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Augusta, la corsa al voto parte con la legalità: stavolta “stanno sotto” i 5S

AUGUSTA – Avrà una coda la vicenda dei continui rinnovi al canile di Augusta, senza passare dalla gara d’appalto. Proprio quando l’amministrazione 5 Stelle si era “allineata” alla normativa, affidando finalmente il servizio con l’usuale procedura fra offerte concorrenti, la vecchia storia degli affidamenti diretti sotto soglia è tornata a galla nelle aule di giustizia. Ritirando in ballo la sindaca Cettina Di Pietro, che sembrava avviata a uscirne definitivamente dopo la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero. Il giudice per le indagini preliminari di Siracusa, infatti, ha dichiarato “ammissibile” l’opposizione presentata da Marco Stella. Ed ha fissato la camera di consiglio per il 25 settembre, dove discutere sui rilievi presentati dall’ex candidato sindaco, che nel 2015 la grillina aveva sconfitto al primo turno. Secondo quanto ha fatto sapere l’avversario politico, nel corso di una conferenza stampa convocata il 28 maggio, l’inchiesta della Procura non avrebbe approfondito alcuni aspetti della denuncia presentata a suo tempo. Dalla quale era poi scaturito il rinvio a giudizio di Edoardo Pedalino, dirigente dell’assessorato Ecologia. Sull’ingegnere era ricaduta l’intera responsabilità sulla presunta turbativa d’asta, mentre gli amministratori erano stati ritenuti completamente estranei. Almeno in prima battuta, perché l’udienza davanti al Gip potrebbe riservare colpi di scena.

Stella tiene la sindaca in ballo sull’inchiesta canile.

Di Pietro e Stella nel 2015 (foto Fb).

Questo, almeno, è quanto ha fatto intendere il denunciante durante l’incontro con i giornalisti. Tenendo però ben nascosti gli assi processuali nella manica del suo avvocato, Stefano Amato. La cui tenacia professionale ha mantenuto a galla un fascicolo giudiziario, ormai destinato ad affondare negli archivi del Palazzo di giustizia. La posizione della sindaca, infatti, era stata stralciata da quella del suo funzionario. E nella richiesta di archiviazione, il pm aveva indicato come parte offesa lo Stato. Una scelta che sostanzialmente rimetteva nelle mani dell’Avvocatura generale un’eventuale opposizione. Che a quel punto diventava estremamente improbabile, considerata la mole di lavoro cui è sottoposto quell’ufficio statale. Ma questa di scindere le responsabilità fra impiegato e amministratori, non è l’unica scelta dell’accusa che Stella contesta tramite il suo legale. C’è anche la mancata audizione di chi, all’epoca dei fatti, ricopriva la carica di assessore all’Ecologia. A tirare in ballo colui che attualmente è senatore 5S, paradossalmente, era stata la stessa Di Pietro. Che durante la sua deposizione resa alla Guardia di finanza, aveva espressamente invitato gli inquirenti ad ascoltarlo. “Per maggiori ragguagli preciso che può essere utile assumere a sommarie informazioni testimoniali il dottor Giuseppe Pisani“, dichiarava la grillina, nel verbale portato in conferenza stampa.

…e Di Pietro aveva cercato di trascinarci Pisani.

Pisani e la sindaca (foto Fb)

Nonostante quel suggerimento esplicito alla Procura dato dalla stessa sindaca, l’assessore pro-tempore non è mai entrato nel fascicolo. E tutto è ricaduto sulle spalle del dirigente comunale, al quale Stella ha espresso “tutta la solidarietà”, nonostante sia stato proprio il suo esposto a inguaiarlo. “Possibile che un funzionario prenda decisioni di questa importanza e delicatezza, senza l’avallo degli amministratori?”, chiede retoricamente l’ex candidato sindaco, a margine della conferenza stampa. Ed è proprio in questa domanda sorniona, la chiave di lettura su un’iniziativa che sotto il profilo strettamente processuale significa poco, mentre conta invece molto su quello politico. Perché fa irrompere il tema della “legalità” nella campagna elettorale per le amministrative di autunno, ma stavolta a parti invertite: coi 5 Stelle nelle vesti di “imputati”, e in quella di “pubblici ministeri” i vecchi avversari che avevano subito le loro “condanne” a colpi di shit-storm. Lo stesso Stella non si tira indietro ad ammettere che sarà “candidato al consiglio come capolista di Cambiaugusta“, colonna della coalizione per la sindacatura del consigliere Peppe Di Mare. L’aspirante sindaco della federazione #perAugusta c’era, a quella conferenza stampa a palazzo Vinci. Ma è rimasto silente, nelle file dietro. Lo stesso conferenziere ha premesso di incontrare i giornalisti “come privato cittadino”.

Campagna elettorale, l’alt ai 5S sui romanzi criminali.

Ma aldilà delle ipocrisie tattiche, nell’iniziativa di Stella sembra leggersi una strategia di più lungo respiro. L’udienza del Gip proprio a ridosso delle urne, e il colpo a sorpresa che potrebbe venire fuori più dal dibattimento che dalla decisione conoscibile solo dopo mesi, sfilano ai grillini l’arma propagandistica del “evitiamo il ritorno dei mafiosi“, con cui stavano preparandosi alle elezioni. Anni di calunnie e diffamazioni da sedicenti social-attivisti, accortamente orchestrati nonché totalmente impuniti, hanno lasciato una “nomea” che nessuna sentenza ampiamente assolutoria sembra cancellare. Le vittime, stavolta, non intendono subire passivamente. Anche perché adesso ci sono 5 anni di deliberazioni, per cercare virgole fuori posto e costruirci un “romanzo criminale” sulla falsariga di quello che era stato scritto per loro. Inoltre molte cose sono cambiate a Palazzo di giustizia, dopo che il “Sistema Siracusa” è emerso anche nelle inchieste giudiziarie. La necessità di restituire prestigio alla magistratura, in una provincia dove ha subito un inquinamento devastante, potrebbe portare a una maggiore “attenzione” sui fascicoli. Pure su quelli riguardanti amministrazioni finora ritenute al di sopra di ogni “sospetto”.

