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	<title>&quot;eruzione vesuvio&quot; - èCostiera</title>
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	<description>Il giornale di approfondimenti della Costiera amalfitana e oltre - Viaggi, storie e culture</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 Sep 2026 08:03:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Quando il Vesuvio cambiò la Costiera: l&#8217;eruzione del 79 d.C. e la spiaggia scomparsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gargano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 07:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMALFITANIA]]></category>
		<category><![CDATA[COPERTINA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Gargano]]></category>
		<category><![CDATA[storia Costiera amalfitana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla morte di Plinio il Vecchio alla nascita dell'unica grande spiaggia da Conca a Maiori: Giuseppe Gargano racconta lo sconvolgimento geologico che ridisegnò la Costa d'Amalfi</p>
<p>The post <a href="https://www.ecostiera.it/vesuvio-79-d-c-leruzione-che-cambio-la-costiera/">Quando il Vesuvio cambiò la Costiera: l&#8217;eruzione del 79 d.C. e la spiaggia scomparsa</a> appeared first on <a href="https://www.ecostiera.it">èCostiera</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4 id="h-dalla-morte-di-plinio-il-vecchio-alla-nascita-dell-unica-grande-spiaggia-da-conca-dei-marini-a-maiori-giuseppe-gargano-racconta-lo-sconvolgimento-geologico-che-ridisegno-la-costa-d-amalfi" class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Dalla morte di Plinio il Vecchio alla nascita dell&#8217;unica grande spiaggia da Conca dei Marini a Maiori: Giuseppe Gargano racconta lo sconvolgimento geologico che ridisegnò la Costa d&#8217;Amalfi.</em></h4>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"> <em>Dai primi insediamenti della preistoria <a href="https://www.ecostiera.it/dalle-caverne-al-mare-il-feuilleton-di-amalfi-comincia-dal-paleolitico/">(<strong>I puntata</strong>)</a> e della protostoria (<a href="https://www.ecostiera.it/i-primi-villaggi-della-costiera-la-protostoria-tra-colline-e-montagne/"><strong>II puntata</strong>)</a>, attraverso le splendide ville imperiali (<a href="https://www.ecostiera.it/quando-imperatori-e-patrizi-inventarono-il-turismo-in-costiera/"><strong>III puntata</strong>)</a>, le comunità agricole dei Lattari (<strong><a href="https://www.ecostiera.it/tra-vigneti-e-antiche-strade-le-ville-rustiche-di-tramonti-e-agerola/">IV puntata</a></strong>), l&#8217;enigma dei marmi antichi (<a href="https://www.ecostiera.it/i-marmi-antichi-della-costa-damalfi-lenigma-degli-spolia-romani/"><strong>V puntata</strong>)</a> e l&#8217;origine romana dei nomi dei nostri borghi (<a href="https://www.ecostiera.it/lorigine-dei-nomi-in-costiera-amalfitana-limpronta-di-roma/"><strong>VI puntata</strong>)</a>, il Feuilleton di E&#8217;costiera giunge a uno degli eventi più catastrofici e determinanti della storia antica. Nella VII puntata, lo storico <strong>Giuseppe Gargano</strong> ricostruisce come la gigantesca eruzione del Vesuvio del 79 d.C. cambiò per sempre la geografia della Costiera amalfitana, creando nuove spiagge, valloni di &#8220;torece&#8221; e ponendo le basi per i futuri approdi medievali.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
</blockquote>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-1 wp-block-paragraph">La tragedia del 79 d.C. e il sacrificio di Plinio il Vecchio</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img fetchpriority='high' width="480" height="612" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/morte-di-Plinio-il-vecchio_1880.jpg" alt="" class="wp-image-26506" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/morte-di-Plinio-il-vecchio_1880.jpg 480w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/morte-di-Plinio-il-vecchio_1880-235x300.jpg 235w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">The death of Pliny the Elder on August 25, 79 AD, while attempting