Tu sei qui
Home > ERROR404.ONLINE > Augusta è poco da bere: più di metà disoccupato e poveri il doppio

Augusta è poco da bere: più di metà disoccupato e poveri il doppio

AUGUSTA – Dai 2.752 censiti nel 2021, ai 4.294 dichiarati nel 2023 idonei a percepirlo. Il boom di domande per avere il Reddito di cittadinanza sono la radiografia di una “Augusta da bere”, che sembra piuttosto che vuole darla a bere. L’immagine di Comune godereccio con uno spettacolo a sera, 12 mesi su 12, nasconde infatti numeri da brivido sul disagio sociale e occupazionale. Nella città dei due porti e delle mille promesse hanno un posto di lavoro meno della metà degli uomini. La statistica sulla forza lavoro maschile occupata “non raggiunge il 48 per cento, secondo i dati Istat“, rivela la Cgil nella conferenza stampa di fine anno. E la percentuale occupati precipita al 23 per cento, cioè poco più di un quinto, se si tratta di donne. Ma il tasso di disoccupazione e le richieste di sostegno economico col Rdc, sottolinea la Camera del lavoro, sono solo una parte del problema. “Tutte quelle persone che hanno richiesto un reddito di cittadinanza che ora non c’è più, come faranno a vivere o almeno a sopravvivere?”, si chiede e chiede la segretaria Lorena Crisci. E poi c’è “il bisogno abitativo, del quale però non esiste un censimento alle Politiche sociali“, rivela la sindacalista. Ai giornalisti significativamente convocati nella sede della Caritas, il 19 dicembre, rivela anche che in quel delicato ufficio comunale “c’è un solo assistente sociale quando invece dovrebbero essercene sei”.

Crisci: allarme da Camera del lavoro per le privatizzazioni e lo smantellamento della sanità.

Lorena Crisci.

Nel lavoro che non c’è e nell’aiuto dello Stato che viene tolto, si inserisce il buco nero dell’assistenza sanitaria “dove le lunghe liste di attesa costringono a ricorrere ai privati, o a non curarsi affatto”. Per non parlare dei Pronto soccorso, col poco personale assediato come un Fort Apache, da chi si aspetta cure immediate e si scontra con tempi biblici per la visita medica “d’urgenza”. Crisci polemizza sul fatto che Giuseppe Di Mare è uno dei pochi sindaci che non ha aderito al Forum provinciale sulla sanità: forse per non dispiacere ai suoi nuovi compagni di partito?”. Ma al primo cittadino targato Fratelli d’italia contesta pure le scelte di privatizzare, che si ripercuoteranno nelle tasche degli augustani. Fa notare che “le bollette idriche verranno aumentate nel 2025″ perché la Regione, con la complicità delle amministrazioni comunali, ha deciso sulla gestione “a fini di lucro di una risorsa comune“. Il sindacato “ha aderito al Forum provinciale sull’acqua pubblica, e promuoverà assemblee cittadine” contro la società mista che gestirà il servizio. La Camera dal lavoro si schiera pure “contro la privatizzazione della riscossione tributi“, che ritiene poco conveniente sia per l’ente che per i contribuenti.

Cgil, Alosi: con allineamento cosmico fra Meloni e Schifani arretramento di tutti indicatori sociali.

a sinistra Carmelo Rapisarda, a destra Luigi Rapina capolega dello Spi.

Nell’anno I dell’era Giorgia Meloni si scontano forse vecchi peccati di vecchi governi, ma di nuovo c’è una narrazione che li nasconde col mascara di sagre e balletti. “Ormai non guardo più telegiornali dove non fanno vedere quanto sta succedendo”, ammette Carmelo Rapisarda, responsabile Cgil del settore Industria. All’assemblea generale svoltasi in mattinata, il segretario provinciale Roberto Alosi ha constatato “un arretramento di tutti gli indicatori sociali“. Nei servizi televisivi nazionali, e finanche nei gruppi social degli adepti locali, il nuovo corso a Palazzo Chigi sta disegnando la rinascenza di un’Italia da cartolina. Invece, nota il dirigente sindacale nel suo comunicato di fine mandato, “un anno di governo Meloni visto da Siracusa è stato un disastro. Non c’è stato un solo provvedimento che abbia dato risposta al bisogno della nostra gente, sotto qualunque aspetto: sociale, ambientale, occupazionale, economico e di crescita. Con l’aggravante di una congiuntura astrale sfavorevole che ha visto l’allineamento a Siracusa e in Sicilia di un governo regionale Renato Schifani compiacente, e qualche volta finanche servile”. Parole dure, che i cronisti avrebbero potuto farsi meglio chiarire nella conferenza stampa ad Augusta. Invece si è fatto sostituire da Franco Nardi, storico segretario della Funzione pubblica. Il quale non esitò a far condannare il Comune augustano per comportamento antisindacale, quando era amministrato dai 5 Stelle sulla cresta dell’onda pure fra i magistrati.

Nardi: osservatorio legalità affinché investimenti al porto non siano un modo per fare clientele.

Franco Nardi.

Ora Nardi non ha remore ad accusare “quei sindaci troppo silenziosi sull’autonomia differenziata, che sarà un disastro per il Sud“. Se passa la riforma voluta dalla Lega, “a parità di lavoro gli stipendi non saranno uguali in ogni regione, ma chi vive in quelle col Pil più alto guadagnerà di più”. Lo stesso principio varrà per la spesa pubblica, con i territori ricchi sempre più ricchi di servizi e possibilità di studio, e quelli poveri che si arrangino. “Questa sede Caritas è un luogo simbolico per quello che sta accadendo nel nostro Paese, dove i pensionati vedono aumentare i bisogni e la provincia di Siracusa arretrare di 10 posizioni negli indici sulla qualità della vita“. La Camera del lavoro perciò “chiederà un consiglio comunale aperto sull’autonomia differenziata“, in modo da stanare gli amministratori ascari delle logiche romane. Mentre sulla monopolizzazione dei servizi portuali bandita dall’Autorità di sistema, oggetto di aspre contestazioni dalle associazioni di settore e dalla politica bipartisan, il dirigente sindacale annuncia un osservatorio sulla legalità“. Infatti, il sindacato ha “paura che gli investimenti al porto siano un modo per fare nuove clientele“. Un timore che sorprende, visto che il project financing sul monopolio è stato entusiasticamente condiviso dai sindacati Trasporti – federata Cgil compresa – con tanto di ringraziamento ai sindaci meloniani che l’hanno appoggiato. Cioè espressione di quel Fdi che Alosi definisce “una destra radicale nel metodo, conservatrice e nostalgicamente restauratrice nel merito, estremista, antimeridionalista e sovraordinata rispetto alle leggi e alle regole”.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

Lascia un commento:

Top