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	<title>Shoah - èCostiera</title>
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	<description>Il giornale di approfondimenti della Costiera amalfitana e oltre - Viaggi, storie e culture</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 May 2020 22:53:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Shoah - èCostiera</title>
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		<title>Le relazioni tra gli amalfitani e gli ebrei in “fuga dalla storia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gargano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 21:45:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMALFITANIA]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei in Costiera amalfitana]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Gargano]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di ebrei, di persecuzioni, di aiuti e integrazioni &#160; Il testo della conferenza tenuta dal professore Giuseppe Gargano, storico medievalista, in occasione della Giornata della Memoria, ai ragazzi dei licei e dell’Istituto Turistico di Amalfi. Per non dimenticare! &#160; LA SHOAH, PAGINA BUIA DELLA STORIA CONTEMPORANEA&#160; La Shoah, cioè l&#8217;olocausto degli Ebrei, è una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Storia di ebrei, di persecuzioni, di aiuti e integrazioni</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il testo della conferenza tenuta dal professore Giuseppe Gargano, storico medievalista, in occasione della Giornata della Memoria, ai ragazzi dei licei e dell’Istituto Turistico di Amalfi. Per non dimenticare!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA SHOAH, PAGINA BUIA DELLA STORIA CONTEMPORANEA<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p><strong>La Shoah</strong>, cioè l&#8217;olocausto degli Ebrei, è una pagina buia della storia contemporanea che va rivisitata e tramandata nella memoria in perpetuo. Eppure c&#8217;è qualcuno che la nega, che afferma la non esistenza dell&#8217;olocausto. Come può farlo? Vuol negare l&#8217;evidenza dei fatti? Noi storici conduciamo le nostre ricerche, al fine di riscrivere la storia, indagando sugli avvenimenti mediante una scrupolosa metodologia scientifica, basata sulle fonti, le quali possono essere documentarie o materiali. Ebbene, copiose sono le fonti scritte, associate a fotografie e documentari, che provano l&#8217;olocausto e i suoi macabri effetti; in aggiunta, vi è l&#8217;”archeologia della Shoah”, rappresentata dai campi di concentramento, di sterminio, dalle camere a gas, dai laboratori dove si effettuavano cinici e farneticamenti esperimenti sulla pelle dei malcapitati Ebrei.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><span class="Apple-converted-space"><img fetchpriority='high' class="alignleft size-full wp-image-2685" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria-.jpg" alt="" width="600" height="593" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria-.jpg 600w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/shoah-olocausto-giornata-della-memoria--300x297.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></span></p>
<p>Il popolo ebraico costituisce un singolare esempio, esso come tutti gli altri figlio di Adamo ed Eva, di conservazione longeva di millenni: è praticamente l&#8217;unico popolo dell&#8217;antichità che ha conservato pressocché integra la sua connotazione razziale, mentre altri esempi, come gli Egizi, gli Assiro-babilonesi, gli Etruschi, sono di fatto scomparsi, in quanto mischiatisi con altre popolazioni. Le loro caratteristiche fisiche sono ricordate dal poeta Umberto Saba mediante l&#8217;espressione “una capra dal volto semìta”. Gli Ebrei hanno potuto realizzare tutto ciò sulla scorta della loro profonda fede religiosa, associata al concetto di appartenenza ad un&#8217;unica etnìa da difendere e preservare.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>“ASSALITI SEMPRE, ASSOGGETTATI MAI…”</strong></p>