the rescue by ship of a friend and his family from the eruption of Mount Vesuvius that had just destroyed the cities of Pompeii and Herculaneum Engraving 1880 &#8211; Private collection (Photo by Leemage/Corbis via Getty Images)</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una delle più grandi eruzioni vulcaniche ricordate dalla storia è di certo quella del <strong>Vesuvio</strong>, avvenuta tra il<strong> 24 e il 26 agosto del 79 d.C</strong>. ma più propriamente, come sembrano confermare alcune recenti scoperte archeologiche, nelle stesse date bensì del successivo <strong>mese di ottobre</strong>. Essa viene ricordata come “<strong>eruzione pliniana</strong>” negli ambienti scientifici, in quanto fu descritta da <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Giovane">Plinio il Giovane</a></strong> in due epistole indirizzate al suo amico Tacito e inoltre perchè vi trovò la morte l&#8217;ammiraglio (<em>prefectus navalis</em>) <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Vecchio">Plinio il Vecchio</a></strong>, zio dello scrittore. Plinio il Vecchio calò in mare una quadrireme per soccorrere il suo amico Pomponiano, che stava a <em>Stabiae</em>; ma lì trovò la morte nel porto, soffocato da gas venefici. I suoi resti furono ritrovati nell&#8217;anno 1900 insieme allo scettro e ad un pugnale dal manico in avorio e oro. Recenti analisi effettuate ai suoi denti ne hanno confermato l&#8217;identità: infatti hanno riscontrato che aveva bevuto acque delle sorgenti alpine fino all&#8217;età di sette anni; essendo egli nato a Como e avendo vissuto là i primi anni della sua puerizia, allora è chiara la sua identificazione.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Nella prima fase dell&#8217;eruzione, iniziata verso le ore 13</strong>, il Vesuvio sparava in aria nubi di ceneri e di lapilli, che gradualmente raggiunsero un&#8217;altezza tra i 32 e i 37 km. nell&#8217;atmosfera. In quel momento il vento soffiava da sud-ovest e gonfiava le onde del mare di Libeccio. In una fase successiva l&#8217;attività esplosiva immetteva nell&#8217;aria <strong>materiale piroclastico</strong>, il quale, spinto dal vento che aveva cambiato direzione, spirando da nord, cadeva dappertutto (<em>pyroclastic fall</em>); in grande quantità ammantò la parte centrale dei <strong>Monti Lattari</strong>, formando una coltre di pomici e lapilli spessa tra 1,5 e 2 m., alla quale si sovrappose uno strato di cenere di diversi centimetri.&nbsp;</p>



<p class="has-vivid-red-color has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-2 wp-block-paragraph">Alluvioni e fiumi di fango: il cataclisma sui Monti Lattari</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli effetti prodotti in Costa d&#8217;Amalfi dalle conseguenze dell&#8217;eruzione sono stati magistralmente studiati dai <strong>geologi Aldo Cinque</strong>, <strong>Vittorio Di Benedetto</strong>, <strong>Crescenzo Violante</strong> e i suoi colleghi del <strong><a href="https://www.ismar.cnr.it/">CNR-Geomar di Napoli.&nbsp;</a></strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;atmosfera era talmente densa di polveri e ceneri da oscurare il sole e da produrre uno straordinario effetto anti-serra, con il conseguente repentino abbassamento della temperatura. Scrive in proposito <strong>Plinio il Giovane</strong>: &#8220;<em>Già nelle altre parti era giorno, là notte più nera e più folta di qualsiasi notte, benchè tante fiamme e tanti bagliori la rischiarassero</em>&#8220;. Ciò provocò un&#8217;intensa pioggia torrenziale, generata dalla condensazione delle notevoli quantità di vapore acqueo eruttate dal vulcano ed evaporate dal vicino mare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img width="782" height="374" decoding="async" loading="lazy" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Linea-di-Costa-nel-Medioevo.jpg" alt="" class="wp-image-26508" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Linea-di-Costa-nel-Medioevo.jpg 782w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Linea-di-Costa-nel-Medioevo-300x143.jpg 300w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Linea-di-Costa-nel-Medioevo-768x367.