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Melilli, nel consiglio aperto svelato il bluff delle Bat chiudi-fabbriche

Ultimo aggiornamento martedì, 2 Marzo, 2021   23:42

MELILLI – C’è chi dice chiaro che le “Bat” non sono quel che sembrano per migliorare l’aria nel Petrolchimico, spiegando come i nuovi limiti della narrazione governativa rischiano di far chiudere le fabbriche se verranno davvero fissati. E c’è chi ritira fuori un pericolo di scorie radioattive scartato dai documenti ufficiali, affibbiando ad Augusta la competenza territoriale nonostante la discarica abusiva si trovi davanti il camposanto melillese. Fra puzze vere e allarmi presunti, necessità reali ed equilibrismi politici, il consiglio comunale di Melilli aperto ad ambientalisti e spettatori non poteva certo finire con qualcosa di decisivo. Eppure era stato convocato il 21 novembre su richiesta dei Comitati che operano nell’hinterland.

I Comitati: uscire dalla protesta per la proposta.

La seduta doveva fare parte della campagna di sensibilizzazione rivolta alle amministrazioni dell’area Sin. Invece si è finito a parlare di tutto, non senza le prevedibili scintille fra uomini del Palazzo ed ecologisti da battaglia. E dire che i lavori erano partiti con piede giusto. Con gli ambientalisti a chiedere al Comune di “intraprendere ogni utile azione mirata al controllo delle emissioni inquinanti, al rinnovamento degli impianti ed alle bonifiche”. Nel documento unitario avevano anche precisato che “facciamo nostro il monito del ministro Sergio Costa di tenere alta l’attenzione sul tema, uscire dal concetto di protesta e canalizzare la nostra voglia di fare in proposta”.

Giuseppe Patti legge il documento unitario.
Copertina, il pubblico del consiglio comunale aperto.

“Un Codice etico comunale sugli sponsor industriali”.

Agli obiettivi ambiziosi che i Comuni possono “spingere” solo in misura modesta, i comitati affiancano misure più a portata di giunte municipali. Come ad esempio le barriere arboree fitodepurative nei siti viciniori alla zona industriale e in aree comunali degradate”. Infilandoci anche un inedito “Codice etico comunale”. La cui necessità è dettata dal fatto di “aver notato che molte delle iniziative ludico/sportive e tanti eventi socioculturali vengono spesso promossi dal Comune di Melilli, e ci sembra strano che tali iniziative pubbliche vengano effettuate con le sponsorizzazioni economiche delle aziende private operanti nel polo petrolchimico. Tutte iniziative che il Comune può finanziare in proprio senza la necessità di prestare il fianco ad iniziative di greenwashing“.

Augustani presenti con Marturana, Blanco e Di Modica.

Cinzia Di Modica, portavoce augustana Stop Veleni

Quando il verde Giuseppe Patti legge il documento unitario del “Comitato ambientale Melilli“, il clima sembra quello giusto. Il sindaco Giuseppe Carta si predispone subito all’ascolto paziente. Da Augusta è arrivata la presidente di quel consiglio comunale, Sarah Marturana, scortata dal consigliere di maggioranza Uccio Blanco. Persino la combattiva ecologista Cinzia Di Modica, portavoce augustana di Stop veleni, tiene a freno la polemica su un articolo che obietta la fondatezza degli allarmi ambientali cavalcati nelle proteste di strada. Lo legge con un filo di irritazione e chiede che quel pezzo apparso su “La Sicilia” venga messo agli atti. Al cronista poi spiega che l’ha portato solo come esempio della questione comunicazione, problematica che rende ancora più ripida una strada già in salita .

Nicotra: “rifiuti radioattivi fra Melilli e Augusta”.

A riscaldare l’atmosfera ci pensa comunque la biologa Mara Nicotra. La consulente ambientale di Terramare ritira fuori la storia dei rifiuti nucleari finiti “nelle discariche di Augusta e Melilli“, il cui criminale smaltimento “è stato rivelato da un pentito del clan Messina Denaro“. Queste scorie radioattive sarebbero occultate nell’ex cava in contrada San Giuseppe, che si trova davanti il camposanto melillese. Ma secondo l’ambientalista già candidata sindaco, ricadrebbe nel territorio comunale di Augusta. Una vicenda oggetto di una interrogazione parlamentare e di un esposto alla procura di Siracusa, ma della quale non si è saputo nulla. Il sindaco Carta liquida la questione dicendo che la Regione gli nega la possibilità di entrare nell’area.

