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Augusta, la mensa delle beffe: refezione solo il prossimo anno scolastico

AUGUSTA – Dal “colpa delle amministrazioni precedenti”, al “ci penserà l’amministrazione successiva”. Per l’amministrazione “attuale” è giunto il momento di cambiare registro allo scaricabarile, in vista delle comunali 2020. Il nuovo refrain auto-assolutorio esordisce con la refezione scolastica. Che gli amministratori a 5 Stelle di Augusta non sono riusciti ad appaltare nei 4 anni di mandato del #cambiamento. E non ci riusciranno nemmeno nell’ultimo alla guida del Comune. L’ammissione porta la data del 27 settembre, insieme alle firme della sindaca Cettina Di Pietro e dell’assessora alla Pubblica istruzione, Giusi Sirena. Le quali comunicano ai 4 Istituti comprensivi che “con l’allineamento ormai prossimo del bilancio dall’anno corrente, si potrà dunque procedere nell’anno scolastico 2020/21 a bandire la gara e a colmare questa annosa mancanza”.

Il servizio promesso ad agosto e rimangiato a settembre.

La giunta pentastellata getta la spugna un mese dopo aver dato ampie assicurazioni ai genitori. A questo impegno preso solennemente dal Palazzo nella riunione di fine agosto, i consigli d’Istituto avevano creduto. Nonostante i rinvii che ricevevano di anno in anno. Ma stavolta la garanzia era arrivata dall’assessore alle Finanze, Giuseppe Canto“Vi dobbiamo dare una bella notizia: faremo la gara d’appalto per la mensa al massimo fra 90 giorni. Aveva esordito proprio così. E invece si è fatto il contrario”, racconta Gianluca Spadaro. Eppure il presidente del Terzo comprensivo, visti i precedenti, quella promessa l’aveva presa con le pinze. “Eventualmente fateci sapere in tempo utile per poterci organizzare”, aveva avvertito. Ora dice “mi sento preso in giro. E’ l’ultima volta che vado al Comune per chiedere qualcosa”. Una posizione netta, che non è frutto solo della questione mensa. Alla Todaro, infatti, servono da tempo interventi di restauro. “Sono stati stanziati 90 mila euro, i lavori dovevano partire entro ottobre, ma non abbiamo notizia alcuna”.

Restauri al palo, i presidi s’incontrano col provveditore.

Nemmeno al Costa hanno notizia alcuna sull’apertura del cantiere nel plesso con gli intonaci malmessi. “Sembra che le date siano slittate”, dice il preside Michelle Accolla. Neanche a questo dirigente del Quarto comprensivo, è andato giù l’improvviso dietrofront del Comune sulla refezione scolastica. Il 3 ottobre, coi colleghi degli altri 3 Istituti della città, incontrerà il responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale. Cosa gli dirà, lo sintetizza in due parole:“Siamo contrariati”. In verità, l’espressione colorita che gli scappa al telefono si avvicina molto al siciliano reso popolare da Andrea Camilleri. Ne ha ben donde, “visto che per il settimo anno consecutivo siamo costretti a sostituire il Comune, obbligando la scuola a fare qualcosa che non rientra fra i suoi compiti”.

I genitori pagheranno anche per gli scolari indigenti.

Comunque, pur di garantire il tempo pieno agli alunni che si erano iscritti, il preside Accolla farà la gara per la refezione. Nello stesso modo procederà la collega Agata Sortino, che in una lettera ai genitori del Primo comprensivo “informa che sono stati avviati tutti gli atti propedeutici” affinché presto arrivino i pasti. Anzi, “il” pasto. Perché con 3 euro pagati direttamente dalle famiglie – dai quali ci devono uscire pure le quote per chi non può permettersi nemmeno questo piccolo esborso giornaliero – più di una bottiglietta d’acqua e una portata non possono essere distribuiti. Con quella cifra, il primo o il secondo che alternativamente sono distribuiti non rischiano di provocare obesità infantile. Fra l’altro, norme sanitarie stringenti vietano che gli alunni possano integrare la dieta scolastica weight-watchers portandosi il panino da casa.

Principe di Napoli, il presidente Fiorindo Passanisi e la preside Agata Sortino.
Copertina, la sindaca Cettina Di Pietro al corteo storico del Primo comprensivo.

“Manca il capitolo di spesa, servizio non essenziale”.

La preside Sortino “ringrazia i genitori per la comprensione e la pazienza”. Il suo consiglio d’Istituto sembra invece averla esaurita. “Fa rabbia perché l’amministrazione aveva garantito che si stava muovendo, e avevo espressamente insistito per la tempistica” dice il presidente Fiorindo Passanisi. Invece, a lezioni iniziate, da Palazzo è arrivata la doccia fredda. “L’assenza di un capitolo di bilancio e la dichiarazione di dissesto, dovuta ai cospicui debiti accumulati dal Comune, hanno di fatto impedito la possibilità che l’Ente stesso erogasse il servizio”, li hanno gelati Di Pietro e Sirena. La lettera firmata sindaca e assessora giustifica il passo indietro perché il pasto per la mensa è “considerato, nella vigente normativa sugli Enti in dissesto, servizio non essenziale”. Una caratteristica che però possedeva anche quando aveva incontrato i genitori al municipio.

Triberio: la sindaca smentisce il suo assessore Bilancio.

“Ma, in quella riunione da me promossa insieme ai presidenti d’Istituto, Canto dichiarava che entro 3 mesi avrebbe fatto il bando di loro competenza”, polemizza Giancarlo Triberio, come rappresentante dei genitori alla Principe di Napoli. Come capogruppo del Centrosinistra, invece, nota che “adesso Di Pietro smentisce il proprio assessore al Bilancio. E ‘scopre’ che loro stessi non hanno inserito nei bilanci la specifica voce, rimandando alla prossima amministrazione”. Il consigliere di Articolouno trae una conclusione malamente contestabile:“E’ la certificazione delle promesse non mantenute durante il loro mandato”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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