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Affidata la bonifica, la Marina in marcia per il nuovo poligono a Punta Izzo

AUGUSTAPunta Izzo, addio smilitarizzazione per farne un parco naturalistico. In perfetta continuità con tutti i governi precedenti, il ministero della Difesa ha confermato la costruzione del nuovo poligono nel promontorio di Augusta. La direzione del Genio Marina ha affidato i “servizi di ingegneria per la redazione del piano di caratterizzazione per il campo di tiro. L’avviso di aggiudicazione prevede pure l’attività di Mise“, acronimo che indica la messa in sicurezza di emergenza“. Cioè, “tutti gli interventi mirati a rimuovere le fonti inquinanti primarie e secondarie, evitare la diffusione dei contaminanti dal sito verso zone non inquinate e/o matrici ambientali adiacenti, a impedire il contatto diretto della popolazione con la contaminazione”.

La ministra 5S Trenta aveva assicurato tempi lunghi.

Da sinistra, seduti: Andrea Tringali, Fabio Morreale e Gianmarco Catalano.
In piedi, Pino Pisani: il senatore 5S aveva assicurato l’interesse della ministra Trenta.
Copertina, il parco naturalistico in zona militare (foto dalla pagina Fb di Punta Izzo possibile).

Il documento porta la data del 27 novembre 2019. Ed è successivo alla lettera arrivata il 21 febbraio dalla ministra 5 Stelle del Conte 1, Elisabetta Trenta. Al comitato Punta Izzo possibile, il suo ufficio di gabinetto scriveva che “per quanto concerne l’esistente progetto di adeguamento del poligono, si rappresenta che all’attualità non sono stati programmati finanziamenti specifici per la sua attuazione”. Forse, nel “contratto” del nuovo governo giallo-rosso del Conte 2, qui soldi si sono trovati e la Marina ha iniziato l’iter. Oppure, considerato l’importo poco sotto gli 8 mila euro, il Comando ha “investito” sulla caratterizzazione per far partire rapidamente il progetto appena si verificano le condizioni. Che non necessariamente sono esclusivamente di carattere finanziario.

Accelerazione dopo il bidone del Comune agli ecologisti.

Marisicilia finora ha potuto godere della compiacente “collaborazione” dell’amministrazione comunale pentastellata. Ma a giugno, dopo le amministrative, potrebbe trovarsi un Comune un po’ più ostico negli atti di sua competenza. O almeno, meno “distratto” di quello guidato dalla sindaca Cettina Di Pietro. Che prima aveva promesso al Comitato un intervento “ad adiuvandum” nel ricorso sul Piano paesaggistico, per norme ritenute che spalancassero indiscriminatamente le porte a nuovi manufatti militari nelle zone naturalistiche. Ma poi, nonostante fosse a costi praticamente zero per le casse municipali, la giunta grillina si è “dimenticata” di costituirsi innanzi al Tar in tempo utile. Col risultato che i giudici non hanno riconosciuto titolo a Natura sicula e Punta Izzo possibile di potersi costituire in giudizio.

Una sconfitta a metà per gli ambientalisti al Tar.

La sentenza, depositata nei mesi scorsi, giudica quel ricorso tanto inammissibile quanto infondato“. Perché, sostanzialmente, il Piano non autorizza direttamente alcunché ma fornisce solo un quadro di riferimento. All’interno del quale tocca poi alla Soprintendenza verificare se chioschi e lidi balneari, con strutture complementari (ristoranti, bar, locali tecnici e/o depositi, bagni, docce) entrambi aventi carattere stagionale e facilmente amovibili e di dimensioni contenute e opportunamente distanziati tra loro”, siano così importanti alla difesa della Patria, al punto da poter essere tranquillamente realizzate in zone sotto tutela.

“Pronti ad appellarci, ma la politica faccia sua parte”.

In primo piano senza striscione, da sinistra Sarah Marturana e Silvana Danieli (foto Fb).
All’epoca militanti grilline e oggi presidente e vicepresidente del consiglio comunale.

