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	<title>Giornata della Memoria - èCostiera</title>
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	<description>Il giornale di approfondimenti della Costiera amalfitana e oltre - Viaggi, storie e culture</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 May 2020 22:53:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giornata della Memoria - èCostiera</title>
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		<title>Le relazioni tra gli amalfitani e gli ebrei in “fuga dalla storia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gargano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 21:45:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMALFITANIA]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei in Costiera amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di ebrei, di persecuzioni, di aiuti e integrazioni &#160; Il testo della conferenza tenuta dal professore Giuseppe Gargano, storico medievalista, in occasione della Giornata della Memoria, ai ragazzi dei licei e dell’Istituto Turistico di Amalfi. Per non dimenticare! &#160; LA SHOAH, PAGINA BUIA DELLA STORIA CONTEMPORANEA&#160; La Shoah, cioè l&#8217;olocausto degli Ebrei, è una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Storia di ebrei, di persecuzioni, di aiuti e integrazioni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il testo della conferenza tenuta dal professore Giuseppe Gargano, storico medievalista, in occasione della Giornata della Memoria, ai ragazzi dei licei e dell’Istituto Turistico di Amalfi. Per non dimenticare!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA SHOAH, PAGINA BUIA DELLA STORIA CONTEMPORANEA<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p><strong>La Shoah</strong>, cioè l&#8217;olocausto degli Ebrei, è una pagina buia della storia contemporanea che va rivisitata e tramandata nella memoria in perpetuo. Eppure c&#8217;è qualcuno che la nega, che afferma la non esistenza dell&#8217;olocausto. Come può farlo? Vuol negare l&#8217;evidenza dei fatti? Noi storici conduciamo le nostre ricerche, al fine di riscrivere la storia, indagando sugli avvenimenti mediante una scrupolosa metodologia scientifica, basata sulle fonti, le quali possono essere documentarie o materiali. Ebbene, copiose sono le fonti scritte, associate a fotografie e documentari, che provano l&#8217;olocausto e i suoi macabri effetti; in aggiunta, vi è l&#8217;”archeologia della Shoah”, rappresentata dai campi di concentramento, di sterminio, dalle camere a gas, dai laboratori dove si effettuavano cinici e farneticamenti esperimenti sulla pelle dei malcapitati Ebrei.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><span class="Apple-converted-space"><img fetchpriority='high' class="alignleft size-full wp-image-2685" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria-.jpg" alt="" width="600" height="593" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria-.jpg 600w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria--300x297.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></span></p>
<p>Il popolo ebraico costituisce un singolare esempio, esso come tutti gli altri figlio di Adamo ed Eva, di conservazione longeva di millenni: è praticamente l&#8217;unico popolo dell&#8217;antichità che ha conservato pressocché integra la sua connotazione razziale, mentre altri esempi, come gli Egizi, gli Assiro-babilonesi, gli Etruschi, sono di fatto scomparsi, in quanto mischiatisi con altre popolazioni. Le loro caratteristiche fisiche sono ricordate dal poeta Umberto Saba mediante l&#8217;espressione “una capra dal volto semìta”. Gli Ebrei hanno potuto realizzare tutto ciò sulla scorta della loro profonda fede religiosa, associata al concetto di appartenenza ad un&#8217;unica etnìa da difendere e preservare.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>“ASSALITI SEMPRE, ASSOGGETTATI MAI…”</strong></p>
