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Augusta è solo Di Mare & Co: la Lega ha il primo sindaco in Sicilia?

AUGUSTA – “Ad Augusta c’è solo Giuseppe Di Mare”. Gli alleati riluttanti non si sono sbagliati di una virgola, quando alla vigilia hanno escluso in partenza qualsiasi alternativa al sindaco uscente, oggi riconfermato con un plebiscito dell’84 per cento. Perché il risultato del centrodestra alle comunali 2026, porta tutto il marchio del primo cittadino rifiutato da Fratelli d’italia. Eppure capace, con il record assoluto di oltre 16.600 preferenze, di tirare le sue 4 liste nuove di zecca fino al 56 per cento, conquistando l’autosufficienza in consiglio con 14 seggi su 24. Quindi l’opposizione ora bisognerà cercarla nella sua stessa coalizione, perché il centrosinistra è sparito, cancellando una lunga tradizione politica. Il Campo largo è collassato sotto il peso della divisione dei simboli, imposta da Alleanza verdi sinistra sotto la spinta dei 5 Stelle. E il Partito democratico non è stato in grado di colmare quel gap nell’area progressista, dove i pentastellati hanno preso la leadership grazie all’apporto del movimentismo ambientalista. Col risultato finale che nessuno si è avvicinato al quorum del 5 per cento, fermando Salvo Pancari sotto il 14, e consegnando la città al monopolio avversario. Per blindare l’amministrazione da qualsiasi inciampo, basteranno le 6 poltrone consiliari che sembrano confermate a Grande sicilia, il cui 20 per cento le ha fatto conquistare il primato delle lista. Con meno concessioni in giunta, il Di Mare bis può comunque puntellarsi coi 2 consiglieri attribuiti a Forza italia, sopra il 10 per cento. O imbarcando il consigliere di Augusta2020, arrivata vicina al 7 per cento. Oppure assicurandosi quello conquistato sul filo dello sbarramento dai leghisti di Insieme. Questa civica avrà però un peso specifico maggiore della sua percentuale elettorale, appena diventa pubblica l’intesa per le regionali 2027. Quando i “padroni” del Comune daranno il nome del loro candidato nella lista della Lega.

Pronto l’accordo per la candidatura all’Ars nella lista leghista, ipotesi Stella al posto di Auteri.

Dopo che Fdi gli ha chiuso le porte in faccia negandogli il simbolo all’ultimo momento, Di Mare si è trovato orfano di riferimenti diretti nelle stanze di governo. Il parlamentare Manlio Messina aveva già sbattuto la porta delle sorelle Meloni, e il ministro Nello Musumeci non è sembrato più disposto alla supplenza, quando l’ex allievo augustano è diventato una patata bollente in via Della Scrofa. La creatura elettorale piazzata all’Assemblea siciliana, Carlo Auteri, inoltre era già uscita malamente dal giro che conta quando è scoppiata la parentopoli nei fondi spettacoli. Non è andata meglio con la Dc nuova di Totò Cuffaro, dove aveva fatto rifugiare il deputato regionale coinvolgendovi pure il mentore Marco Stella, come coordinatore cittadino. Questo promettente canale neo democristiano però si è inaridito presto, quando l’ex governatore della Sicilia è tornato protagonista nelle cronache giudiziarie, alla fine prosciugandosi dopo il suo patteggiamento a 3 anni per corruzione e traffico d’influenze nella sanità pubblica. Nell’avventura rossocrociata, tuttavia, non tutto è andato perduto. Ha retto infatti il patto federativo con l’assessore regionale Luca Sammartino, plenipotenziario di Matteo Salvini. Che nel collegio di Siracusa vuole costruire la rivincita del referente Giovanni Cafeo, affiancandogli due pesi massimi delle preferenze. Uno sarà l’ottantenne Pippo Gianni, sindaco di Priolo, con un lunghissimo curriculum in tutti i Palazzi. L’altro dovrebbe essere il quarantenne Auteri, che tuttavia già si sta sbracciando per una sua sindacatura nella natia Sortino. Ed è altamente probabile che sarà Stella a sostituirlo sulla scheda per l’Ars, visto che la sua poltrona di presidente del consiglio potrebbe cederla a Gs.

Liste personali prendono la maggioranza di 14 seggi su 24, ora all’opposizione andranno gli alleati.

