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Augusta, comunali centrodestra con l’incognita delle appartenenze

AUGUSTA – “Siamo abituati agli artisti di caratura nazionale, ma stasera ci siamo noi”. Sembra autoironico, l’esordio sul palco di Pino Carrabino, assessore agli Spettacoli. E in effetti la conclusione della campagna elettorale di Augusta, per larghi tratti, in questo 22 maggio non fa rimpiangere i cabarettisti ingaggiati nei festeggiamenti per San Domenico, slittati a fine mese perché il 24 e 25 si vota. Per le “cantate” ora ci sono i comizi finali, anche se c’è meno rock del passato. Forse per la disparità di forze e risorse, nella sfida biblica di Salvo Pancari e Concetto Cacciaguerra contro l’uscente Giuseppe Di Mare. Non sono Davide versus Golia solo nella scheda, con le 8 liste a supporto del sindaco imbottite di 192 candidati, mentre Pancari ne ha 3 sole nemmeno al top della capienza, e Cacciaguerra addirittura s’appoggia a un simbolo solitario. E’ proprio il battage hollywoodiano del primo cittadino contro quello low cost degli avversari, a mostrare che nelle urne si confrontano mondi agli antipodi. Da una parte quello della coalizione fra Pd, Avs e 5s, con un programma “locale” che coincide col “globale” del Campo largo. Dall’altra parte il Masaniello armato solo di “Coraggio e libertà”, che riporta in auge l’outsider di rottura, capopopolo degli arrabbiati. Due candidature molto diverse, che in comune hanno la fionda per abbattere Di Mare, gigante della politica del “fare” fino allo strafare. Portato da un centrodestra dove solo Fi e Gs ci mettono la faccia, perché la Lega si occulta in un logo anonimo e Fdi invece si è eclissata sul più bello. Negando il simbolo al suo enfant prodige, osannato in un paio di convention dei parlamentari meloniani a Brucoli. Tre diverse visioni della città, e dei suoi cittadini, che hanno riassunto nell’ultimo appello in piazza Duomo.

Cacciaguerra, Coraggio e libertà: la vera opposizione siamo noi, appello al voto disgiunto.

Cacciaguerra inizia dicendo che “la vera opposizione siamo noi”. Un’affermazione che fa il paio con gli appelli al voto disgiunto, forse per assecondare i rumors su molti malpancisti, soprattutto nella coalizione monstre del primo cittadino, pronti al loro “voto di protesta”. Anche perché l’assegnazione dei seggi ora avviene sommando i voti delle liste coalizzate, escluse quelle sotto lo sbarramento del 5 per cento, a prescindere dalle preferenze ottenute dal sindaco collegato. In effetti qualche stonatura nel parterre si percepisce, quando sul palco poi salirà Di Mare. Che nell’attesa di dire la sua, deve sentire l’avversario rinfacciargli “l’uso dei fondi per l’inclusione dei migranti, spesi per cambiare l’illuminazione della strade o ridipingere le ringhiere del faro, con affidamenti diretti sempre alla stesse ditte”. Qualcosa da ridire ce l’ha pure sui “nuovi supermercati dove lavorano tanti parenti dei consiglieri, mentre al Comune sono stati assunti solo pochi eletti”. Denuncia, come fosse una novità, “una campagna elettorale bloccata da un sistema fatto di favori”. E cede il podio a Di Mare con un tagliente “diamo spazio alla calata degli Unni”.

Centrodestra, il sindaco: le spese della campagna elettorale per Di Mare le paga Di Mare.