<p>La loro indomita sete di libertà, per certi versi simile a quella degli <strong>Amalfitani medievali,</strong> definiti dal poeta inglese Samuel Rogers (1830) “<em>assaliti sempre, assoggettati mai</em>”, determinò loro la condanna romana alla diaspora, per cui furono dispersi per tutto il Mediterraneo e l&#8217;Europa, rimanendo, ciononostante, fermamente uniti e in comunicazione fra di loro. Il Medioevo in genere li considerava giustizieri di Cristo, per cui erano mal visti un po&#8217; dappertutto; in particolare erano indicati come usurai, in quanto praticanti il prestito del denaro a interesse, pratica comunque in vigore sia tra i Cristiani che tra gli Arabi e certamente non da condannare <i>tout court</i>, se perseguita con adeguata moderazione, poiché determina la dinamicità dell&#8217;economia, tesa al miglioramento delle condizioni di tutte le classi sociali. In alcuni centri europei erano costretti a indossare un berretto giallo, al fine di contraddistinguerli dalle altre comunità; la gialla stella di Davide cucita sui loro abiti dai nazisti ne costituisce un&#8217;eredità moderna.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>NEL 1161: VENTI EBREI AD AMALFI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Ad ogni modo essi poterono vivere una vita certamente migliore nell&#8217;Egitto tollerante dei Fatimidi e nel territorio della repubblica marinara di Amalfi. Quando vi giunse nel <strong>1161 Beniamino da Tudela,</strong> vi trovò venti Ebrei che praticavano l&#8217;arte dei tintori; altri ne ho ritrovato nei documenti coevi che svolgevano la professione di medici: uno di questi, di nome <i>Joseph</i>, possedeva un <i>hospitium domorum </i>di tre piani al centro di Amalfi, poco distante dalla cattedrale, del quale restano tuttora imponenti vestigia.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>UNA SINAGOGA A MAIORI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Le strette e amichevoli relazioni tra Amalfitani ed Ebrei sono altresì provate dall&#8217;esistenza di una sinagoga a Maiori con abitazioni inquadrate secondo uno schema architettonico ed edilizio identico alle residenze ebraiche dell&#8217;Africa settentrionale medievale, riscontrate dai miei colleghi giapponesi.</p>
<p>Gli Ebrei introdussero negli orti maioresi prospicienti il litorale la coltivazione della melenzana violacea tonda, che il viaggiatore francese Jean Jacques Bouchard potè gustare nel 1632 a casa del sagrestano della cattedrale di Minori.</p>
<p><strong>“UN AMALFITANO VALE SETTE EBREI”</strong></p>
<p>Nelle città portuali del Mediterraneo gli Amalfitani costituivano le loro colonie virtuali, che si amministravano mediante usi e consuetudini della madrepatria, proprio accanto alla giudecca o giudaica. Ancora oggi, per indicarne le abilità commerciali e capitalistiche, si dice in Calabria che “un Amalfitano vale sette Ebrei”.</p>
<p>Purtroppo nel corso del XIV secolo le persecuzioni contro gli Ebrei si fecero più pesanti, per cui alcuni di essi furono costretti a scegliere la religione cattolica e ad assumere cognomi di famiglie non giudaiche; questi furono definiti <i>neofiti</i>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>La tradizione culturale del mondo ebraico rivela sorprendenti realtà: a nostro giudizio gli Ebrei seppero, fin dalla notte dei tempi, strutturare una civiltà basata sullo sviluppo paritario dei due lobi in cui è diviso il cervello umano, a differenza della civiltà greco-occidentale, che predilige il lobo sinistro (quello del calcolo e del raziocinio), e delle società orientali, che optano per quello destro (l&#8217;estro o l&#8217;intuito). Tale scelta ha permesso loro di evidenziare propri validi esponenti nei vari settori dello scibile umano. Così troviamo <b>fisici di origine ebraica quali Galileo, Newton, Einstein, Eisenberg, Pontecorvo </b>(il cui omonimo pronipote è stato mio allievo), nonché il fondatore della psicoanalisi Freud e il grande violinista Rubinstein. Ancora più rilevante è la constatazione che gli istitutori dei massimi sistemi politico-economici contemporanei sono stati ebrei: Adam Smith e Karl Marx.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>LE PERSECUZIONI NAZISTE</strong></p>
<p><a href="https://www.flickr.com/photos/mrsannino/17389167979/in/dateposted-public/"><img fetchpriority='high' src="https://live.staticflickr.com/5333/17389167979_cc4955b20c_z.jpg" alt="Arbeit macht frei (#Auschwitz)" width="640" height="480" /></a></p>