“Rispetto a questa decisione del Tar, stiamo già valutando un eventuale appello al Consiglio di giustizia amministrativa. Ma siamo consapevoli che non si possono rimettere nelle mani dell’autorità giudiziaria, scelte di tutela e gestione del territorio che appartengono al dominio della politica“, scrivono le due associazioni ambientaliste. Che quando organizzavano cortei di protesta, quei grillini oggi a Palazzo se li trovavano in prima fila. Ma adesso che c’è da lottare in stanze dove non si possono fare le dirette Facebook, li scoprono latitanti. Quando non gli rifilano addirittura il bidone, come è stato per un ricorso dove la presenza del Comune avrebbe inciso non poco nel pesare gli interessi pubblici in gioco.

Il Cga costa: Natura sicula e Comitato cercano fondi.

Ora Natura sicula e Punta Izzo possibile cercano i soldi per l’appello. Che dovranno affrontare ancora una volta da soli perché, grazie a quella “distrazione”, l’amministrazione Di Pietro non può più intervenire nel dibattimento. Puntano a ribaltare la sentenza che “scarica sulla Soprintendenza l’improbabile onere di valutare la ‘necessità’ di ogni singola opera militare. Una valutazione che va decisamente oltre le sua funzioni istituzionali, invadendo un campo di competenza esclusiva della Difesa“.

La sentenza: autorizzazioni ambientali pure a militari.

Opere intorno il vecchio poligono di Punta Izzo (foto dalla pagina Fb del Comitato).

Pur perdendo su tutti i fronti, gli ecologisti un risultato l’hanno ottenuto. Nella motivazione, i giudici scrivono che quelle norme, “nel consentire astrattamente l’insediamento di opere militari in aree che, seppure caratterizzate da pregio paesaggistico, risultavano d’interesse militare al momento dell’adozione del Piano, non producono l’effetto di esentarne la realizzazione dall’iter autorizzatorio normativamente prescritto, che deve ritenersi fermo e obbligatorio”. In pratica, non basta mettere il bollo “Marisicilia” su un progetto per saltare le autorizzazioni ambientali, laddove siano necessarie per il contesto in cui si trovano.

Il Gip: nessuna deregulation possibile sul territorio.

Perciò, quando il Tar afferma che non (si) esclude a priori che il procedimento possa definirsi con un diniego, qualora l’opera militare sia ritenuta in radicale ed insanabile contrasto con le finalità di tutela del Piano o non necessaria per i detti fini”, secondo gli ambientalisti apre una falla nelle autorizzazioni per il nuovo poligono. D’altronde, lo scorso aprile, anche il giudice penale ha sentenziato che la norma derogatoria del Piano paesaggistico “non pare in ogni caso tradursi in una indiscriminata deregulation degli interventi sul territorio, solo in quanto effettuati dal Genio militare“. Lo scrive il Gip di Siracusa, disponendo che il pubblico ministero prosegua le indagini per accertare se i lavori di recinzione intorno il campo di tiro “sarebbero sostanzialmente difformi dal nulla osta rilasciato nel 2013 dalla Soprintendenza, atto del quale si lamenta ugualmente la illegittimità” da parte del consulente legale delle 2 associazioni.

Il silenzio del Comune e le contraddizioni della Difesa.

Opere militari abbandonate (foto dalla pagina Fb del Comitato).

Mentre Natura sicula e Comitato si dissanguano nei tribunali per difendere un diritto, il Comune 5S appare invece orientato a rinunciare alle proprie prerogative di vigilanza sul territorio. Alle due associazioni, infatti, non risulta che l’amministrazione abbia mosso rilievi sulle autorizzazioni urbanistiche per il nuovo poligono. In quanto opera di natura strettamente militare in un’area di pertinenza della Difesa, non ne dovrebbe avere titolo. Ma il discorso cambia, se si considera che quel promontorio è sottoposto a un alto livello di tutela ambientale. E che la Marina si contraddice sulle opere edilizie realizzate nel vecchio campo di tiro.

Marisicilia non trova progetti e licenze dell’ex poligono.

La manifestazione per la smilitarizzazione (foto Fb)

Nell’aprile 2019, Marisicilia scrive all’ambientalista Gianmarco Catalano che “non ha evidenza – né da atti di inventario né da Piani regolatori storici – di documentazione tecnica attestante l’esatta data di realizzazione/costruzione del poligono in titolo. Si ipotizza che possa risalire agli anni ’70“. Aggiungendo che “l’utilizzo del poligono de quo – di tipo ‘chiuso a cielo aperto – è stato sospeso nell’anno 1989 per esercitazioni di armi portatili a lunga gittata. Lo stesso è stato sospeso definitivamente a partire dal 1 gennaio 1997“. Ma nel maggio 2017, a un’interrogazione parlamentare del grillino Gianluca Rizzo, la Difesa rispondeva che “all’interno del comprensorio di Punta Izzo si trova il poligono, inattivo dal 1983 perché interferiva con il traffico aereo locale”.

