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Paestum, Il Vino del Tuffatore tra Archeologia e Dieta mediterranea

Un film dove si racconta la vita dei contadini tra vitigni e riflessioni intorno a questo mondo, e l’archeologia per ricordarci sempre da dove arriviamo. La terza edizione de “Il Vino del Tuffatore – Archeologia e dieta mediterranea” svoltasi nel Parco Archeologico di Paestum (l’11 e il 12 novembre) grazie anche alla collaborazione del direttore Gabriel Zuchtriegel, ha visto la presentazione del film “Resistenza Naturale” con la presenza del regista Jonathan Nossiter, occasione per raccontare la storia di luoghi e persone che caratterizzano le produzioni agricole italiane.

Perché questo film documentario – presentato nel 2014 in anteprima al Festival di Berlino – racconta dalle Marche alla Toscana, dall’Emilia al Piemonte – viticoltori che non si sono piegati alla standardizzazione e hanno uno stretto legame con la terra che coltivano. Racconta il coraggio di quattro viticoltori italiani (Elena Pantaloni, Stefano Bellotti, Giovanna Tiezzi e Corrado Dottori) che hanno deciso di lavorare la terra nel pieno rispetto della natura e dei suoi tempi, combattendo leggi restrittive e burocrazia.

Paestum, l’incontro il Vino del Tuffatore

Il dibattito con il pubblico presente – molti di questi viticoltori – ha così avuto molti spunti di riflessione con la consapevolezza dell’importanza di produrre cibo sano in un ambiente sano. Perché il consumatore è felice di condividere queste esperienze e ad acquistare i prodotti fatti con amore e consapevolezza.
Il film-documentario girato nelle colline Senesi, racconta uno spaccato di vita: contadini che coltivano vigneti a cui è stata ripristinata nel tempo la fertilità attraverso le pratiche del sovescio e di agricoltura conservativa.
Su queste colline, si coltivano vitigni multi varietali e non frutto di selezione clonale, innestano e reinnestano quelli più adatti al territorio. Queste vigne hanno piante adattate e acclimatate alle diverse condizioni pedologiche e di clima. La loro diversità, e non uniformità, offre a questi vignaioli l’opportunità di produrre vini unici, rispettando la stagionalità.

Paestum, il vino di Domenico Cavallo

Questi vignaioli-testimoni si sono appropriati della tradizione per creare innovazione. Perché senza tradizioni e passato non può esserci innovazione. Ma qual è l’innovazione di questi vignaioli? E’ il recupero del tempo, dello spazio, delle culture e delle loro tradizioni e con chimica zero. Il vino ottenuto da queste vigne, dà l’opportunità a estimatori e consumatori attenti di bere vini della tradizione ”come madre natura vuole”. E nel mondo enogastronomico è il prodotto più innovativo possibile. E’ questo l’obiettivo di presentare vini biologici, senza lieviti e con bassa quantità di solforosa. Ed è ciò che è avvenuto durante questa manifestazione. Perché questa realtà è diventata una concretezza per diversi vignaioli che hanno scelto da tempo di intraprendere il percorso e di far diventare il presente il passato.

Paestum, un momento dell’evento Il Vino del Tuffatore

Il Parco archeologico di Paestum può diventare una delle “vetrine” dove poter presentare le nostre eccellenze territoriali, raccontando il lavoro e la passione degli agricoltori.

E così presentare i prodotti agricoli all’interno del Museo del Parco archeologico di Paestum, centro della storia archeologica, è una intuizione felice: non può esserci luogo migliore in cui comunicare queste nostre realtà, dove le colture diventano cultura e stile di vita.
Nel cuore della nostra storia presentiamo il presente del territorio. Perché il presente di tutto il Sud Italia, è proprio il settore agroalimentare, soprattutto in provincia di Salerno, dove il recupero delle biodiversità vegetali, unicum di storia, tradizione, usi e costumi dell’agricoltura stanno prendendo vita.
Gli assaggi e il buon cibo hanno poi continuato ad allietare la serata. Molto apprezzate le “degustazioni dei vini” abbinate alle nostre eccellenze: mozzarelle DOP di bufala campana, ricotte, salumi (soppressata di Gioi Cilento) ma soprattutto il pane e olio, olio extravergine di oliva del nostro territorio. Grazie alla commissione tecnica di esperti dell’AIS Campania, presieduta da Maria Sarnataro è stata premiata l’azienda viticola Lunarossa, con il marchio “vino del Tuffatore 2017”. Tra le diverse aziende presenti a questa edizione si è registrata la presenza dell’associazione “Terre dell’Aglianicone”, dove anche i giovani stanno investendo e credendo in un vecchio vitigno recuperato nella valle del Calore e che già rientra nella DOC Castel San Lorenzo.

Terre Aglianicone

La sua coltivazione è diffusa anche negli altri areali cilentani. Presenti inoltre: Polito Viticoltori, De Concilis, Lunarossa, Case Bianche, il vino di Raito, Salvatore Mignoni, Cantine Matrone, e fuori concorso l’azienda agricola Rosa Pepe.

Paestum, la locandina de Il Vino del Tuffatore, edizione 2017

Ci si aspettavano più adesioni da parte delle aziende, ma il motivo è da ricercarsi nel ridotto numero di realtà vitivinicole campane condotte in biologico e che vinificano senza solfiti. I tempi non sono ancora maturi, ma quanto raccontato nel film “Resistenza naturale”, dimostra che è una realtà. Speriamo che nel tempo, anche grazie alle nostre condizioni climatiche e fertilità dei nostri suoli, la produzione di questa tipologia di vino possa diventare realtà. Il PSR 2014/2020, con la misura 16 azione 2, può darci questa opportunità. Il Comitato Promotore dei Distretti Rurali Integrati e in Rete, insieme ai soci e al Consorzio Vita Salernum Vites cercherà di perseguire questa strada, per cercare di dare rilancio e qualche nuova opportunità al territorio.

IL MELOGRANO DI PAESTUM

*Rosa Pepe, Agronoma e referente Tecnica dei Distretti Rurali e integrati delle aree interne e protette

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