Gli autonomisti di Peppe Carta, sindaco di Melilli e presidente della strategica commissione regionale Ambiente, hanno ottenuto quel primato nelle percentuali di lista cui puntavano per preparare il dopo Di Mare. In quest’ottica sembra che rivendicheranno per il loro campione di preferenze, Biagio Tribulato, la poltrona più alta a Palazzo San Biagio. In modo che il vicesindaco uscente, nonché assessore designato, prenda un percorso parallelo all’amministrazione ma distinto dalla giunta, e dai suoi eventuali incidenti di percorso che ostacolerebbero la personale corsa a sindaco. Già stabilmente incorporata nella maggioranza dovrebbe essere Augusta2020, la civica più longeva. Perché la rielezione del leader Marco Niciforo in consiglio, si tira dietro la sua permanenza come unico rappresentante augustano nel Libero consorzio, insieme all’attuale delega di assessore provinciale. Difficile invece che possa ottenere la conferma del fratello Dario, come rappresentante del Comune nel comitato di gestione dell’Autorità portuale. Fi ha messo il cappello sulla nuova governance Adsp, ma ha la posizione più precaria nel feeling con il primo cittadino, messo a dura prova già prima del voto. Tuttavia i forzisti sono pure l’unico partito che non passano dal centralino, quando telefonano a Palazzo d’Orleans o a Palazzo Madama. Non a caso il dominus nella zona nord, Paolo Amato, a ridosso dell’election day si è fatto fotografare con Renato Schifani. E la lista berlusconiana l’ha fatta battezzare dal possibile successore alla presidenza della Regione, l’eurodeputato Marco Falcone. La senatrice Daniela Ternullo è poi di casa nel quartier generale di Villa dei Cesari, insieme al deputato regionale Riccardo Gennuso. In questo quadro diventa difficile pure per i cartiani alzare il dito su Tribulato, perché Di Mare dovrà dare priorità alle ambizioni della sua squadra personale. E i numeri gli consentono di offrire il “prendere o lasciare” a chiunque.

Campo largo si affonda da solo, tutti sotto la soglia di sbarramento: 5s diventano partito leader.

Il centrosinistra resterà a guardare dalla finestra. Le sue macerie portano la firma di molti, grazie a errori scientemente compiuti nonostante il coro di avvertimenti. Con poco più di 2.700 voti, Pancari ha comunque dato il suo valore aggiunto a una coalizione che ne ha raccolti 2 mila e qualcosa. Con una lista unica e un po’ di fortuna nei resti, come chiedeva il Pd fin dall’inizio, la coalizione progressista avrebbe potuto persino confermare i 4 seggi uscenti. Invece i 5s hanno insistito sui simboli solitari, che li ha solo fatti arrivare a ridosso dello sbarramento. Alla fine l’agognata leadership del Campo largo è diventata soltanto virtuale, perché ad Augusta quel progetto politico di fatto non esiste più nell’elettorato. Avs ha negato persino la lista bicicletta coi dem, col risultato di far restare a piedi tutti e due. Un capolavoro, prevedibile e previsto considerato che la sezione locale si è formata appena a fine ottobre. Comunque, pur senza avere consiglieri uscenti, ha incrementato del 31 per cento le proprie preferenze rispetto le ultime europee. I Democratici invece ne avevano ben due di rappresentanti in consiglio, peraltro molto attivi nell’opposizione al centrodestra. Eppure, alla prova delle urne, il loro partito ha solo il 25 per cento in più dell’esordiente Sinistra italiana. Tuttavia non è solo la debacle di una classe dirigente, ma la sconfitta di una politica imperniata sull’accoglienza, sulle bonifiche e sul primato del pubblico sul privato. 

Plebiscito per il programma che privilegia occupazione e investimenti ai vincoli ambientali.

da destra: Carlo Auteri, Giuseppe Di Mare e Marco Stella.
copertina, comizio del sindaco con la nuova giunta, alle sua spalle Biagio Tribulato.

Con oltre 20 mila votanti su quasi 33 mila elettori, anziani non autosufficienti e fuori sede inclusi, nessuno può più appellarsi a una maggioranza silenziosa, che si riconosce in quegli indirizzi espressione dell’ambientalismo militante e del cattolicesimo impegnato nel sociale. Persino la protesta dura e pura di Concetto Cacciaguerra, contro cerchi magici e raccomandazioni, ha raccolto un ininfluente 2,2 per cento. Più di 8 augustani su 10 si sono incontrovertibilmente espressi su un indirizzo amministrativo che si spende in prima persona per dare occupazione. Che vuole incentivare le attività industriali con la revisione dei vincoli ambientali per i Sin, esprimendosi peraltro in quello stesso 24 maggio dove le centraline Arpa e il monitoraggio Nose delle puzze sono stati tutto il giorno offline. Hanno scelto chiaramente un programma elettorale inequivocabile, che esplicitamente vuole favorire gli investimenti nell’edilizia turistica, subordinando a questa le eventuali interferenze col paesaggio. Che vuole valorizzare le coste, privilegiando l’iniziativa privata per attrezzarle e regolarne l’accesso. Che agevola la grande distribuzione, ben oltre le capacità demografiche del mercato locale e ovunque scelga insediarsi. Che usa i fondi destinati all’inclusione per gli abbellimenti della città. Tutto specchio fedele di una società, prima ancora che di un elettorato, sostanzialmente indifferente a quanto sa di idealità “pauperista”. Con l’inconfessato e inconfessabile approccio ideologico di stampo trumpiano, che chi resta indietro si arrangia.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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