Mara Nicotra, consulente ambientale di Terramare

Il catasto conferma che Cava dei veleni è melillese.

Ma il primo cittadino di Melilli si guarda bene dal precisare che la cosiddetta “Cava dei veleni” si trova proprio nel suo Comune. Lo dice il Piano di caratterizzazione ed elaborazione del modello concettuale”, pubblicato dall’Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza bonifiche e la tutela delle acque. “Occupa una superficie di circa 10.000 metri quadri ed è censita al Catasto del Comune di Melilli al foglio 64, particelle 190, 101 e parte della 568″, recita il documento a pagina 3, sotto la voce “inquadramento geografico del sito”.

L’interrogazione sulle scorie ritirata dopo 5 giorni.

La vicenda delle sospette scorie radioattive è stata ampiamente ripresa in un’interrogazione a risposta scritta, che il deputato Samuele Segoni ha presentata il 30 marzo 2017 insieme a 4 onorevoli. Solo che poi l’ha ritirata 5 giorni dopo. Nessun ministro dell’Ambiente ha quindi dovuto rispondere a quelle domande, sostanzialmente originate da un pentito che una precedente commissione d’inchiesta non aveva ritenuto affidabile. Un caso sepolto dai documenti ufficiali, che però il consiglio comunale aperto riporta a galla senza filtri. Anche perché non si conosce cosa ci sia sepolto in quella discarica, beffardamente piazzata davanti il camposanto.

Le Bat vincolate a Ue e “sopportabilità economica”.

Vincenzo Liuzzo, Arpa

Ma se i molti silenzi e le troppe distrazioni alimentano il rischio di allarmismi ingiustificati, c’è anche il pericolo dei facili ottimismi. Nell’incontro a Priolo con i Comitati, l’11 novembre, il generale Costa aveva dato grandi speranze sulle Best available techniques che avrebbero ridotto energicamente le emissioni in atmosfera. A raffreddare le aspettative sulle misure drastiche prospettata dal ministro dell’Ambiente è Vincenzo Liuzzo. A Melilli si trova come dirigente dell‘Arpa, ma quando parla si esprime come chimico industriale. E spiega che quelle famose “Bat” tengono conto della sopportabilità economica delle misure da imporre, non della migliore tecnica in assoluto. E che sono frutto di una mediazione a livello europeo.

Liuzzo: Sonatrach rischia chiusura coi nuovi limiti.

La Regione, attraverso le Autorizzazioni integrate ambientali, può mettere limiti più stringenti. Ma deve basarsi sulle Bat e spingersi fino a un certo punto, altrimenti i costi fanno collassare l’azienda.“Il dimezzamento di alcuni valori nelle emissioni è secondo me un azzardo; l’Eni a Milazzo mi ha detto che l’indomani che passa questa qualità dell’aria, chiudono. E nella terza revisione siamo a livelli così stretti, che io non so se la Sonatrach passa“. Liuzzo sta anche studiando il fenomeno dell’arsenico nell’aria, cercando di individuarne l’origine. Principale sospettata è la cenere di pirite, e la pista sembra portare all’Unicem:“Stiamo monitorando il cementificio che brucia petcoke.

L’arsenico e il petcoke vietato in Usa ma non a Unicem.

La cementeria importa dagli Usa quel carbone di petrolio che laggiù è vietato come combustibile, e qui invece è stato di recente autorizzato. Mentre la vendita della raffineria ex Rasiom agli algerini è stata rivelata all’improvviso dalla Esso, proprio quando il presidente dell’azienda di Stato nordafricana veniva ricevuto con sorprendente riservatezza da chi rappresenta come sindaco i melillesi e gli augustani. Nonostante le statistiche su malformazioni e mortalità per cancro, resta ancora stretto il cappio della scelta alternativa fra lavoro o ambiente. Unicem e Sonatrach: due impianti simbolo di un passato che si perpetua nel presente, e tutti e due ubicati nel territorio di Augusta.

Il presidente del consiglio Rosario Cutrona e il sindaco Giuseppe Carta.
Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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