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Nicosia e Lefkada Street: la Cipro divisa tra due culture

Divisi non solo da una “linea verde”, un checkpoint anche fisico, ma anche da due grandi culture: la Grecia e la Turchia. Cipro è un’isola che ti stordisce non appena ci metti piede. Attraversare l’ultimo muro d’Europa a Nicosia è un’esperienza che ti travolge. Perché non si attraversa solo una frontiera ma si passano due continenti: dai negozi moderni della parte greco-europea, ai kebab orientali, ai caravanserragli, alle moschee (un tempo chiese), agli hamam della parte turco-cipriota. Per anni è stata anche una colonia inglese: qui si guida a sinistra.

Un caffé alla 'frontiera' (con barriera con sacchi di sabbia). Anche questa è #Nicosia e #Cipro

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È come passare da Londra a Istanbul in pochi metri. Cultura greca e turca dividono l’isola in due. E la ‘linea verde‘, la barriera che divide i greco-ciprioti dai turco-ciprioti non è solo una ‘questione politica’ ma sostanziale: cambi cultura, lingua, cibo. Ad ogni ‘confine’, un controllo passaporti (tempo fa c’erano anche i caschi blu dell’Onu).

Sono belle quelle strade piene di 'colori'. Dai volti sconosciuti e dagli sguardi 'innocenti' (#Nicosia #Cipro)

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Il tentativo di riunificare Cipro è andata sempre male. Anche questa volta è andata così (7 luglio 2017). Ad annunciarlo è stato António Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite. Nonostante le varie pressioni dell’Onu, i presidenti delle due Cipro, il greco cipriota Nicos Anastasiades e il turco cipriota Mustafa Akinci, non sono riusciti a trovare un accordo. Il Guardian ha raccontato di come alcuni diplomatici avrebbero offerto poco ai greco ciprioti, i quali invece si sarebbero detti disposti a fare alcune concessioni importanti, come stabilire una rotazione per la presidenza dell’ipotetico paese unificato.

Il caravanserraglio: ancora oggi ospita commercianti e viaggiatori (#BüyükHan #northnicosia)

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Cipro è divisa dal 1974, quando la Guardia nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia – il “regime dei colonnelli” – organizzarono un colpo di stato a Cipro. Il presidente cipriota Makarios III fu deposto, il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola, per difendere la comunità turca cipriota che la abitava. I soldati turchi presero il controllo del nord e Cipro fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde”, la stessa che ancora oggi divide Nicosia, la capitale. Nel 1983 fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dalla Turchia; la Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli stati ad eccezione della Turchia e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea.

Simboli (tra religione e politica) #Nicosia (zona turco-cipriota)

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E così quando si viene qui, sembra rivivere un’atmosfera da “muro di Berlino”. Lungo Lefkada street, il cuore commerciale di Nicosia, si passa improvvisamente da negozi alla moda e dagli odori della cucina greca con i suoi caffè lungo il corso; ad una volta oltrepassati il checkpoint, con il controllo dei documenti, piombare improvvisamente in un’atmosfera completamente diversa. Nella parte turca tutto cambia, anche nell’abbigliamento delle persone.

Checkpoint Nicosia Turkish part (Cyprus)

Qui trovi il bazar con spezie, abiti turchi, cuscini, lampade tipicamente orientali, negozi che sembrano un mercato all’aperto, un antico caravanserraglio di origine ottomana, un caratteristico hamam. Le antiche chiese trasformate in moschee come ad esempio Selimiye Cami, la cattedrale gotica di S.Sofia costruita agli inizi del ‘200 e diventata moschea con la conquista ottomana di Nicosia del 1570. Fare un viaggio a Cipro e soprattutto nella capitale Nicosia, vuol dire farne due. Doppie scoperte, doppie emozioni in quella che è ancora oggi l’”ultima città divisa d’Europa”. Resiste a tutto. Anche al multiculturalismo.

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