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Augusta, De Luca porta aria di regionali e fa sbattere le porte a Palazzo

AUGUSTA – Quando arriva all’appuntamento pomeridiano del 25 marzo, con abbondante ritardo ma ancora “alla luce del sole”, non è più lo “sCateno De Luca” dello slogan per la corsa a sindaco di Messina. Da quella carica si è dimesso perché ora vuole fare il sindaco di Sicilia, come afferma nel suo manifesto elettorale. Mantiene lo stile diretto e istrionico di sempre, che tanto entusiasma i populisti in libera uscita da Lega e 5 Stelle, però i toni sono quelli più adatti per chi corre alla presidenza della Regione. Dove per vincere serve l’elettorato dai gusti più moderati, e l’appoggio di chi lo rappresenta nei collegi. E così l’incontro con la stampa insieme al suo referente Marco Bertoni, appare più un tour di ricognizione sul ceto politico, piuttosto che un lancio vero e proprio della campagna elettorale. L’aspirante governatore è venuto a toccare con mano quantità e qualità dei capi-elettori, che i veti incrociati nelle coalizioni stanno spingendo a guardarsi intorno. Augusta diventa quindi una tappa intermedia del giro siracusano, dove il sindaco melillese Peppe Carta e quello avolese Luca Cannata cercano alternative sui loghi da mettere nei loro volantini per l’Assemblea siciliana. Però è ancora troppo presto per una chiara scelta di campo, perciò nel bar di piazza America non si vedono figure di spicco, anche se in città l’interesse sembra esserci. Rumors dicono che l’ex sindaco Pippo Gulino si sarebbe persino proposto candidato, mentre un consigliere di maggioranza potrebbe presto schierarsi con Sicilia vera.

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Tour col pulmino degli hippies per raccogliere candidati: richiesti 750 iscritti, quote da 10 euro.

Come sempre accade in queste fasi preliminari, la vera sostanza del tour resta dietro le quinte. Ai giornalisti viene consegnato solo il catalogo usuale delle campagne elettorali, anche se stavolta rilegato con trovate a effetto. De Luca arriva su un Bulli sopravvissuto a Woodstock e alla rottamazione, con la targa di prova e il tetto ingombro di valigie vintage, accatastate vicino la tromba voluminosa di un vecchio megafono. Il pulmino-icona della Volkswagen è fotogenico, e ha il pregio di andare piano per dargli più tempo di telefonare durante i trasferimenti. I simboli della scheda elettorale sono distribuiti sulle portiere, ma se li porta sempre dietro pure con la ffp2 e cravatta rosso shocking. A metà conferenza stampa brandisce una vistosa lanterna con la candela accesa, come un novello Diogene in cerca dell’uomo. Che nel caso specifico deve riempire le due liste a supporto, e “preferibilmente avere esperienza amministrativa o rappresentare il territorio. Una rappresentanza concreta, però, che va quantizzata in “750 iscrizioni”, da sottoscrivere con l’abbordabile “quota di 10 euro“. Altra condizione dichiarata, per quanto di dubbia praticabilità, “niente incontri privati”. Tutto “alla luce del sole”, come da slogan elettorale, e “preferibili i caffè”. In modo che possa “comunicare sempre preventivamente alla Digos gli appuntamenti”, anche se si tratta di quattro amici al bar.

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Riserbo sulle candidature a sostegno del “sindaco di Sicilia”, mistero svelato solo il 9 aprile.

Cateno De Luca.