<p>La grande capacità economica e produttiva del popolo ebraico lo condannò, purtroppo, alle persecuzioni naziste: infatti Hitler e soci ritenevano che gli Ebrei detenevano ingiustamente enormi capitali e ricchezze, per cui bisognava impadronirsene, al fine di sostenere lo Stato nazista. Era la loro di sicuro un&#8217;opinione contraddittoria, soprattutto se si prendono in considerazione certi comportamenti assunti dai gerarchi, tesi principalmente al loro personale arricchimento. La figlia di uno di questi, presa dal rimorso di coscienza, provò a trovare gli Ebrei legittimi proprietari delle opere d&#8217;arte di cui s&#8217;era appropriato suo padre; non trovandoli, donò tale patrimonio ai musei statali.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ho personalmente visitato il campo di Teresin nella Repubblica Ceca: esso era diretto da un personaggio denominato “Nanerottolo” per la sua statura; quando i russi lo catturarono, gli fecero trascorrere, prima di fucilarlo, un mese nel campo insieme alla sua famiglia, facendogli provare le tristizie vissute dagli Ebrei che egli stesso aveva permesso. Quando lì arrivò una commissione della Croce Rossa, per verificare la fondatezza delle accuse rivolte ai Tedeschi, trovò gli “ospiti” ebrei in un villaggio vicino attenti “serenamente” alle loro occupazioni. Fu detto che la razza ebraica veniva in tal modo preservata e conservata. Alla partenza della commissione, i poveri Ebrei tornavano nelle atrocità del vicino campo.</p>
<p>Ho visitato Mathausen, dove ho potuto leggere in preda ad una commozione profonda: &lt;&lt; <em>Se esiste un dio, deve chiederci perdono</em>! &gt;&gt;.</p>
<p><strong>PERLASCA E PALATUCCI E ALTRI CHE SALVARONO LA VITA A TANTI EBREI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Nel 1938 purtroppo anche lo Stato italiano, ormai ingabbiato nella politica filo-tedesca, promulgò le leggi razziali. Comunque il popolo italiano non è stato mai razzista. <strong>Giorgio Perlasca</strong>, fingendosi console spagnolo, mise in salvo 5000 Ebrei ungheresi.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_2680" aria-describedby="caption-attachment-2680" style="width: 630px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority='high' class="size-full wp-image-2680" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it-.jpg" alt="" width="630" height="350" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it-.jpg 630w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it--300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption id="caption-attachment-2680" class="wp-caption-text">Giovanni Palatucci salvò la vita a tanti ebrei</figcaption></figure>
<p><strong>Giovanni Palatucci</strong>, che aveva studiato da ragazzo nel collegio serafico del convento francescano di Ravello, presso suo zio Giuseppe Palatucci, che ne era il padre guardiano, divenuto poi vice questore di Fiume, inviò 6000 Ebrei presso lo zio, che nel frattempo era stato promosso a vescovo di Campagna, in provincia di Salerno. Scoperto dai nazisti, morì ad Auschwitz nel 1944, poco prima che vi giungessero le truppe alleate. Persino qualche tedesco aiutò gli Ebrei. E&#8217; il caso del colonnello <strong>Valentin Müller,</strong> governatore militare di Assisi, che riuscì a proteggere tutti i rifugiati ebrei nascosti dai frati in un monastero di clausura e a permettere al ciclista Gino Bartali di portare documenti falsi nella canna della sua bicicletta. Dopo la guerra fu accolto con tutti gli onori nella città di S. Francesco. Tutti questi personaggi sono segnati tra i giusti di Israele.</p>
<p><strong>I PROFUGHI EBREI TEDESCHI A POSITANO</strong></p>
<figure id="attachment_2681" aria-describedby="caption-attachment-2681" style="width: 1200px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority='high' class="size-full wp-image-2681" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167.jpg" alt="" width="1200" height="674" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167.jpg 1200w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-300x169.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-768x431.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-1024x575.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-2681" class="wp-caption-text">Via Stefan Andres a Positano</figcaption></figure>
