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Augusta, valanga di No a cambiare la Costituzione è declino Destra

AUGUSTA – La Costituzione italiana, repubblicana e antifascista, è viva e vegeta. La netta bocciatura del referendum per cambiarla, lo dimostra. In Italia come ad Augusta, col 51 percento di votanti la prima dei grandi Comuni in provincia di Siracusa nel rispondere all’appello. A 78 anni dalla sua entrata in vigore, la Carta per antonomasia appassiona ancora gli elettori, nonostante la metà degli augustani si sia astenuto. Un bicchiere comunque mezzo pieno, visti i tempi, questa affluenza sulla riforma costituzionale della magistratura. Che li ha portati alle urne in misura nettamente superiore alle consultazioni referendarie più recenti. Alla fine hanno sfiorato il 62 percento i “No” locali allo sdoppiamento del Csm, accompagnato dall’aumento di peso della componente espressa dalla politica. O meglio, dalla maggioranza che in quel momento governa. La bocciatura del tentativo di consegnare questo potere dello Stato nelle mani dei partiti, almeno più di quanto non lo sia già, racconta di un Paese e di una città che all’unisono intimano l’alt a qualunque deriva egemonica travestita da riformismo, anticamera di ogni regime autoritario

I Si arrivano solo al 38 per cento nonostante la super maggioranza centrodestra al Comune.

In questo lembo di Sud Europa affacciato sul Nord Africa, il trumpismo coi suoi discepoli non trovano cittadinanza. Nonostante il modello dell’ungherese Orban, che informa molta legislazione del governo Giorgia Meloni, sia propinato alla stregua di una necessità ineludibile da quasi tutte le tivù nazionali. Nel Comune che fra due mesi esatti dovrà rinnovare l’amministrazione del meloniano Giuseppe Di Mare, che a quel modello Fratelli d’italia si adatta, anche se non sembra ispirarsi più dello stretto necessario a drenare finanziamenti, il risultato racconta qualcosa. Innanzitutto che dalla democrazia novecentesca non si vuole tornare indietro, nonostante le palesi storture e gli evidenti difetti. E poi che i partiti del “Si“, all’ombra della Porta spagnola fermatosi poco sopra il 38 per cento, sono poco più che alchimie di Palazzo. Nessuna sintesi di istanze provenienti dalla società, ma solo una fabbrica per conseguire scientificamente il consenso clientelare. Colpisce che a tenere alta la bandiera ideale della coalizione, sia uno di quella vecchia guardia brutalmente accantonata dalle nuove esigenze di governo. Enzo Inzolia, ex segretario Fdi, rivolge “un augurio, in punta di piedi ma sincero, ai cittadini: non abbiano mai a pentirsene non ricevendo la giustizia cui hanno diritto a causa di un giudice non effettivamente terzo, non effettivamente equidistante, non effettivamente equo”. Insomma un “boia chi molla” in solitudine, nonostante le centinaia di nuovi tesserati del circolo Venturini.

Pd, Triberio: voto è punto di partenza senza populismi. Totis: valori costituzionali sono vivi.

Giambattista Totis

Aria diversa sul fronte dell’opposizione. “Nonostante i potenti mezzi messi in campo dal si, tra menzogne, paure e falsificazioni, il no prevale ovunque, anche nella nostra città, testimoniando che si può ancora avere fiducia nella capacità delle persone di credere nei valori costituzionali, unica salvaguardia per il nostro futuro”. Il commento è di Giambattista Totis, coordinatore del comitato costituitosi ad Augusta in difesa del no che, nonostante i mezzi limitati, ha contribuito a rendere evidente la posta in gioco”. Per Giancarlo Triberio, capogruppo Pd, “questo voto non è un punto di arrivo ma un punto di partenza”. Secondo il consigliere del Partito democratico, il risultato locale superiore al dato nazionale “è un segnale forte, netto, che non può essere ignorato. Ora tocca a noi. Senza estremismi e senza populismo, abbiamo il dovere di raccogliere questo messaggio e trasformarlo in impegno concreto. Difendere questi ideali, rappresentarli con serietà e coerenza, portare avanti queste battaglie con orgoglio, senso di appartenenza e a testa alta”.

Amministrazione Di Mare defilata fino alla fine, ininfluente sul voto il suo esercito di 192 candidati.

Il centrodestra che amministra Augusta invece non ci ha mai messo la faccia, su questo referendum. E prosegue su questa linea, tanto che da Palazzo di città non arriva alcun commento. Perciò il dato referendario non si può oggettivamente ribaltare come previsione sulle imminenti comunali. Dove la coalizione Di Mare si presenta con un esercito di 8 liste collegate, per 192 potenziali candidati al consiglio. Un’armata elettorale, che trascinando sul si almeno i propri voti di famiglia, avrebbe dovuto fare la differenza. Invece così non è stato. O perché il posizionamento è meramente opportunistico, orientato solo al risultato per Palazzo San Biagio. Oppure perché c’è un “sentire” di fondo negli augustani, che non collima con la maggior parte di coloro che si propongono di rappresentarli. Probabilmente sui risultati delle amministrative non avrà effetto alcuno il dato schiacciante sulla riforma Nordio. Il quale non fa tanto premio sulla credibilità della magistratura, che nell’opinione pubblica di queste parti risente ancora dell’onda lunga del cosiddetto Sistema Siracusa. Il risultato del no, piuttosto, punisce  la tendenza dei politici con le mani in pasta di garantirsi l’impunità. E’ un’opinione, beninteso, validamente confutabile da altre di segno opposto. Tuttavia la “Politica” con la maiuscola deve fare conto di questo referendum a sorpresa e trarre le conseguenze. Se intende davvero rappresentare l’elettorato, e non limitarsi solo a occupare spazi di potere.

Autore

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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