<p>La loro indomita sete di libertà, per certi versi simile a quella degli <strong>Amalfitani medievali,</strong> definiti dal poeta inglese Samuel Rogers (1830) “<em>assaliti sempre, assoggettati mai</em>”, determinò loro la condanna romana alla diaspora, per cui furono dispersi per tutto il Mediterraneo e l&#8217;Europa, rimanendo, ciononostante, fermamente uniti e in comunicazione fra di loro. Il Medioevo in genere li considerava giustizieri di Cristo, per cui erano mal visti un po&#8217; dappertutto; in particolare erano indicati come usurai, in quanto praticanti il prestito del denaro a interesse, pratica comunque in vigore sia tra i Cristiani che tra gli Arabi e certamente non da condannare <i>tout court</i>, se perseguita con adeguata moderazione, poiché determina la dinamicità dell&#8217;economia, tesa al miglioramento delle condizioni di tutte le classi sociali. In alcuni centri europei erano costretti a indossare un berretto giallo, al fine di contraddistinguerli dalle altre comunità; la gialla stella di Davide cucita sui loro abiti dai nazisti ne costituisce un&#8217;eredità moderna.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>NEL 1161: VENTI EBREI AD AMALFI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Ad ogni modo essi poterono vivere una vita certamente migliore nell&#8217;Egitto tollerante dei Fatimidi e nel territorio della repubblica marinara di Amalfi. Quando vi giunse nel <strong>1161 Beniamino da Tudela,</strong> vi trovò venti Ebrei che praticavano l&#8217;arte dei tintori; altri ne ho ritrovato nei documenti coevi che svolgevano la professione di medici: uno di questi, di nome <i>Joseph</i>, possedeva un <i>hospitium domorum </i>di tre piani al centro di Amalfi, poco distante dalla cattedrale, del quale restano tuttora imponenti vestigia.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>UNA SINAGOGA A MAIORI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Le strette e amichevoli relazioni tra Amalfitani ed Ebrei sono altresì provate dall&#8217;esistenza di una sinagoga a Maiori con abitazioni inquadrate secondo uno schema architettonico ed edilizio identico alle residenze ebraiche dell&#8217;Africa settentrionale medievale, riscontrate dai miei colleghi giapponesi.</p>
<p>Gli Ebrei introdussero negli orti maioresi prospicienti il litorale la coltivazione della melenzana violacea tonda, che il viaggiatore francese Jean Jacques Bouchard potè gustare nel 1632 a casa del sagrestano della cattedrale di Minori.</p>
<p><strong>“UN AMALFITANO VALE SETTE EBREI”</strong></p>
<p>Nelle città portuali del Mediterraneo gli Amalfitani costituivano le loro colonie virtuali, che si amministravano mediante usi e consuetudini della madrepatria, proprio accanto alla giudecca o giudaica. Ancora oggi, per indicarne le abilità commerciali e capitalistiche, si dice in Calabria che “un Amalfitano vale sette Ebrei”.</p>
<p>Purtroppo nel corso del XIV secolo le persecuzioni contro gli Ebrei si fecero più pesanti, per cui alcuni di essi furono costretti a scegliere la religione cattolica e ad assumere cognomi di famiglie non giudaiche; questi furono definiti <i>neofiti</i>.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>La tradizione culturale del mondo ebraico rivela sorprendenti realtà: a nostro giudizio gli Ebrei seppero, fin dalla notte dei tempi, strutturare una civiltà basata sullo sviluppo paritario dei due lobi in cui è diviso il cervello umano, a differenza della civiltà greco-occidentale, che predilige il lobo sinistro (quello del calcolo e del raziocinio), e delle società orientali, che optano per quello destro (l&#8217;estro o l&#8217;intuito). Tale scelta ha permesso loro di evidenziare propri validi esponenti nei vari settori dello scibile umano. Così troviamo <b>fisici di origine ebraica quali Galileo, Newton, Einstein, Eisenberg, Pontecorvo </b>(il cui omonimo pronipote è stato mio allievo), nonché il fondatore della psicoanalisi Freud e il grande violinista Rubinstein. Ancora più rilevante è la constatazione che gli istitutori dei massimi sistemi politico-economici contemporanei sono stati ebrei: Adam Smith e Karl Marx.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><strong>LE PERSECUZIONI NAZISTE</strong></p>
<p><a href="https://www.flickr.com/photos/mrsannino/17389167979/in/dateposted-public/"><img fetchpriority='high' src="https://live.staticflickr.com/5333/17389167979_cc4955b20c_z.jpg" alt="Arbeit macht frei (#Auschwitz)" width="640" height="480" /></a></p>