<p>Persino gli abitanti della Costa d&#8217;Amalfi diedero un loro modesto contributo per la salvezza degli Ebrei. Nel corso degli anni &#8217;30 a Positano risiedettero alcuni uomini di cultura ebrei profughi dei totalitarismi del Novecento, dalla Germania nazista e dalla Russia comunista. Venticinque di loro furono soltanto di passaggio: tra questi ricordiamo i filosofi <strong>Walter Benjamin</strong> ed <strong>Ernst Bloch</strong>, nonché lo scrittore Bertolt Brecht. Sette in particolare vi rimasero sino agli inizi degli anni &#8217;50, protetti dalla popolazione e dalle autorità locali. L&#8217;artista <strong>Irene Kowaliska</strong> istituì una fabbrica di ceramica a Vietri sul Mare, dando luogo alla celebre “scuola tedesca”. <strong>La famiglia Andres</strong> restò sino al 1949, quando poi preferì soggiornare a Roma, particolarmente attratta dalla Città Eterna. Nel cimitero di Positano riposa un suo membro, deceduto in tenera età per malattia. Il Centro di Cultura e Storia Amalfitana da me presieduto raccolse numerose testimonianze relative alle attività svolte da tali insigni personaggi nella Costa d&#8217;Amalfi, esponendole nella mostra “In fuga dalla Storia”, che si svolse ad Amalfi nel 2005. Il nastro di quell&#8217;edizione fu tagliato da <strong>Dorothee Andres</strong>, consorte del celebre scrittore <strong>Stefan Andres</strong>, autore di molte pubblicazioni.</p>
<figure id="attachment_2683" aria-describedby="caption-attachment-2683" style="width: 322px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2683" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it-.jpg" alt="" width="322" height="499" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it-.jpg 322w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it--194x300.jpg 194w" sizes="auto, (max-width: 322px) 100vw, 322px" /><figcaption id="caption-attachment-2683" class="wp-caption-text">Il libro di Dorothee Andres che racconta la sua vita con lo scrittore Stefan</figcaption></figure>
<p>In una di queste, inerente a Positano, egli disegna il paesaggio antropico del centro amalfitano con le sue cupole e volte estradossate svettanti sulle chiese e le case variopinte; tale architettura cammina in una grande avenue di New York, attentamente osservata dai giganteschi grattacieli, che si piegano nel guardarla, esprimendo una profonda meraviglia, forse perché si domandano come un così piccolo presepe abbia potuto tenere al sicuro genti perseguitate, fermando il tempo della Storia in uno spazio angusto ma paradisiaco.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Cenai una sera presso l&#8217;Albergo della Luna di Amalfi tra gli ambasciatori d&#8217;Israele e di Giordania, discutendo serenamente con loro di quanto avevano fatto di bene gli avi amalfitani nelle loro sante terre: furono piacevoli momenti di fratellanza universale nella pace serafica del chiostro, nel ricordo dell&#8217;amalfitano di Scala fra&#8217; Gerardo Sasso monaco-medico, che nell&#8217;ospedale-ospizio di Gerusalemme aveva amorevolmente accolto e accudito ammalati, poveri e pellegrini di ogni nazione o credo religoso, musulmani, ebrei, cattolici e ortodossi, nel motto dell&#8217; <i>obsequium pauperum.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></i></p>
<p>(<em>Giuseppe Gargano, storico medievalista</em>)<span class="Apple-converted-space">&nbsp; &nbsp;</span></p>
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		<title>Giornata della Memoria, lungo i sentieri che salvarono la vita a tanti ebrei</title>
		<link>https://www.ecostiera.it/giornata-della-memoria-lungo-i-sentieri-che-salvarono-la-vita-a-tanti-ebrei/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[E'costiera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2019 14:09:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[sentieri della memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il viaggio dei profughi ebrei iniziava a Milano, quando gli organizzatori riuscivano a dar loro documenti falsi per passare il confine svizzero nella zona della Valceresio. La partenza è da Viggiù, in provincia di Varese. Il cammino si snoda all&#8217;interno delle Trincee della linea Cadorna Ci sono tanti modi per ricordare ciò che è stato...</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il viaggio dei profughi ebrei iniziava a Milano, quando gli organizzatori riuscivano a dar loro documenti falsi per passare il confine svizzero nella zona della Valceresio. La partenza è da Viggiù, in provincia di Varese. Il cammino si snoda all&#8217;interno delle Trincee della linea Cadorna</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono tanti modi per ricordare ciò che è stato di un periodo buio come la <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong> e della furia nazista contro tutti gli ebrei. C’è chi ricorda in occasione della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria"><strong>Giornata della Memoria</strong></a> <em>(il 27 gennaio</em>) non solo facendo convegni, incontri con le scuole, ma anche organizzando <strong>escursioni </strong>e percorrendo antichi sentieri. Recandosi proprio lì dove molte famiglie ebree trovarono una sorta di rifugio e riuscirono a salvarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle mete “preferite” perché ritenute più sicure fu la <strong>Svizzera.