovuti al fatto che gli studi sull’inquinamento atmosferico sono stati spesso limitati dai metodi di misurazione”. Luigi Mazzone, medico ricercatore e divulgatore scientifico Aria malsana e autismo, metodi inadeguati alla ricerca. Lo scienziato non lo scrive nel giornale scientifico, ma viene ugualmente il sospetto che si mettano “scientificamente” insieme cavoli e patate, per non creare tabelle che arrivino a risultati conclusivi. Eppure, la cosiddetta “air pollution è probabilmente il fattore di rischio chimico con le prove più forti di associazione col disturbo dello spettro autistico, specialmente per le esposizioni nel terzo trimestre” della gravidanza.Insomma il problema c’è, ed è acclarato. Però in Europa non viene studiato con metodologie adeguate. Le difficoltà incontrate dallo studioso di fama internazionale, ricercatore alla Columbia University e a Bethesda, sembrano echeggiare quelle incontrate dal pediatra augustano Giacinto Franco. Quando cercò di provare le correlazioni fra inquinamento e malformazioni neonatali, si scontrò proprio con l’assenza di un registro dal quale iniziare a incrociare i dati. Ora anche sull’autismo si ripresenta lo stesso problema. Francesca Magnano di San Lio, psichiatra Manca il registro per censire le incidenze locali. “Non c’è un registro specifico”, conferma Francesca Magnano di San Lio, membro del gruppo di ricerca per i disturbi autistici in età adulta presso la Psichiatria dell’Università di Catania. Come medico non può confermare un “caso Augusta”, ma come“genitore esperto” ammette la sensazione di un’incidenza superiore al dato nazionale. Il quale è già arrivato a “un caso ogni 59 nati”, rivela Mazzone. Una progressione che negli Usa ha fatto registrare un aumento di 10 volte negli ultimi 40 anni. E in Italia? Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sarebbe di 1 bambino su 100. E già la forte differenza fra la statistica “ufficiale” e quanto risulta invece ai ricercatori, dice molto sulla polvere che si nasconde sotto il tappeto. Il dato globale diffuso dall’Oms parla di 1 caso su 160 nati, che diventa 1 su 68 negli Stati Uniti. Anche se a incidere nella “misurazione” c’è l’evoluzione degli strumenti di diagnosi, che ora registrano come autismo ciò che prima veniva classificato sotto altri disturbi dello “sviluppo neurotipico“. Evoluzione difforme fra gli stati, a seconda delle risorse disponibili dal locale sistema sanitario. Senza risposte per un potenziale “caso Augusta”. Nel Siracusano l’Asp ha fatto passi avanti, con 5 comunità terapeutiche e ambulatori specializzati. I quali, però, “sono tenuti da personale senza formazione specifica”, avverte Magnano San Lio. Lo stesso problema riguarda i docenti di sostegno, in prima fila nel processo di integrazione. Ma cosa fare “dopo” la diagnosi di autismo, alla fin fine è questione di fondi e sensibilità sociale. Il vero nodo è come poter intervenire “prima”. Lo scienziato Mazzone spera che “qualche indicazione maggiore sulle cause arrivi dai progressi nell’epigenetica“. Che può produrre risultati rapidi e efficaci se dispone di registri adeguati, ma le lacune nella corretta registrazione dei pazienti sono evidenti. In questo modo tutto si smarrisce nel mare magnum delle oltre 500 mila famiglie che in Italia affrontano il problema. Così il potenziale “caso Augusta” per le correlazioni inquinamento-autismo, che andrebbero ad aggiungersi a quelle inquinamento-cancro e inquinamento-malformazioni, resta solo un interrogativo. Uno dei tanti senza risposta. Depuratore Augusta, Cannata: Fatuzzo braccio armato del governodi Massimo Ciccarellosabato, 10 Ottobre, 2026AUGUSTA – Nessun cronoprogramma dei lavori per far partire l’impianto di trattamento dei reflui urbani. 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