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Augusta, Patania è sepolto ma il caso non è morto

AUGUSTA – Salvatore Patania ha trovato pace. Fra la straziante commozione dei nipoti, e l’ultimo saluto “al compagno” affisso da “i comunisti di Augusta, è finalmente tornato a casa l’anziano muratore ucciso dal cancro nell’ospedale calabrese di Praia a Mare. Dove 3 anni fa si era dovuto trasferire, per ricevere cure e assistenza. Ha rischiato fino all’ultimo di restare nella “terra di nessuno” della burocrazia, dopo 73 anni vissuti in un ronco dell’isola. Al termine di una lunga battaglia contro l’ottusità dei regolamenti e di chi li applica pedissequamente, i figli sono riusciti a farsi “ascoltare” da quel Palazzo che per settimane non ha voluto riceverli. La sofferta autorizzazione per la sepoltura nel camposanto comunale è arrivata poche ore prima del funerale, celebrato il 18 aprile alla Matrice, tre giorni dopo essersi spento.

A mettere la parola fine a una vicenda che s’era trasformata in un caso di coscienza collettivo, è stata un’ordinanza emessa in tarda mattinata dalla sindaca Cettina Di Pietro. Con la quale ha fatto piazza pulita di tutti gli intoppi formali che impedivano il rientro di un augustano, diventato una salma “forestiera” per colpa di un tumore. Quella stessa malattia-killer che ormai da anni fa scendere in strada quanti sono rimasti già vittime, e coloro che hanno capito di poterlo diventare da un momento all’altro. A dare loro voce è sempre don Palmiro Prisutto, dallo stesso pulpito dove ha celebrato le esequie dell’ultimo nome inserito nel suo registro“ucciso dal cancro.

L’ex muratore riposa nel cimitero dopo il lungo braccio di ferro con la burocrazia
(foto copertina, annunci funebri dei Comunisti di Augusta per il “compagno”)

L’omelia dell’arciprete ha esordito con la speranza che le polemiche cedessero ora il passo alla riflessione. Parole che difficilmente saranno ascoltate. Perché alla vicenda hanno fatto contorno molti lati “sgradevoli”. Forse troppi, perché tutto si concluda con un loculo concesso all’ultimo momento. Forse ci saranno strascichi di natura molto diversa dalle accuse a mezzo Facebook, rivolte a un’amministrazione 5 Stelle che ha messo in luce i suoi enormi limiti nella gestione del Comune. Proprio quei social dove il “moVimento” è nato e prosperato, sono diventati la sua nemesi.

E’ stata proprio la creatura di Zuckerberg a far uscire la vicenda di Salvatore Patania dal silenzio, che invece ha condannato i 30 casi similari che l’hanno preceduta. Nello spazio virtuale che alimenta le peggiori pulsioni, l’umana pietà per la prima volta ha fatto sentire la sua forte voce. Letteralmente. Perché a rivelare, sostenere, incoraggiare, guidare l’indignazione social in senso propositivo è stato il “timbro vocale” del conduttore radiofonico Nico Cirillo. Nel suo gruppo Facebook Sei augustana/o seha trasferito la verve garbatamente polemica di Mi sono rotto“,trasmissione già protagonista dei talk show politici. E da lì ha contagiato tutti gli altri gruppi Fb, in una campagna d’opinione senza etichette. Che solo qualche sparuto grillino ha tentato di arginare, come il giapponese che continua da solo una guerra ormai finita da un pezzo.

Don Prisutto benedice l’ultima vittima del cancro al termine del corteo funebre

A riparlare di questa brutta storia saranno sicuramente le cronache politiche. Perché non possono ignorare per l’ennesima volta quell’atteggiamento di #legalità spocchiosa della maggioranza, che stavolta è tracimata dai Palazzi del potere fin dentro il camposanto. Scuotendo i sentimenti più profondi di una società dove il rispetto dei morti è ancora parte integrante del suo tessuto culturale. Se in consiglio fosse arrivata la proposta di modifica urgente al regolamento cimiteriale, una famiglia si sarebbe risparmiata di sommare, al dolore di una perdita, pure la rabbia delle porte chiuse in faccia. 

La mozione per sanare la svista regolamentare l’aveva presentata il 5 aprile il portavoce del Centrosinistra, Giancarlo Triberio. Fra l’altro, “sollecitato” a mezzo social dalla pentastellata che presiede il consiglio, Sarah Marturana. Gliela sostenevano anche Peppe di Mare, capogruppo del Misto. E Marco Niciforo, leader di Augusta 2020. Pure Mauro Caruso aveva dato la disponibilità del gruppone 5 Stelle. Sono 17 consiglieri su 30, numero che terrebbe in pugno qualunque amministrazione. Ma non questa guidata dalla penalista Di Pietro, che in 4 anni li ha tenuti in riga come soldatini. E’ accaduto anche stavolta. Piegando la loro necessità di mantenere un minimo di reputazione elettorale personale, all’esigenza del suo assessorato Lavori pubblici di coprire le macroscopiche carenze di programmazione.

Come al solito nel mezzo ci sono finiti gli impiegati comunali, con risvolti sgradevoli che in altri tempi avrebbero scatenato subito l’ira dei sindacati. A restare col cerino in mano sono stati i consiglieri 5 Stelle. Fino al punto che qualcuno coi nervi fragili e il lessico da “guapperia” potrebbe essersi scottato. Alla fine la sindaca si è assunta direttamente le sue responsabilità. Ma solo quando l’esposto della famiglia Patania alla stazione dell’Arma, rischiava di far precipitare la situazione direttamente nelle stanze della Procura. Non perché i suoi “portavoce” in consiglio avevano deciso che quella situazione scabrosa andava risolta subito. E se il “compagno Patania” può oggi riposare dove ha sempre vissuto, lo deve a una città che ancora non ha cambiato con gli hashtag la sua anima più profonda.

Il post di Cirillo sul gruppo “Sei augustana/o se” che fa partire la mobilitazione Fb

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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