</strong> E proprio lungo il confine con l’Italia c’è una vera “<em>strada della memoria</em>”, come ricorda l’<strong>Aigae</strong>, l’associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, che abbraccia le Alpi italiane e le Alpi svizzere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Questa strada la ripercorreremo noi domenica &#8211; </em>come annunciano in un comunicato stampa &#8211; <em>in occasione della Giornata della Memoria e lungo tale cammino ascolteremo passi narrati e vedremo quanto è rimasto in ricordo di ciò che accadde. Dal 1943 al 1945 molti ebrei riuscirono a scappare in Svizzera percorrendo alcuni sentieri</em>”.</p>



<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter">
<figure id="attachment_2595" aria-describedby="caption-attachment-2595" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-2595" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Viggiu-fotodi-MaurizioPucci.jpg" alt="" width="640" height="426" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Viggiu-fotodi-MaurizioPucci.jpg 640w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Viggiu-fotodi-MaurizioPucci-300x200.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Viggiu-fotodi-MaurizioPucci-177x118.jpg 177w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-2595" class="wp-caption-text">Viggiù</figcaption></figure>

</figure>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio dei profughi iniziava a Milano, quando gli organizzatori riuscivano a dar loro documenti falsi per passare il confine svizzero nella zona della Valceresio. Sarà <strong>Antea Franceschin,</strong> guida Aigae a coordinare l’escursione. La partenza è fissata per le ore 9 e 30 da Viggiù, in provincia di Varese.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Partiremo esattamente dal paesino dove le famiglie ebree venivano condotte – ha continuato <strong>Franceschin</strong> &#8211;  per poi iniziare il cammino verso la salvezza, verso la Svizzera”. Quella che si percorrerà è una vera  “strada della memoria”. Si entrerà in un labirinto di cunicoli e bunker, trincee della Prima Guerra Mondiale costruite a difesa della frontiera italo-svizzera che poi  vennero ampiamente utilizzate anche dai profughi italiani. Sul confine tra Italia e Svizzera si camminerà poi in un ambiente ricco di vegetazione e storia.</p>



<p class="has-background has-very-light-gray-background-color wp-block-paragraph"><strong>Dove iniziava il cammino dei profughi ebrei?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio della speranza iniziava a Milano, quando gli organizzatori procuravano documenti falsi per passare il confine svizzero nella zona della Valceresio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una missione denominata in acronimo<strong> O.s.c.a.r</strong> e messa in campo in segreto dal Cardinale di Milano, Shuster e dagli Scout, e salvò tante vite umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungo il cammino che si snoderà all&#8217;interno delle Trincee della linea Cadorna si racconterà delle figure protagoniste di questo periodo tra cui scout e il cardinale <strong>Schuster </strong>e altri personaggi di Milano come <strong>Andrea Ghetti</strong>, importante figura della resistenza Italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come delle Aquile Randagie, di Giussani, della Resistenza operata su queste montagne dal 1943 al 1945.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I profughi venivano portati nei paesi di Besano, Clivio e Viggiù, dove i partigiani e gli Scout li aiutavano a percorrere i boschi della zona per passare infine in Svizzera. Tutti luoghi che ancora oggi vanno percorsi a piedi per non dimenticare ciò che hanno rappresentato: dei rifugi dove si sono sentiti protetti e a casa. </p>



<figure class="wp-block-image"><img width="1024" height="768" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-2611" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Sentiero-della-Memoria-confine-con-Italia-Svizzera-1024x768.jpg" alt="" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Sentiero-della-Memoria-confine-con-Italia-Svizzera-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Sentiero-della-Memoria-confine-con-Italia-Svizzera-300x225.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Sentiero-della-Memoria-confine-con-Italia-Svizzera-768x576.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Sentiero-della-Memoria-confine-con-Italia-Svizzera.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />
