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Augusta: nessun colpevole per pugno fantasma, archiviati Di Mare e Stella

AUGUSTA – Non è il rischio di un imbarazzante processo per la vicenda del pugno fantasma, ad aver spinto Fratelli d’Italia a negare il simbolo  a Giuseppe Di Mare. Gli effetti politici di una ipotetica condanna per calunnia – se era questo che a Roma temevano – adesso sono stati spazzati via dal Tribunale di Siracusa. Con un’ordinanza pubblicata il 27 aprile, infatti, il Gip ha disposto l’archiviazione per la denuncia presentata da Aldo Raina contro il primo cittadino. Il querelante si era già rivolto alla Procura senza successo, subito dopo essere stato accusato dal sindaco di un’aggressione subita il 26 ottobre 2022, poi clamorosamente smentita dai filmati. Ma è tornato alla carica contro questa prima archiviazione, quando il giudice monocratico aveva rigettato la ricostruzione del diverbio fatta dal capo dell’amministrazione, dichiarando il “non luogo a procedere” contro Raina “perché il fatto non sussiste”. Le motivazioni della sentenza erano perentorie:”Dall’atto di visione delle immagini emerge, in modo incontrovertibile, che il querelante non è stato colpito con un pugno alla spalla destra, a differenza di quanto riferito ai sanitari del Pronto soccorso, dove si era recato nel pomeriggio, per farsi refertare, dopo che era ritornato a sedersi all’interno del bar. Tutto questo rende poco attendibile la versione fornita dal querelante”. Forte di questa verità processuale, l’oppositore aveva nuovamente denunciato sia il sindaco che il suo testimone Marco Stella, presidente del consiglio comunale nonché mentore politico. Ma a 4 anni dai fatti, l’ultimo giudice per le indagini preliminari ha messo la parola fine alla vicenda scabrosa, che la versione data dai supporter dell’amministrazione aveva fatto finire pure sui media nazionali, attirandole una pioggia di solidarietà in un momento di forte difficoltà sulle scelte ambientali. Una storia poi risultata farlocca, e ora rimasta senza colpevoli sotto il profilo penale.

Il Gip chiude il caso Raina per “divieto di secondo giudizio e perchè il fatto non sussiste”.

Aldo Raina.

Nell’ordinanza datata 23 aprile, il Gip dispone l’archiviazione del procedimento a carico del sindaco “per divieto di un secondo giudizio, e in ogni caso perché il fatto non sussiste”. Così come il fatto non sussistenemmeno riguardo la querela contro Stella. Nella motivazione, “questo Giudice rileva come la videoregistrazione, effettuata dalle telecamere di videosorveglianza, non riportassero l’audio della scena filmata, per cui non può escludersi che la minaccia denunciata dal sindaco sia stata effettivamente profferita”. Il diverbio era infatti nato per un rimprovero del sindaco all’imbianchino Raina, attivo sui social a criticare aspramente la politica ambientale dell’amministrazione, colto a smaltire due secchi di calcinacci nel bidone dell’indifferenziata assegnato al bar Fichera della villa. Anziché chiamare i vigili per multare lo smaltimento irregolare, “Di Mare, intento a consumare un pasto, si accorgeva del gesto Raina ed invitava quest’ultimo a rimuovere i sacchi gettati. Raina gli si avvicinava in modo irruento, rivolgendogli la minaccia ‘sei uno sporco fascista, ti faccio vedere io’ e poi lo afferrava per il braccio destro con violenza e lo tirava verso di sé”. 

Accolta richiesta di archiviazione del Pm: nessuna calunnia in referto medico e testimonianze.

Giuseppe Di Mare e Marco Stella.

Mentre il muratore, con inattesa prontezza di spirito, si procurava i filmati del locale, il primo cittadino andava in ospedale per lamentare un trauma giudicato guaribile in cinque giorni. “Aggressione con stato di ansia e algia alla spalla destra dopo aver ricevuto un pugno”, diceva il referto medico riportato nella sentenza. Secondo il Gip, sono “dichiarazioni che in sé non assumono valenza probatoria, né integrano un’ipotesi di calunnia”. Così come “non vi sono nemmeno elementi di integrazione della calunnia nei confronti di Stella, il quale non risulta avere reso dichiarazioni false o reticenti all’Autorità giudiziaria. Non risultano nemmeno configurabili nei confronti del medesimo le fattispecie criminose delle false informazioni al Pubblico ministero e della diffamazione, peraltro quest’ultima già oggetto del procedimento penale citato conclusosi con decreto di archiviazione”. Il presidente del consiglio comunale era stato nuovamente tirato in ballo nell’ultima denuncia di Raina, dopo quanto emerso col giudice monocratico riguardo la sua testimonianza. Nella sentenza si affermava che, fra tutti e tre testimoni del sindaco, “nessuno ha dichiarato di aver sentito l’espressione” pronunciata da Reina e denunciata come minacciosa. Mentre nel verbale di sommarie informazioni rese dopo il fatto, avrebbe dichiarato che quell’insulto fascisti era stato rivolto anche verso di lui, in sua presenza. Alla fine, il pm ha valutato che in quest’ultima denuncia di Raina non ci fossero elementi per riaprire una vicenda già finita in “pareggio”, e ha chiesto l’archiviazione poi accolta dal Gip.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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