La Soprintendenza: nessuna autorizzazione fu data.

Ministero e Comando marina si contraddicono sulla chiusura, dicendo uno 1983 e l’altro 1989/1997: superficialità o ha importanza certificare quando si è davvero smesso di sparare sulla scogliera, oggi riconosciuta dalla Regione come Luogo dell’identità e della memoria collettiva? E, soprattutto, com’è possibile che negli organizzatissimi archivi militari non ci sia traccia dei progetti? Ad agosto 2019 la Soprintendenza scrive che per la vecchia struttura nessuna autorizzazione paesaggistica è stata rilasciata in quanto il sito in cui esso ricade, in quegli anni, non risultava assoggettato ad alcun vincolo paesaggistico”. Aggiungendo che il Comune di Augusta vorrà intervenire su quanto riportato nella nota del Comando in relazione all’epoca di costruzione del poligono”. 

Dai vecchi soldati le foto che aprono un caso abusivismo.

Lo scrennshot dell’ex artigliere (foto Comitato)

Ma se alla Marina ufficialmente non sanno quando è stato fatto il poligono chiuso a cielo aperto“, se lo ricordano invece i militari che andavano a esercitarsi. La certosina ricerca del Comitato ha scovato su Facebook i ricordi postati dai militari in congedo. Su un’instantanea pubblicata da un sedicente ex artigliere del 24° gruppo Artiglieria”, si vedono soldati in posizione di tiro a terra sdraiati su semplici battuti di cemento: e nessuna recinzione attorno“Poligono di Augusta nel ‘77“, recita la didascalia, che identifica pure un sottotenente in servizio. Se la foto sbiadita è vera, come sembra dai commenti scritti sotto dai vecchi commilitoni, le murature potrebbero essere state realizzate quando il Comune si era dotato di un Prg, e lo Stato di una stringente normativa di tutela paesaggistica.

Le vecchie irregolarità pregiudicano il nuovo progetto?

Ovviamente, anche se qualche autorizzazione all’epoca fosse stata “dimenticata”, nessuno oggi sentirebbe la necessità di sollevare un polverone. Se non fosse che il nuovo progetto sarebbe stato autorizzato partendo proprio dalla premessa che a Punta Izzo c’era già qualcosa di simile, che adesso si vuole solo ammodernare. Nel frattempo, però, le vicine saline Regina si sono popolate con centinaia di fenicotteri rosa, oltre a decine di altre specie di avifauna protetta, intuibilmente incompatibili con la moschetteria di un campo di tiro all’aperto. Ma se la Difesa sembra sorda a prescindere dal colore politico della ministra che lo occupa, e la Regione col governatore più a destra della sua storia è propensa a privilegiare l’addestramento dei militari, tocca all’amministrazione eletta dagli augustani rappresentare i loro interessi diretti.

L’avvocato degli ambientalisti: amministrazione inerte.

Bossolo recuperato vicino l’ex poligono (foto dalla pagina Fb del Comitato)

“Invece, in replica alla richiesta della Soprintendenza, non ci risulta che la sindaca si sia mossa. Eppure il Comune ha una diretta competenza proprio in materia di vigilanza sulle opere delle amministrazioni statali, come precisato nel testo unico dell’edilizia“, racconta Catalano. Il consulente legale di Natura sicula e di Punta Izzo possibile spiega infatti che “il Comune, quando accerta l’esecuzione di opere delle amministrazioni statali (inclusa quella militare) in aree sottoposte a vincolo d’inedificabilità, ivi incluse le zone demaniali, ‘informa immediatamente la Regione e il ministero delle Infrastrutture al quale compete, d’intesa con il presidente della giunta regionale, l’adozione dei provvedimenti’ necessari, tra cui la demolizione”. Ma l’unica demolizione cui si è assistita finora ad Augusta, è la credibilità di chi non mantiene un solo impegno elettorale.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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