<p>La grande capacità economica e produttiva del popolo ebraico lo condannò, purtroppo, alle persecuzioni naziste: infatti Hitler e soci ritenevano che gli Ebrei detenevano ingiustamente enormi capitali e ricchezze, per cui bisognava impadronirsene, al fine di sostenere lo Stato nazista. Era la loro di sicuro un&#8217;opinione contraddittoria, soprattutto se si prendono in considerazione certi comportamenti assunti dai gerarchi, tesi principalmente al loro personale arricchimento. La figlia di uno di questi, presa dal rimorso di coscienza, provò a trovare gli Ebrei legittimi proprietari delle opere d&#8217;arte di cui s&#8217;era appropriato suo padre; non trovandoli, donò tale patrimonio ai musei statali.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Ho personalmente visitato il campo di Teresin nella Repubblica Ceca: esso era diretto da un personaggio denominato “Nanerottolo” per la sua statura; quando i russi lo catturarono, gli fecero trascorrere, prima di fucilarlo, un mese nel campo insieme alla sua famiglia, facendogli provare le tristizie vissute dagli Ebrei che egli stesso aveva permesso. Quando lì arrivò una commissione della Croce Rossa, per verificare la fondatezza delle accuse rivolte ai Tedeschi, trovò gli “ospiti” ebrei in un villaggio vicino attenti “serenamente” alle loro occupazioni. Fu detto che la razza ebraica veniva in tal modo preservata e conservata. Alla partenza della commissione, i poveri Ebrei tornavano nelle atrocità del vicino campo.</p>
<p>Ho visitato Mathausen, dove ho potuto leggere in preda ad una commozione profonda: &lt;&lt; <em>Se esiste un dio, deve chiederci perdono</em>! &gt;&gt;.</p>
<p><strong>PERLASCA E PALATUCCI E ALTRI CHE SALVARONO LA VITA A TANTI EBREI<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></strong></p>
<p>Nel 1938 purtroppo anche lo Stato italiano, ormai ingabbiato nella politica filo-tedesca, promulgò le leggi razziali. Comunque il popolo italiano non è stato mai razzista. <strong>Giorgio Perlasca</strong>, fingendosi console spagnolo, mise in salvo 5000 Ebrei ungheresi.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<figure id="attachment_2680" aria-describedby="caption-attachment-2680" style="width: 630px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2680" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it-.jpg" alt="" width="630" height="350" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it-.jpg 630w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/giovanni-palatucci-ecostiera.it--300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption id="caption-attachment-2680" class="wp-caption-text">Giovanni Palatucci salvò la vita a tanti ebrei</figcaption></figure>
<p><strong>Giovanni Palatucci</strong>, che aveva studiato da ragazzo nel collegio serafico del convento francescano di Ravello, presso suo zio Giuseppe Palatucci, che ne era il padre guardiano, divenuto poi vice questore di Fiume, inviò 6000 Ebrei presso lo zio, che nel frattempo era stato promosso a vescovo di Campagna, in provincia di Salerno. Scoperto dai nazisti, morì ad Auschwitz nel 1944, poco prima che vi giungessero le truppe alleate. Persino qualche tedesco aiutò gli Ebrei. E&#8217; il caso del colonnello <strong>Valentin Müller,</strong> governatore militare di Assisi, che riuscì a proteggere tutti i rifugiati ebrei nascosti dai frati in un monastero di clausura e a permettere al ciclista Gino Bartali di portare documenti falsi nella canna della sua bicicletta. Dopo la guerra fu accolto con tutti gli onori nella città di S. Francesco. Tutti questi personaggi sono segnati tra i giusti di Israele.</p>
<p><strong>I PROFUGHI EBREI TEDESCHI A POSITANO</strong></p>
<figure id="attachment_2681" aria-describedby="caption-attachment-2681" style="width: 1200px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2681" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167.jpg" alt="" width="1200" height="674" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167.jpg 1200w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-300x169.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-768x431.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/1200px-ITA2012-167-1024x575.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><figcaption id="caption-attachment-2681" class="wp-caption-text">Via Stefan Andres a Positano</figcaption></figure>
