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La Settimana Santa in Costiera amalfitana: il clou tra Giovedì e Venerdì Santo

Quali sono i riti religiosi che in Costiera amalfitana durante la Settimana Santa attraggono credenti e non? Innanzitutto partiamo da un elemento: il giallo del grano dei vasi colmi lungo gli altari. Operazione che di solito fanno accuratamente le donne del posto. E’ tra i tanti particolari che colpisce durante le varie celebrazioni che si svolgono lungo la Costa e in tutti i comuni. É l’attenzione ai particolari che si sono tramandati lungo i secoli, che rende questo periodo della cristianità ogni anno un’emozione unica. E lo è anche per i turisti che arrivano qui magari per la prima volta e si trovano immersi in canti e musiche che arrivano dal passato e che sono sopravvissuti fin qui. Tutto ciò parla di fede, ma anche di gestualità e tradizioni popolari.
Il clou delle manifestazioni inizia con il Giovedì Santo: in tutti i tredici comuni ci sono celebrazioni dove si ricorda la Lavanda dei piedi agli Apostoli e la distribuzione del pane benedetto. Tra le più suggestive c’è quella che si snoda dalla Collegiata di S.Maria Maddalena ad Atrani e arriva fino alla Cattedrale di Amalfi. Le due comunità si stringono intorno alla processione della Via Crucis. Così come avviene il Venerdì Santo con il Cristo Morto: le luci vengono spente e le strade sono illuminate solo dalle fiaccole accese lungo l’intero percorso. Dalla Cattedrale di Sant’Andrea parte la processione dei battenti. I flagellanti precedono le statue di Cristo Morto e quella dell’Addolorata. Suggestivo e ricco di pathos è il coro dei battenti: genuinamente popolare e corale. Anche a Ravello si svolge una storica via Crucis in costume: quest’anno durante la Domenica delle Palme hanno partecipato centinaia di cittadini. Un’intera comunità che si mobilita per questo evento religioso. Quasi duecento comparse, più di quaranta attori che da piazza Fontana Moresca, prendono parte alle quattordici stazioni.

Ma è a Minori che la tradizione dei Battenti è tra quelle più antiche: fonti storiche parlano del XIV secolo. Vestiti di bianco e cinti da una corda di canapa, un cappuccio copre il volto. Si inizia il Venerdì Santo già con le prime luci del mattino, intorno alle cinque, quando i Battenti raggiungono con il loro canto anche le frazioni più lontane, per poi tornare in Basilica intorno mezzogiorno, per intonare l’ultima penitenziale.

I Battenti tramandano oralmente il canto la cui caratteristica si lega alla differenza del tono che è stato denominato “e vascie“ (di sotto) e “e ncoppe” (di sopra). Questa distinzione nasce dalla presenza di due Confraternite. Anticamente le due congreghe si alternavano nell’armonizzazione dei canti durante questa settimana. Il Giovedì sera, questa Arciconfraternita dava inizio ai riti della morte e passione di Cristo intonando il “Ton’ e vascie”, definizione data non solo dalla tonalità più bassa, ma dal fatto che la congrega fosse ubicata “abbasc’” Minori.

The Holy Thursday (#Minori, #CostieraAmalfitana)

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Il Venerdì mattina, invece, spettava all’Arciconfraternita del SS. Rosario di Villa Amena (zona alta) continuare i canti in “Ton’ e ncoppe”, in una tonalità più alta.
Grazie all’Arciconfraternita del SS. Sacramento e all’amministrazione comunale spronati dalla Pro loco e da studiosi locali, negli ultimi anni molti esperti si sono accostati allo studio di questi canti e riti. Tra questi l’etno musicologo Roberto De Simone. Intanto il Canto dei Battenti già nel 2010 è stato dichiarato Patrimonio Storico Culturale della Città di Minori e “Bene Demoetnoantropologico Immateriale” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

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