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Legge piccoli comuni: così rinasceranno i borghi e le aree interne?

Rappresentano il 57% di tutto il territorio nazionale: 5585 piccoli comuni con meno di cinquemila abitanti potranno riqualificare i propri centri storici, individuando aree di pregio dove indirizzare interventi pubblico-privati. Potranno istituire centri multifunzionali per i servizi, anche stipulando convenzioni per i servizi postali e i trasporti. Potranno puntare alla banda ultra-larga e promuovere mercati di prodotti locali contrastandone lo spopolamento. Il disegno di legge per “favorire i piccoli comuni” (atto Senato, n.2541 del 28 settembre 2017) approvato dal Parlamento sembra essere diventato realtà. Quanti comuni della Costiera amalfitana, del Cilento, delle aree interne della Campania e di tante aree che sono interessate da un’emigrazione spaventosa, sapranno cogliere in pieno questa occasione?

Felitto, comune area interna del Cilento

Il testo “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni” istituisce un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2017, e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. L’obiettivo è quello di arrestare lo spopolamento, riconoscendo anche una specificità dei piccoli borghi: questi centri hanno bisogno di politiche differenziate e di sostegno specifico rispetto alle loro peculiarità. E’ una legge “anti-estinzione” (come l’ha definita qualcuno) delle peculiarità di un’Italia vera e ancora genuina, che dovrebbe favorire anche misure di sostegno per l’artigianato digitale, semplificazione per il recupero dei centri storici in abbandono magari anche favorendo la conversione in alberghi diffusi, con un connubio di tecnologia e green economy.

Il provvedimento nasce da un testo presentato dal presidente della commissione ambiente Ermete Realacci (Pd) che ha impiegato ben tre anni per arrivare al voto dell’aula. Nei 5.585 comuni – dove ci vivono oltre 10 milioni di cittadini – vengono prodotti il 93% delle DOP e degli IGP accanto al 79% dei vini più pregiati. E’ un microcosmo ricco di specificità. Apprezzato dai turisti anche stranieri che vedono soprattutto nei piccoli borghi, l’anima genuina italiana.

Il disegno di legge prevede anche interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico. Si prevedono poi interventi per la messa in sicurezza di strade e scuole e di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico; l’acquisizione e riqualificazione di terreni ed edifici in abbandono; la possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo; la realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici; la possibilità di acquisire binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario da utilizzare come piste ciclabili.

Particolare attenzione è riservata ai servizi: è prevista ad esempio la possibilità per i centri in cui non ci sono uffici postali di pagare bollette e conti correnti presso gli esercizi commerciali. Arriverà la facoltà di istituire, anche in forma associata, centri multifunzionali per la fornitura di una pluralità di servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e sicurezza, oltre che per attività di volontariato e culturali. Via libera anche a interventi in favore dei residenti e delle attività produttive insediate nei piccoli Comuni, alla promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta e al loro utilizzo anche nella ristorazione collettiva pubblica. Quanti sapranno cogliere al volo questa opportunità? E nel modo giusto?

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