<p>Persino gli abitanti della Costa d&#8217;Amalfi diedero un loro modesto contributo per la salvezza degli Ebrei. Nel corso degli anni &#8217;30 a Positano risiedettero alcuni uomini di cultura ebrei profughi dei totalitarismi del Novecento, dalla Germania nazista e dalla Russia comunista. Venticinque di loro furono soltanto di passaggio: tra questi ricordiamo i filosofi <strong>Walter Benjamin</strong> ed <strong>Ernst Bloch</strong>, nonché lo scrittore Bertolt Brecht. Sette in particolare vi rimasero sino agli inizi degli anni &#8217;50, protetti dalla popolazione e dalle autorità locali. L&#8217;artista <strong>Irene Kowaliska</strong> istituì una fabbrica di ceramica a Vietri sul Mare, dando luogo alla celebre “scuola tedesca”. <strong>La famiglia Andres</strong> restò sino al 1949, quando poi preferì soggiornare a Roma, particolarmente attratta dalla Città Eterna. Nel cimitero di Positano riposa un suo membro, deceduto in tenera età per malattia. Il Centro di Cultura e Storia Amalfitana da me presieduto raccolse numerose testimonianze relative alle attività svolte da tali insigni personaggi nella Costa d&#8217;Amalfi, esponendole nella mostra “In fuga dalla Storia”, che si svolse ad Amalfi nel 2005. Il nastro di quell&#8217;edizione fu tagliato da <strong>Dorothee Andres</strong>, consorte del celebre scrittore <strong>Stefan Andres</strong>, autore di molte pubblicazioni.</p>
<figure id="attachment_2683" aria-describedby="caption-attachment-2683" style="width: 322px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-2683" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it-.jpg" alt="" width="322" height="499" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it-.jpg 322w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2019/01/Dorothee-Andres-libro-su-Stefan-Andres-ecostiera.it--194x300.jpg 194w" sizes="auto, (max-width: 322px) 100vw, 322px" /><figcaption id="caption-attachment-2683" class="wp-caption-text">Il libro di Dorothee Andres che racconta la sua vita con lo scrittore Stefan</figcaption></figure>
<p>In una di queste, inerente a Positano, egli disegna il paesaggio antropico del centro amalfitano con le sue cupole e volte estradossate svettanti sulle chiese e le case variopinte; tale architettura cammina in una grande avenue di New York, attentamente osservata dai giganteschi grattacieli, che si piegano nel guardarla, esprimendo una profonda meraviglia, forse perché si domandano come un così piccolo presepe abbia potuto tenere al sicuro genti perseguitate, fermando il tempo della Storia in uno spazio angusto ma paradisiaco.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Cenai una sera presso l&#8217;Albergo della Luna di Amalfi tra gli ambasciatori d&#8217;Israele e di Giordania, discutendo serenamente con loro di quanto avevano fatto di bene gli avi amalfitani nelle loro sante terre: furono piacevoli momenti di fratellanza universale nella pace serafica del chiostro, nel ricordo dell&#8217;amalfitano di Scala fra&#8217; Gerardo Sasso monaco-medico, che nell&#8217;ospedale-ospizio di Gerusalemme aveva amorevolmente accolto e accudito ammalati, poveri e pellegrini di ogni nazione o credo religoso, musulmani, ebrei, cattolici e ortodossi, nel motto dell&#8217; <i>obsequium pauperum.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></i></p>
<p>(<em>Giuseppe Gargano, storico medievalista</em>)<span class="Apple-converted-space">&nbsp; &nbsp;</span></p>
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		<title>Auschwitz e le 4 giornate di Napoli, l’Anpi a Baronissi</title>
		<link>https://www.ecostiera.it/auschwitz-e-le-4-giornate-di-napoli-lanpi-a-baronissi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Rosaria Sannino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 16:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mieli]]></category>
		<category><![CDATA[Anpi]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Amoretti]]></category>
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		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
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		<category><![CDATA[quattro giornate di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Neonati lanciati in aria e presi a fucilate come in un bestiale tiro al piattello; ragazzine appena adolescenti selvaggiamente violentate in baracche adibite a bordello per la soldataglia; donne incinte picchiate senza pietà; pestaggi disumani per spezzare le ossa. E poi fatica, umiliazioni, prepotenza, botte. Tante botte. Pure per un nonnulla, per un numero non...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Neonati lanciati in aria e presi a fucilate come in un bestiale tiro al piattello; ragazzine appena adolescenti selvaggiamente violentate in baracche adibite a bordello per la soldataglia; donne incinte picchiate senza pietà; pestaggi disumani per spezzare le ossa. E poi fatica, umiliazioni, prepotenza, botte. Tante botte. Pure per un nonnulla, per un numero non sentito bene o per un<em> signorsi</em> detto in ritardo. E fame. Una fame perenne. E’ questo l&#8217;inferno che si legge ancora negli occhi di <strong>Alberto Mieli,</strong> ebreo deportato ad Auschwitz quando aveva 17 anni. Ora che ne ha 92, rivive quella tragedia nei racconti che porta in giro con sé, in ogni posto dove lo chiamano a testimoniare ciò che è stato uno dei periodi più terribili della storia europea.</p>
