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Augusta, Di Pietro e le “insulse domandine” sulla gestione rifiuti Covid

AUGUSTA – Le “insulse domandine” all’amministrazione comunale di Augusta? Eccole. Giancarlo Triberio svela la lista delle interrogazioni che avevano ricevuto quel drastico giudizio sgarbatamente pronunciato da Cettina Di Pietro, durante il consiglio del 3 giugno. E salta fuori un elenco che getta forti dubbi sulle capacità del Comune a 5 Stelle di gestire l’emergenza pandemia, al punto da costringere la sindaca a derubricarle in “perdita di tempo” pur di evitare le immediate risposte in aula. Secondo quanto ha pubblicato il capogruppo del Centrosinistra il 4 giugno, infatti, fra metà marzo e inizio maggio aveva chiesto chiarimenti sulla sanificazione delle strade e sulla corretta gestione dei rifiuti Coronavirus. Aveva interpellato il suscettibile Palazzo di città sulla regolarità delle procedure per il Covid-center al Muscatello, e sui passi compiuti per ottenere il ripristino dei reparti cancellati nell’ospedale di una zona industriale che non si è mai fermata. All’irritata grillina aveva chiesto notizie sulle indagini territoriali per individuare eventuali discariche abusive, da cui avrebbe potuto originarsi la nube tossica di Pasquetta. Il consigliere di Art1 si è inoltre sentito definire “ignorante” dalla penalista pentastellata, perché aveva anche voluto conoscere il motivo dei ritardi sulla distribuzione dei buoni alimentari. Nonché per aver sollevato interrogativi sulla organizzazione del Centro operativo comunale, e preteso delucidazioni sull’organizzazione della quarantena per gli augustani rientrati durante il lockdown.

Triberio insultato: interrogazioni scomode?

Triberio con Fava, presidente Antimafia.
copertina, fotogramma consiglio 3 giugno.

Aver formalmente protocollato i maggiori punti di domanda che affollavano i social durante il “resta a casa”, costringendo Di Pietro a rispondere nero su bianco e non coi soliti video-clip su Facebook, è costato a Triberio un vero “assalto” personale. Al punto che il consigliere non ha voluto nemmeno replicare alle “offensive” esternazioni della sindaca, limitandosi a postare lo spezzone dello streaming consiliare con l’eloquente chiosa “giudicate voi”. Riferendosi non tanto alle frecciate velenose contro la sua preparazione come consigliere, “perché lasciano il tempo che trovano poiché la preparazione semmai deve dimostrarla chi risponde sugli atti adottati – o non adottati – dall’amministrazione”. Il suo diplomatico “no comment”, ha spiegato poi al telefono, è invece indirizzato alla gratuita polemica ottenuta in risposta a interrogazioni quasi “dovute” per chiunque stia all’opposizione. Fra l’altro, fa notare, la maggior parte di quelle iniziative “normali” non erano state nemmeno rese pubbliche “proprio per la delicatezza del momento, in modo da fugare qualsiasi sospetto su iniziative da campagna elettorale”. A farle diventare tali, paradossalmente, è stata l’uscita di fondo della sindaca alla prima occasione di palcoscenico consiliare. Già sul momento, racconta sostanzialmente il capogruppo del Centrosinistra, gli era apparsa come un buttarla in caciara per mettere le mani avanti e svicolare sulle responsabilità politiche nell’amministrazione del Comune durante l’emergenza. E in effetti qualcosa non quadra in quell’arringa della grillina che ha ricordato tanto i vecchi tempi del Vaffa-day, nonostante il “coram populo” piazzato opportunamente per far pesare la cultura da avvocata all’avversario d’opposizione, operaio turnista in raffineria.

Risposte già date ma taciute in aula: perché?

Triberio infatti rivela che le risposte scritte a quelle interrogazioni gli sono praticamente arrivate tutte. Fra l’altro in tempi mediamente più brevi dell’usuale, nonostante gli uffici a minimo regime per lo smart-working. Allora, cosa contenevano quelle repliche, al punto da spingere Di Pietro a preferire la polemica inutile alla più proficua illustrazione dei suoi atti? Il consigliere, generalmente disponibile coi cronisti in cerca di approfondimenti, stavolta resta stranamente sulle sue. Si giustifica dicendo che “se ne parlerà diffusamente, al momento opportuno, nella giusta sede istituzionale”. E in effetti è stata la stessa sindaca a dettare questa inedita “regola del gioco”, quando in aula lo ha apostrofato pesantemente su qualcosa che nessuno sapeva fuori loro due, aggiungendo poi “di non vedere l’ora che vengano portate in consiglio”. Fino al momento in cui sbarcheranno a San Biagio, resterà il mistero. Forse, nel frattempo, la curiosità degli elettori alla prese con una difficilissima ripartenza sarà molto scemata. E magari quello che oggi imbarazzerebbe elettoralmente l’amministrazione, forse domani avrà un impatto minore sull’elettorato prossimo al voto. Forse.

5 Stelle, la solita “ripartenza”.

EDITORIALE– La fase 2 ad Augusta era iniziata con un bene augurante matrimonio, in mascherina e davanti un pugno di invitati. La fase 3 è cominciata con la “ripartenza” dell’amministrazione 5 Stelle, secondo i soliti modi e metodi che ormai sono la cifra distintiva del suo primo quinquennio a Palazzo: che rischia sempre più di essere pure l’ultimo, per come si è comportata nel consiglio del 3 giugno. Nelle intenzioni, la maggioranza non voleva dare vantaggi ai suoi più diretti competitor elettorali dell’opposizione. È finita che stavolta è l’intera città ad aver preso la bastonata. Perché dalla prima seduta dopo il lockdown – e ora si è capito il motivo delle opportunistiche porte chiuse a tutti – intere categorie produttive si aspettavano una boccata d’ossigeno, sotto forma di aiuti concreti all’economia familiare. Sia Peppe Di Mare che Biagio Tribulato avevano proposto che le casse municipali zeppe di liquidità, in qualche modo, ne impiegassero una parte per integrare i magri aiuti statali. Magari puntando su realtà locali maggiormente bisognose, che per forza di cose sfuggono a decreti governativi di respiro nazionale. Così non è stato, con uno di quei “no” per partito preso ormai metodo amministrativo dei grillini augustani. La pessima videoregistrazione ufficiale, con consiglieri nemmeno inquadrati, non consente una cronaca compiuta su come si sia consumato l’ultimo strappo fra il Movimento:dei gazebo e i suoi concittadini. Ma già quel poco udito dallo streaming ha fatto crollare la certezza che questa parte più direttamente tangibile dello Stato, cioè il Comune, sia saldamente alla guida di una ripresa molto difficile. Non sono state le bocciature in sè, e forse nemmeno il momento storico, ma argomenti e toni utilizzati a polverizzare il concetto stesso di Istituzione. Cioè di un Ente che dovrebbe rappresentare tutti, specialmente in questo frangente, brutalmente piegato alle minute necessità elettorali di consiglieri e di amministratori 5S agli sgoccioli in tutto. Senza badare al rischio di compromettere seriamente la fiducia dei cittadini nella loro Istituzione più rappresentativa – e in tutte le Istituzioni che l’hanno lasciata benevolmente fare – hanno inferto un danno incalcolabile alla tenuta sociale pur di occultare la propria inconcludenza. Perché di questo si tratta quando si arriva a insultare la minoranza persino per le sue normali e legittime interrogazioni. “Insulse domandine che fanno perdere solo tempo”, sono state definite. Vediamo per quanto tempo, ancora, proprio tutti tutti la penseranno così.

Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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