Augusta potrebbe avere un suo candidato, “perché è un comune importante”, ma prima deve finire il giro provinciale. E in ogni caso niente anticipazioni fino al “9 aprile, quando nella convention di Catania presenteremo il 50 per cento dei candidati che già abbiamo”. Facile comunque che sia una donna il contributo augustano al “Sindaco di Sicilia“, visto che il leader punta a mettersi dentro qualche ras delle preferenze sfuggito alle sfilacciate coalizioni. “Ancora con centrodestra e centrosinistra? Cambiano i pupi ma i pupari sono sempre quelli”, dice l’aspirante governatore. Sopravvissuto a “18 processi e 2 arresti, ma incensurato; l’ultima assoluzione il 10 gennaio, per non aver commesso il fatto”. Se c’è qualcuno di impresentabile, “De Luca il pluriassolto” invita semmai a “cercarlo nella Banda Bassotticontro cui si sta candidando. Dentro la Topolinia della politica ci mette un po’ tutti: dal leghista Matteo Salvini (“sono il suo sogno proibito”), al forzista Gianfranco Miccichè (“è ancora sulle sue da quando gli ho risposto che non sono interessato al fare il vicepresidente“). Il programma elettorale è stringato:“Abolire il pizzo legalizzato”. Che poi sarebbero quei passaggi burocratici messi a suo tempo per prevenire abusi, e trasformati in feudi clientelari. “A Messina c’erano 23 dirigenti, li ho ridotti a 7: la burocrazia si governa, non si subisce”.

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“Sturziano convinto, il primo a licenziare dirigenti: la burocrazia si governa, non subisce”.

Il “primo sindaco in Italia che ha licenziato dirigenti, e che si definisce sturziano convinto” perché da presidente “decentrerà al territorio” ciò che la Regione accentra, è sicuro che la sua “politica del fare” sia la ricetta vincente. Magari condita coi suoi metodi spicci. Come quando, racconta, “andai a sorpresa da un custode che non era al suo posto ma guardava la tv; godeva di alloggio comunale comprensivo di luce e acqua. Trasferito e coi benefit revocati, in piena notte minacciò di suicidarsi dal tetto della struttura che doveva custodire. Svegliato alle 5 dai carabinieri, risposi al maresciallo: gli dica di buttarsi”. Sulla coscienza fortunatamente non se lo porta dietro, perciò ora può raccontare che “o amministri o cambi mestiere. Due volte deputato regionale e sindaco di 3 Comuni diversi senza un partito: ci sarà un motivo se a Messina sono stato eletto, nonostante nessuna mia lista in consiglio ha superato lo sbarramento“. Rivendica un successo personale, che solo gli sprovveduti possono ascrivere alla “popolarità” di un linguaggio politico, dove si parla di “lungomare pisciatoio” per trattare del tema depurazione. Quando si è dimesso da Santa Teresa Riva, ha fatto eleggere un “ragazzo che prima organizzava feste”. Le poltrone sindacali liberate nella natia Fiumedinisi e quella messinese sono le uniche a impegnarlo, oltre le regionali; altrove ha “declinato numerosi inviti” a schierarsi per le comunali. Però alle politiche vuole esserci, “con un movimento meridionalista”.

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Bertoni referente di Sicilia vera ma resta nella lista federata con la Lega e presente in giunta.

Marco Bertoni.

De Luca ha annusato l’aria di Augusta col fiuto affinato in 32 anni di politica, e poi ha proseguito per la costituzione dei gruppi di liberazione in altri comuni. Sperando che i 15 “liberatori” richiesti per formarne uno, poi diventeranno “comitati”, per arrivare ai “50 mila iscritti”. Se Bertoni lo ha convinto, si vedrà quando l’approssimarsi della data per l’Ars costringerà tutti a scoprire le carte. “Su Cateno stiamo incassando l’adesione di candidati ed ex consiglieri comunali“, assicura l’ex coordinatore dei Gilet arancioni, abbandonati perché era “un progetto che non andava da nessuna parte”. Intanto, però, l’attivismo del referente augustano sta diventando un problema per i leghisti di Saro Salmeri. “Continuo a far parte di Noi per Augusta“, dice in conferenza stampa. Quella lista che sosteneva la sindacatura Gulino si è poi federata con la Lega Sicilia, entrando contemporaneamente nella giunta Giuseppe Di Mare:“Abbiamo deciso di appoggiare l’amministrazione, perché questo sindaco sta facendo bene”. Anche se alle regionali ognuno giocherà la sua partita, lasciando fuori dalla mischia gli equilibri nella maggioranza eterogenea, non c’è dubbio che il quadro politico si complica dentro il Municipio. Con gli assessori coinvolti nella campagna elettorale su fronti diversi, arriverà il momento che nell’attività amministrativa si formino frizioni per interessi politici confliggenti. Col rischio che Di Mare si ritrovi assediato nel suo stesso Palazzo.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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