<figure id="attachment_1162" aria-describedby="caption-attachment-1162" style="width: 2016px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-1162" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_aula_Mieli.jpg" alt="" width="2016" height="1512" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_aula_Mieli.jpg 2016w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_aula_Mieli-300x225.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_aula_Mieli-768x576.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_aula_Mieli-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2016px) 100vw, 2016px" /><figcaption id="caption-attachment-1162" class="wp-caption-text">L&#8217;aula consiliare di Baronissi nell&#8217;incontro della mattina</figcaption></figure>
<p><strong>Nell&#8217;aula consiliare di Baronissi</strong>, grazie all’<strong>Associazione nazionale partigiani d’Italia</strong> e all&#8217;amministrazione comunale con l&#8217;assessore <strong>Marco Picarone</strong>, si è vissuta una giornata dove le emozioni, i racconti, i messaggi “<em>per non dimenticare</em>” sono stati un elettrochoc per anime sopite e distratte.</p>
<p>Merito anche di <strong>Luigi Giannattasio</strong>, presidente <strong>Anpi Salerno</strong>: da anni la sua “missione” è quella di far conoscere gli orrori di una guerra e i valori dell&#8217;antifascismo. E allora il 4 aprile, anche questa volta, ha chiamato a raccolta protagonisti come <strong>Antonio Amoretti</strong>, partigiano delle quattro giornate di Napoli; <strong>Vincenzo Calò</strong> coordinatore Anpi dell&#8217;area sud; <strong>Michele Pirone</strong> segretario provinciale Flc Cgil e da sempre impegnato con i partigiani.</p>
<figure id="attachment_1163" aria-describedby="caption-attachment-1163" style="width: 1789px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-1163 size-full" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_tavolorelatori.jpg" alt="" width="1789" height="969" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_tavolorelatori.jpg 1789w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_tavolorelatori-300x162.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_tavolorelatori-768x416.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_tavolorelatori-1024x555.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1789px) 100vw, 1789px" /><figcaption id="caption-attachment-1163" class="wp-caption-text">Baronissi tavolo relatori incontro della mattina</figcaption></figure>
<p>E poi intellettuali come <strong>Giuseppe D&#8217;Angelo</strong>, <strong>Guido D&#8217;Agostino</strong>; <strong>Antonello Sannino</strong> con il suo impegno nell&#8217;Arci Gay Napoli; <strong>Carlo Ghezzi</strong> e la fondazione Di Vittorio con la sua ricerca storica e sociale. In tutto ciò, un&#8217;aula consiliare piena (mattina e pomeriggio) di giovani studenti delle scuole superiori (<em>Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Tecnologico</em>) che in religioso silenzio hanno ascoltato le parole di Alberto Mieli.</p>
<p><em>“Quando arrivò quel tragico 16 ottobre 1943 in cui le SS entrarono nel Ghetto di Roma mostrando tutta la loro crudeltà, avevo 17 anni</em> – ricorda emozionato &#8211;<em> Di quel giorno non potrò mai dimenticare la rabbia dei nazisti mentre caricavano gli ebrei sui camion. Sento ancora nelle orecchie le urla strazianti di mamme che venivano brutalmente strappate ai loro figli. Rivedo le lacrime composte di chi aveva paura</em>&#8220;. Sul suo braccio sinistro è marchiato il<strong> numero 180060</strong>. Lo mostra ai ragazzi che non possono non commuoversi dinanzi ai suoi ricordi, che rivive ogni volta e sempre con la stessa intensità.</p>
