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Sicignano degli Alburni-Lagonegro: 30 anni di attesa per un treno che non arriva

Trent’anni aspettando un treno che non arriva. E da più di cinque anni che ininterrottamente scrive appelli, incontra politici delle diverse aree e dirigenti delle ferrovie italiane. Il Comitato per la Riattivazione Ferrovia Sicignano degli Alburni-Lagonegro non si ferma dinanzi alle (vane) promesse di riattivare la ferrovia del Vallo di Diano che aveva il suo capolinea in Basilicata. Inaugurata nel 1892 venne chiusa al traffico (sia passeggero che merci) nel 1987 in seguito ai lavori di rinnovamento della linea Battipaglia-Metaponto. Ma dopo trent’anni il treno non è più passato su questa tratta, favorendo ulteriormente l’isolamento di un’area come quella del Vallo di Diano.

La ferrovia (che c’è) inizia dalla Battipaglia-Potenza all’altezza della stazione di Sicignano degli Alburni, in direzione Potenza, giungendo fino alla stazione di Lagonegro. Per 78 chilometri attraversava il Vallo di Diano toccando luoghi turistici e collegando il salernitano e il lagonegrese.

Su questa tratta nessuno ha mai speso un impegno politico serio, tranne poche eccezioni, e sono state accampate scuse su scuse per non ripristinarla – si legge in uno dei tanti comunicati inviati alla stampa – dai prezzi troppo alti alla scarsa convenienza, tutte fandonie visto che il trasporto su ferro è il trasporto del presente e del futuro”.

La Ferrovia Sicignano-Lagonegro

Eppure è un territorio con oltre 100.000 abitanti che in estate triplica con l’arrivo degli emigranti e di turisti. Ma la battaglia che da anni conduce il Comitato (con i portavoce: Rocco Panetta, Giuseppe Verga e Rocco Della Corte), sembra essere rimasto ancora inascoltato.

Nonostante i segnali di apertura arrivati anche dai vertici di Ferrovie nulla è accaduto, anche se la Regione Basilicata si è schierata apertamente per la riapertura della tratta. E il cambio al comando della Regione Campania sembra non aver sortito alcun effetto di discontinuità.

Un ritorno del treno nel Vallo di Diano potrebbe dare un nuovo slancio all’economia, al turismo e alla cultura. Solo un esempio: la Certosa di Padula, uno dei gioielli architettonico-culturali della Campania è quasi irraggiungibile (se non si va in auto) a due chilometri da una stazione senza treni.

La priorità per il Vallo di Diano è la riapertura della ferrovia per tanti motivi, che sono stati più volte elencati e che continueremo a ripetere fino alla noia – scrivono i rappresentanti del Comitato – collegamento con l’Alta Velocità a Salerno, avvicinamento delle zone della provincia al capoluogo ed ai servizi, favorire gli spostamenti pendolari e non verso il maggiore centro urbano salernitano, e consentire il raggiungimento dell’aeroporto in caso di un suo eventuale ampliamento”.

Ma dopo anni si ritorna a parlare solo di un nuovo “studio di fattibilità”, come ha annunciato Luca Cascone, presidente della Commissione Trasporti della Regione Campania – nonostante già sia stato fatto nel 2006, spendendo 180.000 euro di soldi pubblici. “Secondo le Ferrovie dello Stato nel 1999 occorrevano 100 miliardi di lire per riaprire la tratta fino a Lagonegro – sostiene il Comitato – mentre per la riapertura di un primo tratto funzionale fino a Casalbuono occorrevano circa 60 miliardi di lire. Il totale di 100 miliardi di lire equivalgono a 51,6 milioni di Euro. Questo significa che in 8 anni, dal 1999 al 2007, i costi sarebbero aumentati di otto volte da 51,6 milioni a 400 milioni di Euro? E’ evidente che uno dei due studi di fattibilità non è veritiero”.

E così si continua a sperare almeno nel ripristino del primo tratto di linea tra Sicignano e Polla che consentirebbe senza fermate intermedie un veloce collegamento con il capoluogo. Tra le proposte fatte c’è anche la fermata dei Freccialink a Padula, Sala Consilina e Polla nel prossimo orario estivo. Intanto c’è l’autoservizio sostitutivo da Battipaglia a Lagonegro che continua a sostituire il treno ancora oggi.

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