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Stazioni: biglietto da visita, ma non per le Ferrovie italiane

La stazione di Augusta con materasso

I fazzoletti bianchi sventolati alla partenza del treno sono più di una memoria nostalgica in bianco e nero: stanno diventando reperti per ricordare le stazioni che ritraggono. Perché nell’Italia che guarda al turismo culturale come fonte di ricchezza sostenibile, le Ferrovie stanno cancellando le fermate nei centri minori. Spesso sono scrigni di tesori artistici e culturali, oscurati da vicini più gettonati, che solo la fermata di un treno invoglia il viaggiatore a una visita: all’inizio fugace, ma che magari si trasforma nel progetto di un soggiorno.
Su eCostiera.it c’è un reportage nato anche grazie al treno, quello sull’incantevole Sitges. A pochi chilometri da Barcellona è diventata estensione naturale per ogni visita nella grande – in ogni senso – capitale catalana, proprio per merito di un efficiente collegamento ferroviario.

Vietri sul Mare, l’ex scalo merci

Perciò fa male vedere trascurata la storica stazione di Vietri sul Mare, porta della Costiera Amalfitana. Quando a Taormina un attento restauro dell’edificio liberty, insieme a numerose fermate dei convogli, l’ha fatta diventare meta di visite anche per chi non deve partire. E’ assurdo pensare a costosi eventi per promozionare, e poi abbandonare la promozione naturale di una stazioncina. E ancora più assurdo è trasformare questo biglietto da visita di una città, in un monumento al degrado.
Come racconta questo reportage del giornalista Massimo Ciccarello su LaNota7.it. Riguarda una cittadina che piccola proprio non è, nè demograficamente nè economicamente. E che perciò si può portare come emblema di una Rfi privatizzata, che guarda solo al facile profitto sui pendolari al Nord.

Stazioni senza più biglietteria

Bye bye alle stazione di Augusta. Sembra proprio il titolo di un film, la chiusura per lavori della tratta ferroviaria in direzione Siracusa. Solo che non racconta di partenze di viaggiatori, ma parla di un possibile addio di Trenitalia allo scalo augustano. E non solo a questo, dato che la Filt Cgil “non nasconde la preoccupazione perché teme sia il preludio per la soppressione della stazione di Siracusa”.
L’estate delle rotaie bollenti inizia con largo anticipo rispetto alla stagione turistica e balneare. Ma in perfetto orario con l’apertura del Ciclo di spettacoli classici, sui quali si investe una barca di fondi pubblici con la speranza di portare visitatori. Che però si devono arrangiare in un’altra maniera per raggiungere il teatro greco. La Rfi ha anticipato i cantieri per la modernizzazione della tratta e lascerà a terra i pendolari delle tragedie durante tutti i fine settimana, fino a metà giugno.

Fino a metà settembre l’Italia ferroviaria finisce a Catania

Poi sarà il turno di tutti quanti doversi arrangiare per raggiungere il capoluogo. Perché fino a metà settembre l’Italia ferroviaria finisce a Catania. In perfetta coincidenza con lo scemare dell’appeal turistico, i viaggiatori provenienti da nord potranno riprendere il treno per visitare Siracusa. Avranno a disposizione certamente una nuova linea più veloce e sicura, probabilmente le solite carrozze ferroviarie riciclate dagli ammodernamenti nei convogli in servizio nella Padania, e forse la vecchia stazione di Augusta da ammirare in corsa sbirciando dal finestrino.
Perché la vera incognita di questo ammodernamento è proprio il destino dello scalo augustano. Che, poco per volta, è diventato alla stregua della fermata di un tram. Oramai per chiudere definitivamente manca solo qualche ferroviere che si tiri l’unico cancelletto pedonale rimasto aperto, spedendo poi la chiave al Comune per farla conservare fra i cimeli di Augusta del tempo che fu.
Quella che nelle arrugginite indicazioni stradali viene ancora indicata come stazione ferroviaria, è solo un paio di panchine sotto una pensilina dove ferma qualche treno. L’elenco di quello che manca è lungo. Niente biglietteria, sala d’attesa chiusa, servizi igienici sbarrati da anni, ovviamente niente punto ristoro, e soprattutto nessuno a cui poter chiedere uno straccio di informazione.
Sostanzialmente, nulla di ciò che fa definire un luogo come “stazione”. Per tenere in piedi la finzione, tuttavia non mancano gli opportuni avvisi. Nei bagni, il “gentile cliente” è avvisato che Rfi “intende assicurare i migliori livelli di sicurezza e decoro in tutte le stazioni della rete nazionale”. Quindi, essendo Augusta diventata una città africana, “questo servizio igienico viene definitivamente chiuso”. Se scappa con urgenza ci sono le vicine saline, che assicurano contemporaneamente il decoro alle altre stazioni italiane e un tuffo nella natura al viaggiatore locale.
Il decoro secondo Rfi la fa da padrone anche nella sala d’attesa. Che resta appunto, ormai da molti mesi, rigorosamente “chiusa per attività mirate al ripristino delle condizioni igieniche e del decoro”. Sarà forse per questo che per i viaggiatori in lunga attesa è disponibile un materasso steso sulla banchina, proprio di fronte alla saracinesca del bar da “amarcord”.

Anche per questa estate i treni si fermano a Catania

Ma viste le condizioni poco decorose del giaciglio, viene il dubbio che si tratti di un’iniziativa delle Ferrovie alla Mastro Lindo. Però chiedere lumi non è possibile. L’ennesimo cartello avverte che “per informazioni” bisogna chiamare il “call center 199 892021”, che non è un numero verde ma fa pagare extra i minuti che si sta in linea, oltre alla normale tariffa della telefonata. Se si vuole risparmiare, c’è “www.trenitalia.com”. Ma bisogna avere un proprio piano dati sul telefonino, perché di wifi free non c’è traccia. D’altronde come si potrebbe sperare, se a caratteri cubitali “non si danno informazioni sui servizi di biglietteria”.
Insomma, più che la stazione di Augusta sembra quella di Macondo. Eppure, neanche un anno fa la volenterosa assessora comunale Giusi Sirena aveva incontrato i responsabili delle Ferrovie, in un vertice fra amministrazioni a Comiso. La modicana della giunta grillina, proprio in quanto pendolare dell’amministrazione, aveva dato tutta l’impressione di prendersi a cuore la vicenda. Peccato che in quella sede avesse parlato di treni del barocco, e non di treni e basta.
Così Rfi è andata avanti col suo personale piano del “decoro” applicato allo scalo augustano. Sollevando le proteste degli altri pendolari locali, che usano il treno per recarsi a lavorare e non per andare ad amministrare altre città. Quando il livello dei like alle loro lamentele sui social ha superato la soglia limite per la tollerabilità dei 5 Stelle, la sindaca Cettina Di Pietro ha impugnato carta e penna vergando la solita letterina indignata. Che come al solito è rimasta lettera morta. Magari la prossima volta, chissà le sorprese della vita, la letterina può mandarla direttamente a Babbo Natale”.

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