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px" /><figcaption class="wp-element-caption">La linea di costa della Costiera amalfitana nel medioevo </figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Immensi fiumi d&#8217;acqua scendevano dai monti verso il mare attraverso le <em>lame</em> (valloni erosi da rivi occasionali) e i permanenti corsi a carattere torrentizio della Costa d&#8217;Amalfi: era un&#8217;alluvione alimentata da quattordici adduzioni, per lo meno quattro volte superiore in intensità e durata rispetto ai nubifragi costieri del 1910 e del 1954, i quali produssero a Vietri un allungamento della spiaggia di circa 120 m., determinando una sorta di delta-conoide di detriti ben visibile in alcune foto di raffronto del prima e del dopo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le acque copiose portarono a valle il tufo piroclastico appena eruttato dal Vesuvio insieme a terreno e a ciottoli preesistenti in zona. I depositi piroclastici si idratarono fortemente nel tempo, a causa dell&#8217;infiltrazione dell&#8217;acqua meteorica. Il duro conglomerato, volgarmente detto <em>torece</em> (termine dialettale risultato dal rotacismo del latino medievale <em>durities</em> declinato all&#8217;ablativo), ha formato depositi alquanto cementati, di solito con la consistenza di un tufo, spessi persino qualche decina di metri. Nel <em>torece</em> le pomici e le ceneri vulcaniche dell&#8217;eruzione del 79 d.C., depositatesi in origine sui rilievi come strati distinti, si manifestano intimamente mischiate.&nbsp;</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img width="640" height="480" decoding="async" loading="lazy" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Pietra-vulcanica.jpg" alt="" class="wp-image-26511" style="width:422px;height:auto" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Pietra-vulcanica.jpg 640w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Pietra-vulcanica-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una pietra vulcanica </figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo studio dei caratteri sedimentologici del <em>torece</em> e la sua distribuzione spaziale rispetto agli elementi del paesaggio geografico-fisico (4,5 milioni di metri cubi tra i Lattari e la Costiera) ha rivelato che esso è una conseguenza dell&#8217;arresto di <strong>colate detritiche</strong> molto fluidi (miscele di pomici, ceneri e acqua), derivate dai franamenti della coltre piroclastica nelle parti più ripide dei bacini imbriferi nel corso di piogge intense e prolungate. Le colate si incanalavano nelle gole dei torrenti, avanzavano ad alta velocità e si arrestavano laddove l&#8217;alveo pendeva di meno e tendeva ad allargarsi. <strong>I corsi d&#8217;acqua </strong>reincisero in breve tempo l&#8217;intera successione data dai depositi di colata e da quelli alluvionali di piroclastite che si stratificarono, tra il I e il V secolo, lungo le sponde fluviali.&nbsp;In particolare, <strong>ad Amalfi si formò una quindicina di strati sovrapposti</strong> dello spessore medio di circa 1 m. Il dilavamento idrico e il rapido convogliamento di materiali alluvionali, trasportati nel fondovalle da frane, produssero una sensibile progradazione della costa ad opera di una sorta di <em>delta-conoide</em> o <em>lahar piroclastico</em> particolarmente <strong>evidente ad Amalfi e ad Atrani.</strong></p>