<figcaption>Sentiero della Memoria, confine tra Italia e Svizzera</figcaption>
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		<title>A Tramonti la Giornata della Memoria tra mostra, video intervista e musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[E'costiera]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 17:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[Anzi Salerno]]></category>
		<category><![CDATA[Costiera amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[mostra i ragazzi ebrei di Villa Emma]]></category>
		<category><![CDATA[Tramonti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Giovani, ricordate: le paure generano fascismi, anch&#8217;io in fondo sono una vittima del nazifascismo”. Le frasi della video intervista ad Enzo Negri realizzata dal giornalista Umberto Adinolfi, sono come tante piccole “stilettate” che arrivano dritte al cuore dei ragazzi dell&#8217;Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli di Tramonti. La Giornata della Memoria, che si è tenuta nell&#8217;aula consiliare...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<i>Giovani, ricordate: le paure generano fascismi, anch&#8217;io in fondo sono una vittima del nazifascismo</i>”. Le frasi della video intervista ad Enzo Negri realizzata dal giornalista Umberto Adinolfi, sono come tante piccole “stilettate” che arrivano dritte al cuore dei ragazzi dell&#8217;Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli di Tramonti.</p>
<p><figure id="attachment_2110" aria-describedby="caption-attachment-2110" style="width: 640px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-2110 size-large" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2-1024x683.jpg" alt="" width="640" height="427" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2-300x200.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2-768x512.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2-177x118.jpg 177w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_2.jpg 1620w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-2110" class="wp-caption-text">La mostra su i ragazzi ebrei di Villa Emma</figcaption></figure></p>
<p>La<strong> Giornata della Memoria</strong>, che si è tenuta nell&#8217;aula consiliare di Tramonti (lunedì 29 gennaio) organizzata dal <strong>Club per l&#8217;Unesco di Amalfi</strong>, con <strong>l&#8217;Anpi Salerno,</strong> insieme alle strutture locali dell&#8217;Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e all’ANPPIA, ha voluto ripercorrere attraverso i ricordi di un figlio, ciò che ha vissuto un internato militare italiano. Luigi Negri è stato detenuto per venti mesi in un campo di concentramento nazista dopo la firma dell&#8217;armistizio con gli anglo-americani.</p>
<p><figure id="attachment_2105" aria-describedby="caption-attachment-2105" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-2105 size-full" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Giannattasio_anpisalerno_aTramonti.jpg" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Giannattasio_anpisalerno_aTramonti.jpg 640w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Giannattasio_anpisalerno_aTramonti-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-2105" class="wp-caption-text">Luigi Giannattasio, presidente Anpi Salerno</figcaption></figure></p>
<p>Una storia finita a buon fine ma che ha segnato profondamente la vita non solo di Luigi ma di un&#8217;intera famiglia. “<i>Mio padre quando è ritornato a casa</i> – ha raccontato Enzo Negri &#8211; <i>era un uomo ormai diverso, non più quella persona gioviale che tutti avevano conosciuto, ma un adulto chiuso dentro sé stesso”. </i>E poi una confessione, fatta proprio ai ragazzi della scuola di Tramonti: “<i>Anch&#8217;io ragazzi sono una vittima del nazifascismo, perché il rapporto con mio padre non è mai stato facile, proprio per questa sua esperienza che l&#8217;ha cambiato profondamente</i>”.</p>
