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Storia di Ibra l’africano e dell’Angelo “di destra” che ora dice accogliamoli

Ultimo aggiornamento Friday, 13 September, 2019   17:25

AUGUSTA – Lo ha accolto come uno studente qualunque, magari con più curiosità del solito, per fargli ripasso di matematica. Poi, fra un’equazione e un’integrale, Angelo Pasqua si è messo ad ascoltare questo insolito liceale che arrivava dal Gambia. Alla fine non si può dire chi abbia imparato di più, fra l’insegnante di Augusta e l’immigrato ripescato nelle acque Mediterraneo. La lezione che però ha appreso dal 19enne Ebrima Jallow, il 54enne consigliere di Attivamente l’ha ripetuta nella seduta consiliare del 4 luglio. Quando ha preso il microfono mentre inopinatamente si sproloquiava sulla Sea Watch a Lampedusa, ed ha esordito dicendo:“Sono di destra, ma quella che c’è ora non mi piace assolutamente“.

Pasqua in consiglio: la mia destra aiuta i più deboli.

Nell’aula di palazzo San Biagio è la prima volta che il calcolo politico cede il posto a qualcosa di più profondo. Che un amministratore ammetta come “prima la pensavo diversamente, ma adesso sono profondamente cambiato“. Che anni di convinzioni ideologiche, solidamente puntellate da un ventennio di campagne elettorali nel centrodestra, vengano spazzate via in poche ore. Quelle che l’esponente di Attivamente ha impiegate facendo ciò che l’eletto a una carica rappresentativa dovrebbe fare, e invece raramente fa: ascoltare.

“La politica di Salvini è estremismo”.

Forse sono state quelle “lezioni” col ragazzo nero sballottato per due continenti da quando aveva 12 anni, che hanno spinto Pasqua a mollare il tavolo del centrodestra per avviare un percorso comune con le forze del centrosinistra cittadino. Oppure, semplicemente, ha adempiuto a ciò che sentiva come un dovere di uomo: fare la sua parte. “Mio nonno ha sempre ammirato le opere del Ventennio, ma mi ha pure insegnato che dobbiamo aiutare i più deboli”, racconta Pasqua. Aggiungendo che quella di oggi “è diventata una destra estrema“. Dove Matteo Salvini non è un leader di riferimento, ma solo qualcuno “che infastidisce“.

Il cambio di rotta dopo le ripetizioni date a “Ibra”.

Per spiegare quel “outing” in diretta streaming, politicamente insensato in un momento in cui cavalcare la propaganda del “pugno duro” con le Ong fa volare nei sondaggi, l’appuntamento viene fissato insieme all’allievo “maestro di vita”. Che alla classica domanda rompighiaccio “da quanto ti trovi in Italia“, risponde senza rifletterci un secondo “5 anni, 6 mesi e 1 giorno”. Li conta una mattina dietro l’altra, fino a quando maturerà il tempo per passare dallo status di rifugiato a quello di cittadino.

“Mister Angelo” e la lunga storia di quel portiere nero.

Ebrima Jallow
in copertina, con Angelo Pasqua e Michela Barone

Il“signor Angelo”, come si ostina a chiamarlo nonostante i rimbrotti dell’insegnante per togliere l’appellativo formale, lo ha conosciuto sul campi di calcio dello Sporting. Messo in porta, perché lì serviva alla squadra, ma “capace di giocare tutti i ruoli”. Come ha sempre dovuto fare anche nella vita, fin da bambino. Troppo curioso per accontentarsi delle risposte preconfezionate del fondamentalismo islamico, che impera nel suo villaggio. Vuole imparare l’inglese, lingua che apre le porte del mondo, e non l’arabo che schiude solo testi religiosi. Inoltre è mancino, una abilità malvista in quella comunità tuttora ancorata ad ancestrali credenze.

La fuga dal fondamentalismo in Gambia.

A perseguitarlo è lo zio. A dargli un’opportunità è una volontaria francese che lo aiuta a studiare intuendone l’intelligenza. Ma un giorno Jainabou prende l’autobus per la capitale, e di lei non si saprà mai più nulla. Ibra, come lo chiamano sbrigativamente i compagni di squadra augustani, non ha neanche 12 anni. La mamma gli consegna uno zaino e lo fa scappare dal villaggio. E’ l’Africa nera, impastata di superstizioni animistiche e interessati fondamentalismi. Dire che “mi interessa tutto ciò che è diverso da me” ti mette in serio pericolo di vita.

A 12 anni in Senegal, poi Mali, Niger e l’inferno Libia.

Ebrima Jallow inizia la sua odissea scappando in Senegal. Forse un giorno dal sud del Mediterraneo arriverà un nuovo Omero, che racconterà di questi eroi perseguitati da dei vendicativi. “Ibra” è di quelli che ne ha incontrato uno. Perché deve andarsene pure da lì, anche se è disposto a lavorare gratis. Passa dal Mali e finisce in Niger. Il “padrone” lo tiene per un po’, poi lo vende ai trafficanti di uomini. Nell’inferno della Libia fa lo schiavo per 3 mesi. Per non farlo scappare gli lavano gli occhi con l’acqua salata. “Ancora oggi non so perché, so soltanto che il sole adesso mi abbaglia”.

Salvato dalla Marina mentre il gommone perde pezzi.

La madre deve ascoltare al telefono mentre lo picchiano, per raccogliere i 2 mila e 200 euro necessari a metterlo su un gommone e spedirlo in Europa. Si imbarca a febbraio 2014, il mese meno adatto per sopravvivere ad un naufragio. Lo recupera una nave della Marina italiana, “appena in tempo perché il battello si stava già rompendo”. Ad Augusta viene affidato a una famiglia, ma qualcosa non va per il verso giusto. Scappa a Barcellona, dove ha un contatto con qualcuno conosciuto nei centri di accoglienza. Di giorno fatica nei campi e di notte nelle zone turistiche. Grazie a quell’inglese che si è ostinato a imparare, riesce a coprire il debito.

Il sogno di laurearsi in scienze infermieristiche.

Ad Augusta torna, perché la Sicilia gli è entrata nel cuore. Nella casa di Michela Barone, a Villasmundo, trova anche una famiglia che è persino pronta a pagargli le ripetizioni private. Che il consigliere di destra che non si riconosce più nella destra in voga, non gli fa pagare. Quello studente un po’ Ulisse dice di aver trovato qui la sua Itaca. Vuole andare all’università per laurearsi in scienze infermieristiche, e i voti in pagella gli servono per passare le selezioni.

“Aiuto come desidero facciano con mia figlia all’estero”.

Il“signor Angelo” spiega che “ho messo quell’affetto e quell’attenzione che desideravo per mia figlia che studiava all’estero“. Perché, nella sfericità del pianeta, qualcuno arriva da queste parti cercando un’opportunità che a casa gli è negata. E qualcun altro parte, trovando nella “grande” Usa ciò che un’Augusta piccina piccina gli ha negato. Ma questa di Laura Pasqua e del suo primato nel volley americano è un’altra storia, che merita di essere raccontata senza mettere in mezzo la politica. O c’entra anche in questa?

Il consigliere comunale con lo studente gambiano e la figlia Laura.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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