<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-3 wp-block-paragraph">La spiaggia gigante da Conca dei Marini a Maiori</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Prima dell&#8217;eruzione del 79 d.C. la linea di costa si addentrava maggiormente</strong> rispetto a quella odierna, <strong>penetrando nell&#8217;attuale Piazza Duomo di Amalfi</strong> e approssimandosi alla villa scoperta nel 2000.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra il V e l&#8217;VIII secolo, in conseguenza di intense precipitazioni atmosferiche favorite dalla diminuzione della temperatura, la progradazione proseguì&nbsp; gradualmente, fino ad <strong>allungare la linea di costa di oltre 100 m. lungo l&#8217;intera Costiera.</strong> I risultati delle ricerche condotte dall&#8217;<strong><a href="https://nauticalarch.org/">Institute of Nautical Archeology del Texas</a></strong>, dal <strong>CNR Geomar</strong> e dal <strong><a href="https://www.centrodiculturaestoriaamalfitana.it/">Centro di Cultura e Storia Amalfitana</a></strong> nel 2005 hanno confermato un&#8217;antica tradizione riportata dagli storiografi eruditi amalfitani:<strong> tra il V e l&#8217;VIII secolo si formò un&#8217;unica spiaggia da Conca dei Marini a Maiori</strong>, protetta da accentuate sporgenze costiere, una spiaggia alquanto refrattaria con pozzanghere e acquitrini in alcuni luoghi e più consistente in altri. Nella fase di espansione i materiali piroclastici si sedimentarono poco più a largo per le interazioni elettrochimiche con l&#8217;acqua salata, costituendo banchi più o meno consolidati, che poggiavano su strati più sciolti e instabili.&nbsp;<strong>Davanti ad Amalfi e ad Atrani l&#8217;uomo medievale realizzò strutture portuali e cantieristiche.&nbsp;</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img width="497" height="640" decoding="async" loading="lazy" src="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Spiaggia-Vietri-sul-Mare.png" alt="" class="wp-image-26509" srcset="https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Spiaggia-Vietri-sul-Mare.png 497w, https://www.ecostiera.it/wp-content/uploads/2026/09/Spiaggia-Vietri-sul-Mare-233x300.png 233w" sizes="auto, (max-width: 497px) 100vw, 497px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il confronto del prima e dopo l&#8217;eruzione della spiaggia di Vietri sul Mare </figcaption></figure>
</div>


<p class="has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color has-large-font-size wp-elements-4 wp-block-paragraph">L&#8217;erosione, le &#8220;Lope &#8216;e mare&#8221; e la memoria della Costiera</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;arenile alluvionale</strong> non riuscì a consolidarsi dappertutto, per cui era inevitabile il suo graduale assottigliamento a causa dell&#8217;erosione marina.<strong> Il primo tratto a scomparire fu quello che collegava Atrani con Minori, seguito da Amalfi-S.Croce e da Amalfi-Atrani nel corso del XII secolo</strong>. Altri collegamenti o tratti litoranei sprofondarono nel mare, insieme alle strutture antropiche, in occasione di violente tempeste di mare volgarmente definite <em><strong>Lope &#8216;e mare</strong></em> o più scientificamente “<em>tsunami metereologici</em>”, praticamente devastanti cicloni mediterranei, dei quali tratteremo più approfonditamente in una prossima puntata del <em>Feuilleton</em>:&nbsp;aree portuali e cantieristiche di Amalfi e di Atrani nel novembre del 1270 e il 25 novembre 1343; litorale di Minori l&#8217;11 aprile del 1597; estremo litorale di Maiori nel 1631; tratto S. Croce-Conca ancora esistente nel XIV secolo, assottigliatosi in Età Moderna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>La memoria collettiva relativa alla trasmissione del ricordo di questo paesaggio marino diverso da quello odierno costituisce una prova del fatto che, almeno dall&#8217;età romana imperiale, c&#8217;è stata gente nella Costa d&#8217;Amalfi senza soluzione di continuità.&nbsp;</em></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="9oRerDbJOU"><a href="https://www.ecostiera.it/i-marmi-antichi-della-costa-damalfi-lenigma-degli-spolia-romani/">I marmi antichi della Costa d&#8217;Amalfi: l&#8217;enigma degli spolia romani</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“I marmi antichi della Costa d’Amalfi: l’enigma degli spolia romani” — èCostiera" src="https://www.ecostiera.it/i-marmi-antichi-della-costa-damalfi-lenigma-degli-spolia-romani/embed/#?secret=YetQ81mQpe#?secret=9oRerDbJOU" data-secret="9oRerDbJOU" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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