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La Terra dei Fuochi finalmente diventa problema nazionale

Tutti ne erano a conoscenza, ma nessuno “ufficialmente” sapeva. Fino a quando il tema “Terra dei Fuochi” non è diventato inevitabilmente un argomento nazionale dopo le rivelazioni del pentito Carmine Schiavone, pilastro del processo anticamorra Spartacus. Eppure da anni chi abita nel cosiddetto “triangolo della morte” – Acerra, Nola, Marigliano – ha riempito pagine di denunce, tra foto, video e testimonianze dirette di cittadini che hanno visto dinanzi ai propri occhi spegnersi i loro cari, ammalati di patologie riconducibili all’inquinamento ambientale, provocato dai roghi dei rifiuti e dall’interramento di sostanze tossiche.

Quando ho dato vita a questo blog – scrive Angelo Ferrillo ideatore del blog http://www.laterradeifuochi.itil fenomeno era già noto a pochi addetti ai lavori, ma per anni era stato ampiamente sottovalutato da tutti. Con questa pagina ho provato che non era confinato nei soli Comuni di Giugliano-Villaricca-Qualiano, bensì rappresentava un vero e proprio “sistema criminale” su vasta scala ben più esteso e grave di quanto erroneamente descritto in precedenza.La pratica criminale di smaltire o riciclare i rifiuti speciali bruciandoli, oramai va avanti da molti, troppi anni. Lo abbiamo documentato tutti i giorni con foto e video, denunciando questo scempio a ogni istituzione politica e giudiziaria. Sono trascorsi diversi anni. Tuttavia, senza che nulla sia realmente cambiato! Inizia così, un’altra stagione di roghi, fumi tossici e di chissà quanti altri veleni. Si continua come se nulla fosse. Sempre negli stessi luoghi. Spesso sentiamo parlare di cancro, ma a cosa serve curare i tumori o donare soldi alla ricerca, se nessuno si occupa concretamente della nostra prevenzione primaria?”. Il grido di allarme sembra ora essere arrivato dentro le Istituzioni che ora non possono far finta di nulla.

Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano da sempre in prima linea per la bonifica della Terra dei Fuochi, vasta area tra le province di Napoli e Caserta, ha incontrato il Capo dello Stato Napolitano è ha consegnato le cartoline di undici mamme che hanno perso i loro figli per patologie riconducibili all’inquinamento ambientale.

E così ormai non passa giorno senza che in quella vasta area compresa tra la provincia di Caserta e la periferia napoletana non vengano scoperte discariche abusive, roghi di rifiuti tossici e sversatoi di fanghi o solventi provenienti spesso da industrie del nord. Quella della Terra dei Fuochi è diventata finalmente un’emergenza.

“Sicuramente in questo momento, vista la crisi di governo, abbiamo una difficoltà maggiore ad avere risorse per le bonifiche – ha dichiarato il governatore Stefano Caldoro, dopo l’incontro con Napolitano – da soli non riusciremo mai ad affrontare questa emergenza. Innanzitutto bisogna sottolineare che gli sversamenti illegali sono ormai cessati. Già dal 2010, dopo la chiusura di una serie di indagine da parte della magistratura, è diventata chiara la dimensione del problema: l’area maggiormente colpita è quella a nord di Napoli e a sud di Caserta, ma anche nel resto della Campania abbiamo zone colpite. Da allora ci sono state alcune delibere Cipe che hanno destinato poche decine di milioni alle strutture e alle società del ministero dell’ambiente”. Saranno sufficienti questi fondi? “No, anche se abbiamo già riprogrammato i fondi europei – ha sottolineato Caldoro – Ora ci apprestiamo a mettere in campo, anche grazie all’impegno dell’assessore Romano, una seconda ondata di finanziamenti che può venire solo dalla programmazione 14-20 dei fondi europei, della quota di cofinanziamento nazionale e dai fondi Fsc relativi a sviluppo e coesione. I primi due pilastri prevedono stanziamenti di 20 miliardi per il Mezzogiorno provenienti dall’Europa e di altri 20 miliardi che arriveranno dal coofinanziamento. Ma c’è un problema: l’Europa ha programmato le risorse per il recupero ambientale: ma noi abbiamo bisogno di interventi radicali nel campo delle bonifiche. Il governo aveva preso l’impegno di interloquire con l’Europa per ottenere le necessarie modifiche. Negli ultimi cinque anni dovevano arrivare 5 miliardi e ne è arrivato uno solo. Ora le risorse dovranno arrivare ed essere impiegati per liberare la Campania dai veleni”. L’attenzione dovrà ora essere riposta anche sul pericolo concreto di altre infiltrazioni camorristiche nel settore bonifiche.

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