La figura retorica sull’invasione barbarica è d’effetto, ma poco profetica. Perché non è bellicosa, né tantomeno un’orda, quella che affolla la piazza nel turno del sindaco. Col mestiere del politico rodato (carriera iniziata nel 1995 con l’elezione al consiglio d’istituto, come tiene a far sapere) Di Mare esordisce con l’esagerato “siete tantissimi”, a beneficio del pubblico a casa collegato in streaming. Il copione è all’americana. C’è la discesa a sorpresa dal palco, con una rosa rossa per la mamma che festeggia l’onomastico, tutto illuminato a giorno dall’occhio di bue. C’è l’orgogliosa rivendicazione “mi sono fatto da solo”, insieme a quella che “le spese della campagna elettorale Di Mare le paga Di Mare”, la cui puntuale rendicontazione è promessa dopo le elezioni. C’è l’aneddoto su un forestiero col suo “mi raccomando, non vi fate scappare questo sindaco o ce lo pigliamo a Catania”. Inoltre fa sapere di essere l’idolo dei bambini, pronti ad apostrofarlo elettrizzati con zio Peppe facciamoci una foto”, appena lo avvistano per strada.

Pancari, Campo largo: shitstorm “scappa scappa topolino”, Di Mare ha fatto vedere la differenza.

L’ultimo podio è per Pancari. L’ex referente di Libera sale in cattedra su legalità, ambiente e salute”, fagocitati nella nebbia di strade asfaltate e piazze inaugurate. Avverte che “denunceremo ogni incidente industriale e ci costituiremo parte civile”. Non crede alla “Augusta da bere” degli amministratori, avvertendo che “il primo atto da sindaco sarà una ricognizione alla Solidarietà sociale, per conoscere la situazione reale del disagio”. Al “rinascimento augustano” prospettato dal centrodestra,con tanto di “brand turistico” e mare adeguatamente privatizzato, contrappone la dura necessità “di non lasciare nessuno indietro”. Con Di Mare si toglie i guanti sullo “scappa scappa topolino”, uno shitstorm social fomentato dal sindaco sulle chat dei suoi. Li invitava a irriderlo, dopo che si era negato per un faccia a faccia organizzato da una testata di Siracusa, beneficiaria di copiosa pubblicità elettorale dal primo cittadino. Quel whatsapp contro – testualmente – “i disfattisti”, termine in disuso da quando il Ventennio fascista lo utilizzava contro ogni critica, è finito al destinatario sbagliato. Portando allo scoperto una incomprensibile volontà di annichilire ogni forma di opposizione, persino quella subito liquidata col perentorio “abbiamo già vinto”. Pancari lo “ringrazia: ha fatto vedere la differenza”.

Sindaco ringrazia Manlio Messina e ignora Luca Cannata: comunali con incognita appartenenze.

Fra un siparietto e l’altro, è comunque dal sindaco super favorito della vigilia che arrivano i contenuti più succosi sul piano politico. Dopo il discorso teatralizzato in piazza Mattarella, torna sull’impegno antimafia dell’amministrazione ricordando i pannelli e i murales sui giudici assassinati. Stavolta aggiunge un “ringraziamento alle forze dell’ordine che ci hanno fatto sentire sicuri”, nonostante non ci sia stata ombra di contestazione. Ricorda, a tutti, “com’era Augusta prima di noi”. E per questo ringrazia i deputati regionali che l’hanno aiutato:Carlo Auteri (Dc nuova, ndr); Peppe Carta (Grande sicilia, ndr); Riccardo Gennuso (Forza italia, ndr)”. Nella lista dei buoni spunta pure “Manlio Messina”, parlamentare già meloniano. E Luca Cannata? Eppure il deputato Fdi è arrivato in città come padrino di battesimo per l’appalto del depuratore, dato dal commissario governativo. E’ lo stesso depuratore vantato come il fiore all’occhiello del Di Mare bis, che però si “scorda” proprio chi s’intesta quel risultato. Tuttavia non è l’unica singolarità del comizio conclusivo, aperto da Carrabino e dal vicesindaco di Gs, Biagio Tribulato. Gli assessori designati da forzisti, leghisti e Augusta2020 restano mestamente a fare tappezzeria. Forse perché esponenti di queste liste in piazza se ne vedono pochi. O non se ne vedono affatto, come insinua qualche alleato sulla stessa lunghezza d’onda.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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