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Lo storico Gargano: salviamo l’acqua, bene prezioso

La civiltà di Amalfi medievale ruotava intorno all’acqua: quella salsa del mare che favorì lauti commerci, quella dolce dei torrenti che alimentò la protoindustria rappresentata da mulini, gualchiere, cartiere, ferriere, trappeti, concerie, saponiere.

La vita sulla Terra si è formata nell’acqua circa 4,5 miliardi di anni fa. L’esperimento di Miller, compiuto a metà degli anni ’50 del passato secolo, lo ha dimostrato chiaramente. In una sfera di vetro completamente sterilizzata fu creata un’atmosfera di ammoniaca, metano, anidride carbonica e vapore acqueo, sovrastante un mare in miniatura. Forti scosse elettriche, paragonabili ai fulmini che in quei tempi remotissimi si producevano in quell’atmosfera primordiale, provocarono la formazione di una schiuma marrone galleggiante sull’acqua: si trattava di catene di amminoacidi, le basi fondamentali per la nascita della vita. In un tempo non necessariamente lungo si sarebbero costituite le prime cellule. Dopo due miliardi di anni si formavano esseri vegetali e poi animali pluricellulari; le alghe, quindi, invadendo i bordi del Pangea, trasformavano l’atmosfera da riducente in ossidante, assorbendo l’anidride carbonica, fissando il carbonio nel terreno e liberando l’ossigeno: in tal modo si preparava l’ambiente adatto all’evoluzione degli esseri terrestri, destinata a giungere all’intelligenza umana.

La teoria climatica di Montesquieu sostiene che le più grandi civiltà umane della Terra si sono organizzate intorno ai grandi fiumi presenti nell’Africa mediterranea, nella vicina Asia e nel sud-est asiatico. Così i corsi d’acqua diventarono, nell’immaginario collettivo, divinità positive, perché fertilizzavano le terre: lo Scamandro di Ilio combatteva persino a difesa dei troiani, l’Egitto era considerato un dono del Nilo; addirittura si pensava che forze astrali prodotte dalla stella Sirio (l’Iside egizia), guidata dalla stella Procione, influissero nello straripamento del fiume africano. Anche le sorgenti furono considerate quali ninfe che aiutavano le popolazioni: Uele era la ninfa che alimentava la sorgente di Uele, la greca Elea, denominata Velia dai romani, che ne rafforzarono il digamma; sgorgava, così, quell’acqua benefica per i malati che si recavano lì per guarire nella scuola medica.

Acqua, un bene di tutti

L’acqua non produce e sostiene soltanto la vita, ma la distrugge pure: le inondazioni sono l’unica arma in grado di annientare le colonie di termiti, il cui acido è capace di corrodere financo il ferro; le alluvioni cancellano in poche ore intere comunità umane. Per la protezione contro di esse si giustificano le chiese dedicate nel Medioevo a S. Maria de Flumine presso i corsi fluviali di Amalfi, Atrani e Maiori.

Imponenti acquedotti hanno costruito i romani in molte regioni, al fine di trasportare l’acqua per vari chilometri. Il taglio degli acquedotti consentì alle truppe dell’imperatore Tito di piegare la quinquennale resistenza di una fortezza ebraica e ai bizantini di liberare Napoli dai goti: per sete dovettero arrendersi gli assediati.

La civiltà di Amalfi medievale ruotava intorno all’acqua: quella salsa del mare che favorì lauti commerci, quella dolce dei torrenti che alimentò la protoindustria rappresentata da mulini, gualchiere, cartiere, ferriere, trappeti, concerie, saponiere.

Le distese marine hanno sempre costituito una via alquanto celere e sicura per i trasporti, le esplorazioni, gli scambi culturali. “Viviamo come rane intorno a uno stagno“, affermava Socrate nel IV a.C. a proposito del Mediterraneo; “bianche vele come farfalle” osservava Giove dall’alto dell’Olimpo volare sul Mare Nostrum nel I canto dell’Eneide.

Il miracolo del “ciclo dell’acqua” regge la biosfera sulla Terra; quello stesso ciclo che circa un miliardo di anni fa doveva essere attivo anche su Marte, come provano i meandri di fiumi essiccati e i bacini di laghi e mari. I canali che per effetto ottico osservavano Schiaparelli e Lowell sul pianeta rosso nell’ultimo quarto del XIX secolo divennero, nella fantasia dell’astronomo italiano e del poeta Pascoli suo amico, condutture di una civiltà marziana in estinzione, che cercava di trasportare l’acqua dai poli ghiacciati verso le loro città (insulae): nasceva, così, il concetto del “socialismo marziano”, che prevedeva la comunitaria distribuzione idrica per fronteggiare l’inarrestabile desertificazione. Quella desertificazione che sta avanzando ora sulla Terra a causa dell’inquinamento, associata all’aumento del livello del mare per scioglimento dei ghiacci polari. L’innalzamento della temperatura era stato già rilevato alla fine degli anni ’60, quando fu misurato un aumento della velocità di rotazione della Terra: l’energia termica del surriscaldamento artificiale si trasforma in energia cinetica di rotazione. La diminuzione dell’acqua liquida potrebbe provocare nel prossimo futuro tremende guerre per l’acqua.

La proposta della privatizzazione dell’acqua è, pertanto, una bestemmia. L’acqua appartiene a tutti gli esseri viventi, all’uomo compreso, il cui corpo ne contiene il 75%. Trasformiamo la nostra civiltà, allineandoci con la Natura, prima che sia troppo tardi.

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