Caruso fa il moschettiere della regina: grazie Cettina.

Anche se Stella non ha mai vinto un’elezione a sindaco, i suoi 35 anni di politica li ha ugualmente messi a frutto. Perciò, più che attaccare frontalmente un avversario elettorale ormai impopolare, in realtà ha mandato un “messaggio” di mani avanti. Del tipo, niente colpi bassi perché i tempi sono cambiati, a tutti i livelli. “Querelatemi, così facciamo in tribunale quel confronto publico da cui continuate a sfuggire”, ha ripetuto più volte, guardando la telecamera di Webmarte. Ogni elezione comunale si porta dietro zone d’ombra, e diventa “pericoloso” se qualcuno pensa di poterle frequentare contando sulla compiacenza di chi dovrebbe vigilare. “Si è messa in moto la macchina del fango, allusioni e tentativi goffi atti a stravolgere la realtà”, ha scritto Mauro Caruso, il 30 maggio su Facebook, in quello che è apparso un timido tentativo di replica. Quando il capogruppo 5S dichiara che “personalmente, Cettina Di Pietro, devo dirti grazie per tutto quello che mi hai insegnato e per aver percorso la stessa strada, quella della legalità e del bene comune”, già decine di post sullo stesso tenore giravano da settimane sui social, a opera di attivisti vecchi e nuovi. Ai quali si aggiungono gli immancabili fake, che possono lanciare un sasso senza che poi si possa incolpare la mano.

Il Palazzo: gettano ombre. Carrubba: sei a convenienza.

Di Pietro si è invece limitata a una intervista su Augustanews, dicendo “mi rattrista constatare che sarà ancora una volta questo il clima della campagna elettorale, fatto di tentativi di screditare l’avversario gettando pesanti ombre sul suo operato”. Un’affermazione che ha fatto saltare sulla tastiera Massimo Carrubba. “Chi ieri in convegni o sui palchi, leggendo relazione di scioglimento o stralci di informative dei carabinieri, additava al pubblico ludibrio l’avversario gettando ombre sul suo operato (rivelatosi poi assolutamente cristallino) oggi, a ruoli invertiti, si professa garantista”, ha scritto il predecessore nella poltrona sindacale. Nel suo post del 30 maggio, l’ex sindaco ancora non dice che proverà a riprendersela. Però gli “è chiaro che la mutazione genetica dei lindi, onesti e puri è totalmente compiuta. A convenienza”. E avrebbe pure un pizzico di ragione, quando sottolinea che “dovendo affrontare l’intera campagna elettorale da indagata su una vicenda così spinosa (il Comune anziché procedere con gara ad evidenza pubblica, ha dato per anni la gestione del canile ogni mese con affidamento diretto sotto soglia pari a euro 39.900), la sindaca (con il M5S) quanto al tema della legalità, credo, dovrà gridare meno e riflettere di più”.

Morello, la grillina 2015, e il gup che la definì “scorretta”.

Mimmo Morello

Il “metodo pre-elettorale” che Di Pietro lamenta nell’intervista maggio 2020, nel 2015 Mimmo Morello lo aveva subito proprio da lei. Al punto da denunciarla e farne oggetto di una tesa conferenza stampa, dove ne rivelò le pressioni subite per condizionargli la campagna. Raccontò di alcuni pareri ambientali rilasciati come ingegnere in servizio alla Provincia regionale, che la candidata 5 Stelle minacciava di usare ad arte pubblicamente, per screditarlo. “E il 22 maggio apparve puntualmente un post del famigerato Antonio Moreno, con la foto mia e del candidato sindaco Nicky Paci come responsabili del business rifiuti in provincia”. Un profilo falso che per anni ha ricevuto like e condivisioni persino da assessori e consiglieri 5S, prima di sparire dalla scena social impunito. Come senza conseguenze è rimasta quella querela, rapidamente archiviata tanto dal pm quanto dal gip. Ma, ricorda ancora l’ex candidato sindaco, oggi esponente Udc“anche se non riscontrava fatti penalmente rilevanti, il giudice comunque censurava il comportamento della grillina“. Quel pronunciamento moralmente imbarazzante, si perse nella propaganda di #legalità virtuale imbastita intorno il plebiscito al ballottaggio. Cui sono seguiti i successi a regionali e politiche, con il “non ascoltato” ex assessore Pisani trionfalmente eletto primo senatore augustano. Eppure, il giudice preliminare scriveva esplicitamente di comportamento che può gettare ombre in merito alla correttezza dell’indagata durante l’agone elettorale“. All’epoca era finita in tribunale solo una giovane penalista, che aveva colto un’occasione strafacendo un po’ sulla scia di Grillo. A settembre il Gip avrà davanti chi rappresenta l’amministrazione comunale, la quale deve convincere dei suoi atti secondo la legalità senza hashtag. E rispondere anche su quelli con la firma dei suoi funzionari.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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