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Rumore di parole: il libro di Alfonso Carotenuto tra anima e denuncia

Alfonso Carotenuto

Inizia con “Io canto la grande bugia” il libro di poesie “Rumore di parole” (edizioni Bonaccorso) scritto da Alfonso Carotenuto (edizioni Bonaccorso). “Io canto ciò che poteva essere e non è stato, tutto quello che doveva accadere e non è accaduto; io canto ciò che la vita promise e non ha mantenuto, i tanti doni, spariti nel nulla, nell’inganno di una magia. Io canto ciò che il vento si portò via; io canto…la grande bugia”.

Il lettore viene introdotto così con questi versi, in questo viaggio di strofe che hanno la capacità di far rivivere “dolci inganni”. Alfonso Carotenuto che ha trascorso la sua prima gioventù a Tramonti, Costiera amalfitana, e ha lavorato nella pubblica amministrazione con ruoli anche delicati, mette a nudo la sua anima e i suoi pensieri: “No, non siamo santi, però cerchiamo Dio. Noi siamo gli ultimi e vogliamo essere i primi; rincorriamo il sogno e l’utopia”…. E il disincanto in questa vita che a volte sembra smarrire il suo senso: ”E noi, eredi di Ulisse, con l’ansia di capire; noi instancabili pellegrini, in cerca di un senso, forse inesistente o forse, chissà, smarrito per sempre”. Non mancano poi anche versi che regalano pensieri di “ribellione” e di denuncia come “E’ tempo di arroganti e di arrivisti…in un mondo di ingordi e prepotenti, intanto io sto dalla parte dei perdenti”.

La copertina del libro di Alfonso Carotenuto

 

“La poesia di Alfonso Carotenuto tratta i molteplici aspetti dell’esperienza umana con un’indicibile capacità e profondità analitica – si legge nella prefazione di Laura Cociani – con il sapienziale acume di chi ha vissuto in mezzo al guado coinvolgendosi al massimo nelle situazioni, negli avvenimenti di una realtà dinamica, pur mantenendo sempre vigile l’osservazione critica suggerita dai suoi parametri interiori etici e morali; lo provano anche quelle tante poesie dove abbondano l’arguzia e l’ironia insieme ad un disincantato umorismo”.

E un passaggio sulla comunicazione d’oggi con l’uso dei social network “In giro tanta fretta e nevrosi, da stemperare con la smania di tweet e di email, su facebook e blog, in web, per anonimi destinatari..”, denuncia la mancanza di socializzazione vera, quella fatta di conversazioni amicali e di vicinanza fisica. Memore forse di quelle lente chiacchierate tra vicini che di solito ancora oggi avvengono in posti come Tramonti, a cui ha dedicato diverse poesie tra cui L’Eterno e l’effimero: “Sfidano l’eterno quelle superbe montagne, legate a forma di conca, dalle cime sazie di vento e di cielo, muti testimoni eloquenti dell’urlo di orgoglio di antiche genti e di memoria vivente...”.

E poi, in un’altra poesia, si chiede: “Chi sono io, un povero diavolo o un istrione? Di certo un inguaribile sognatore”. Ed è grazie a questa sua “voglia di sognare” che lo fa “parafrasare” anche Neruda, che la poesia di Carotenuto riesce a trasmetterci molto di sé, del suo mondo fatto di pensieri indagatrici che spingono verso la ricerca della verità, anche nei suoi affetti e sentimenti intimi.

 

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