<figure id="attachment_1164" aria-describedby="caption-attachment-1164" style="width: 2016px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-1164" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Mieli_conragazzi.jpg" alt="" width="2016" height="1512" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Mieli_conragazzi.jpg 2016w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Mieli_conragazzi-300x225.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Mieli_conragazzi-768x576.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Mieli_conragazzi-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2016px) 100vw, 2016px" /><figcaption id="caption-attachment-1164" class="wp-caption-text">Alberto Mieli con alcuni ragazzi</figcaption></figure>
<p>“<em>Mi prese la Gestapo, mi frantumò le ossa dei piedi una a una chiedendomi chi mi avesse dato i tre francobolli della resistenza spagnola, che mi trovarono in un taschino e di cui io non conoscevo il significato. Dissi che li avevo trovati</em> – me li diedero dei ragazzi della resistenza – <em>e da questo momento sprofondai nell&#8217;incubo</em>”. E da qui in poi il ragazzo Alberto entra fisicamente nel girone infernale della Shoah.Sarà l&#8217;unico della famiglia ad essere deportato ad Auschwitz: “<em>E questo per non stare a sentire mia mamma che mi diceva di stare attento. Ragazzi, ascoltate i vostri genitori e abbiatene rispetto e cura!”.</em></p>
<p>Quando parla della mamma e del dolore che ha dovuto sopportare, Alberto che non dimostra né i suoi anni, né la sua fragilità grazie ai suoi squarci di allegria, i suoi occhi si riempiono di lacrime. E pensa alle donne che hanno sofferto più degli uomini. “<em>Venivano umiliate, picchiate, violentate. In quelle baracche adibite a bordello, sentivi strilli, grida. Una violenza inaudita”</em>. Per le SS Alberto Mieli era un deportato “ideoneo” al lavoro: era giovane e in salute. Ed è anche per questo che si è salvato.</p>
<figure id="attachment_1165" aria-describedby="caption-attachment-1165" style="width: 2016px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-1165" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_gruppoconMieli-Amoretti.jpg" alt="" width="2016" height="1512" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_gruppoconMieli-Amoretti.jpg 2016w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_gruppoconMieli-Amoretti-300x225.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_gruppoconMieli-Amoretti-768x576.jpg 768w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2017/04/Baronissi_gruppoconMieli-Amoretti-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2016px) 100vw, 2016px" /><figcaption id="caption-attachment-1165" class="wp-caption-text">Una foto ricordo con Mieli e Amoretti</figcaption></figure>
<p>Dopo il <strong>campo di sterminio di Auschwitz</strong> e il periodo di “quarantena”, lo trasferiscono a <strong>Sosnowitz</strong>: lavora alla ristrutturazione del campo e poi in una fabbrica di armi fino al 17 gennaio del 1945 quando viene trasferito insieme ad altri, a piedi, in direzione della Cecoslovacchia. Dagli storici viene chiamata la “<em>marcia della morte</em>” (quando i tedeschi cercarono di evacuare i campi, tentando di distruggere le prove della Shoah). Per Alberto la libertà arriverà solo il 5 maggio: “<em>Ogni anno, in questo giorno, riunisco la famiglia e li porto a Montecarlo. Per festeggiare la “vita” e la libertà</em>”. Libertà che invita a difendere. Nel suo libro “<strong>Eravamo ebrei. Questa era la nostra unica colpa</strong>” scritto con la nipote Ester, ricostruisce tanti di questi momenti: &#8220;<em>Ho passato anni interi dove non c&#8217;era ora del giorno o della notte in cui la mia mente non andava a ripensare alla vita nei campi. E non c&#8217;è stato giorno che il mio cuore e la mia mente non abbiano ripensato a quei posti”</em>.</p>
<p>E come in una storia parallela, un altro ragazzo si trova ad affrontare la stessa guerra, ma in modo diverso, da partigiano: &#8220;<em>A 16 anni sparavo contro carri armati e cecchini fascisti per liberare Napoli dall&#8217;occupazione nazista –</em> racconta <strong>Antonio Amoretti</strong>, classe 1927, il partigiano-ragazzino delle Quattro giornate di Napoli che ha combattuto dal 28 settembre al primo ottobre 1943 nei pressi della barricata del rione Sanità – <em>Tutto quello che volevamo è scritto nella Costituzione e non è ancora stata attuata, ed ora cosa stiamo lasciando a voi giovani?</em>”. Narrazioni diverse ma che portano allo stesso messaggio: tutte le guerre sono atti di terrorismo, difendete la libertà e abbiate il coraggio di ribellarvi.</p>
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