<p><figure id="attachment_2106" aria-describedby="caption-attachment-2106" style="width: 1620px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2106" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1.jpg" alt="" width="1620" height="1080" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1.jpg 1620w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1-300x200.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1-768x512.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_1-177x118.jpg 177w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><figcaption id="caption-attachment-2106" class="wp-caption-text">La Giornata della Memoria a Tramonti, aula consiliare</figcaption></figure></p>
<p>Conoscere una pagina di storia attraverso le parole di un “testimone” anche se indiretto, lascia sicuramente una traccia. Come vedere sui pannelli di una mostra, tanti volti di ragazzi coetanei che hanno rischiato di morire, solo perché ebrei. Ecco l&#8217;altro racconto della giornata con la mostra su “<strong>I ragazzi ebrei di Villa Emma a Nonantola, 1942-1943”</strong>, spostata per un giorno da Salerno.</p>
<p><figure id="attachment_2107" aria-describedby="caption-attachment-2107" style="width: 1620px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2107" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7.jpg" alt="" width="1620" height="1080" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7.jpg 1620w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7-300x200.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7-768x512.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_GiornatadellaMemoria_7-177x118.jpg 177w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><figcaption id="caption-attachment-2107" class="wp-caption-text">Gli alunni dell&#8217;Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli durante la Giornata della Memoria</figcaption></figure></p>
<p>“<i>La vicenda di Villa Emma </i>– racconta Luigi Giannattasio, presidente Anpi Salerno &#8211; <i>una grande casa padronale a Nonantola, nei pressi di Modena, dove furono nascosti e aiutati a fuggire 73 ragazzi ebrei, è un episodio della seconda guerra mondiale che può considerarsi simbolico della solidarietà che tanta parte della popolazione civile seppe dimostrare agli ebrei perseguitati dai nazifascisti e che ancora oggi ci fa riflettere sull&#8217;aiuto, l&#8217;umanità di tanta parte della popolazione”</i>.</p>
<p><figure id="attachment_2108" aria-describedby="caption-attachment-2108" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-2108 size-full" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_presideMilo.jpg" alt="" width="640" height="480" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_presideMilo.jpg 640w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Tramonti_presideMilo-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-2108" class="wp-caption-text">La preside Luisa Patrizia Milo, Istituto Comprensivo di Tramonti</figcaption></figure></p>
<p>Gli alunni presenti (II e III classi della scuola secondaria di primo grado) che durante le ultime settimane hanno letto, scritto e disegnato anche l&#8217;albero dei ricordi (tante le frasi simboliche raccolte ), stimolati dagli insegnanti, hanno recitato testi da “<em>Se questo è un uomo</em>” di Primo Levi a “<em>Nessun uomo è un&#8217;isola</em>” di Brecht, dalla lettura testimonianza di Liliana Segre a riflessioni in lingua francese e inglese.</p>
<p><figure id="attachment_2109" aria-describedby="caption-attachment-2109" style="width: 480px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2109" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Alberodeiricordi_giornatadellaMemoria.jpg" alt="" width="480" height="720" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Alberodeiricordi_giornatadellaMemoria.jpg 480w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2018/01/Alberodeiricordi_giornatadellaMemoria-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption id="caption-attachment-2109" class="wp-caption-text">L&#8217;albero della memoria, disegnato dagli alunni di Tramonti</figcaption></figure></p>
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<p>E poi l&#8217;emozionante brano della colonna sonora del film premio Oscar, La Vita è bella, suonato con violino e un “coro” di flauti. “<i>Sono momenti come questi </i>– ha sottolineato la preside Luisa Patrizia Milo – <i>stimolati anche dalle associazioni, a far emergere l&#8217;impegno dei nostri insegnanti e degli alunni su temi di interesse collettivo, nella consapevolezza dell&#8217;importanza del ricordo della nostra storia”</i>.</p>
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