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Mario Carotenuto, autoritratto degli anni Settanta. La mostra a Salerno per i suoi 95 anni

Mario Carotenuto autoritratto degli anni Settanta”: è la mostra dedicata al maestro Carotenuto che compie novantacinque anni, e che per settantanni ha ripreso la bellezza della natura, della sua terra e molti dei suoi abitanti. Il vernissage curato da Massimo Bignardi – dal 12 ottobre al 5 novembre – si tiene nella sala San Tommaso del Quadriportico del Duomo di Salerno. Ben quaranta sono gli autoritratti scelti tra quelli che l’artista ha realizzato, dagli anni sessanta ai novanta. Lo stesso Carotenuto ha definito questo periodo una “stagione magica”, ove la città si apriva a nuove energie, a nuove capacità immaginative, disegnando una scena di dialogo ove l’artista specchiava il suo volto, la sua personalità, la sua pittura. Intorno a questa mostra, idealmente ci sono tutti gli amici dell’artista, nato a Tramonti e legato profondamente non solo alla città di Salerno, ma a tutta la Costiera amalfitana, ripresa più volte nei suoi lavori. Significativa è la sua esperienza annuale per realizzare ad ogni Natale il Presepe nella Sala San Lazzaro. Vicino a lui, in un fermo immagine c’è anche Peppe Natella, indimenticabile artigiano che ha dato vita a questa idea diventata un punto fisso per il centro storico, insieme alla Bottega San Lazzaro.

La mostra sugli autoritratti di Mario Carotenuto

Carotenuto pittore realista? – è Massimo Bignardi a chiederselo nel suo testo introduttivo al catalogo pubblicato da Gutenberg Edizioni con la grafica di Ernesto Manzolillo –. È una domanda che si impone nelle mie riflessioni ogni qualvolta torno in campo nel diretto confronto con un’opera da poco terminata e che Mario desidera rileggere insieme o, come è in questo caso, calarsi nuovamente nelle trame della sua esperienza artistica e ordinare quei tratti rimasti ancora poco noti del suo oramai più che settantennale percorso creativo. Certamente a sostenere la tesi del ‘realista’ concorrono tanti segnali alimentati, tuttora, da una pittura figurativa carica di riferimenti espliciti al nostro Novecento, alla sua sintassi, alle novità e, al tempo stesso, proiettata a far piazza pulita dei legami che la trattengono nella fossa di una figurazione carica di nostalgia. La sua è stata ed è una disponibilità ad ascoltare i commenti che lo ‘sguardo’ gli impone e lo ha fatto – essenzialmente fino ai dipinti degli anni settanta e ottanta, arco cronologico nel quale si iscrivono gran parte degli autoritratti – accogliendo la luce nella sua dimensione diurna di materia che rende possibile l’affermazione della percezione”. Sarà affascinante notare attraverso questi autoritratti come lo sguardo stesso dell’artista muta sulla sua figura. Che non è mai uguale. Mai banale.

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