You are here
Home > STORIE > Dalla dea Hera alla Madonna del Granato: il melograno di Paestum vuole ora rinascere

Dalla dea Hera alla Madonna del Granato: il melograno di Paestum vuole ora rinascere

A Paestum torneranno i melograni, frutti legati alla storia di questa terra. Ecco come questa antica pianta (Punica granatum) dalle molte proprietà benefiche e presente nell’area del Mediterraneo fin dall’antichità, è cresciuta nella zona di Capaccio a partire dai Greci e dalla dea Hera, venerata a Posedonia. E se vogliamo delle prove, basta andare nel Museo archeologico di Paestum ed ammirare la statuetta di Hera, moglie di Zeus, con in mano il melograno. Quanti visitatori si saranno chiesti il motivo di questa raffigurazione?

La Dea Hera con il melograno presente nel Museo archeologico di Paestum

Di raffigurazioni storiche legate al melograno ce ne sono qui tantissime – spiega Rosa Pepe, agronoma del Crea Ort Pontecagnano, che insieme a Rosanna Lavornia dirigente della Regione Campania, sta seguendo i vari passaggi di messa in coltivazione – il melograno è da sempre presente nelle nostre case e soprattutto nel Cilento non c’è un vecchio “Pagliaru” che non abbia il suo melograno, quindi quale testimonianza migliore di una coltura presente da sempre nel nostro areale?”. E poi come non ricordare la Madonna del Granato, pregata ancora oggi in tutta la zona e che sorge sul Monte Calpazio che sovrasta l’ampia valle del fiume Sele?

Paestum, la Madonna del Granato

Da tempo, sollecitati anche da persone come Gerardo Siano, medico senologo, che diffonde la cultura del mangiare e vivere sano con l’associazione “Dieta mediterranea di Paestum”, un gruppo di coltivatori della Piana del Sele, è intenzionato a rimettere in coltivazione questa pianta che regala prima dei meravigliosi fiori e poi dei frutti (chiamati anche granata) con i semi dal colore rosso rubino.

L’ultima riunione per la “Costituzione del gruppo operativo” si è svolta sabato 18 marzo presso il “Paradiso Agripaestum”. Presente anche un coltivatore pugliese, Baldassarre Surico, che forte della sua esperienza ha incoraggiato ad intraprendere una vera e propria attività legata al melograno: dalla produzione alla commercializzazione e conservazione del succo. “Ho imparato molto sul campo – spiega Surico che ha un’azienda agricola nel Metaponto – andando anche a conoscere la florida realtà imprenditoriale che si svolge a Valencia in Spagna. E posso assicurare che è una attività che può dare molte soddisfazioni, perché è un frutto apprezzato molto per le sue caratteristiche benefiche. Bando ovviamente ad uso di sostanze chimiche, qui si coltiva solo naturalmente e bio, è una pianta resistente al caldo e al freddo, e che ama il terreno non coltivato meccanicamente”. E si spiega anche il perché se si pensa che il melograno è stato tra i primi frutti ad essere conosciuto e coltivato dall’uomo.

L’incontro per la costituzione del gruppo

La simbologia è ricca di tante altre rappresentazioni artistiche: dai giardini di Babilonia alla mitologia greca, alle rappresentazioni fittili di epoca pre-romana fino ad arrivare alla “Madonna della melagrana” del Botticelli. Il ritorno a Paestum, potrebbe avere quindi più di un significato simbolico. Oltre a favorire il ritorno alla terra e alle origini. Ecco il perché anche della presenza di Giovanni De Sio, dirigente della Regione Campania e responsabile della misura 4.1, che ha spiegato come poter accedere ai fondi regionali. Opportunità che forse potranno apparire irraggiungibili per molti, ma che per molti altri possono favorire l’inizio di una nuova attività imprenditoriale legandola alla tradizione del posto.“I contratti di rete potrebbero essere un’altra soluzione – sostiene Anna Pina Arcaro, presidente del Comitato dei Distretti Rurali – l’importante è che ci sia un’unità di intenti per far crescere non solo un singolo ma tutta una comunità”. “Penso a quanto sia importante questo frutto per la nostra salute, ricco di un’eccellente sorgente di vitamina C e del gruppo B, di potassio e di notevoli quantità di Polifenoli antiossidanti– sostiene Gerardo Siano la pianta del melograno non ha bisogno di cure specifiche. Quella che spero nascerà qui, sarà una produzione biologica sana, con un suo disciplinare. Perché il cibo sano è la nuova frontiera dell’alimentazione”. Appuntamento ora al prossimo step.

Leave a Reply

Top