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Intorno a Carmagnola e al suo conte nella tragedia di Alessandro Manzoni

L’appellativo Carmagnola nel titolo della tragedia manzoniana aveva piuttosto il sapore di un segnale recondito per i patrioti italiani, sull’onda delle idee liberali lanciate dalla Rivoluzione Francese

Il Conte di Carmagnola è una celebre tragedia di Alessandro Manzoni (1819), che rivisita la storia triste di un capitano di ventura vissuto tra l’ultimo ventennio del XIV e il primo trentennio del XV secolo. Si tratta di una vicenda relativa alle lotte tra Stati italiani allo scorrere del Medioevo, che l’autore conobbe soprattutto leggendo la magistrale opera storiografica del Sismondi concernente le repubbliche italiane del Medioevo.

Un ritratto di Francesco Bussone

Il titolo, però, presenta un’evidente inesattezza: infatti, Francesco Bussone, il protagonista, non era affatto conte di Carmagnola; egli fu, invece, insignito del titolo di conte di Castelnuovo Scrivia, terra appartenente alla giurisdizione di Alessandria, dal duca di Milano Filippo Maria Visconti, che lo teneva come uomo di fiducia. Il Bussone nacque a Carmagnola, una terra del comitato di Torino tra il 1380 e il 1385. Operò dapprima al soldo dei Visconti, per passare in seguito con la repubblica di Venezia. Al comando delle truppe marciane sconfisse i milanesi a Maclodio (1427), ma fu processato e condannato a morte dalla Serenissima per aver lasciato liberi i prigionieri. Il gesto, in considerazione della sua antica militanza milanese, fu ritenuto un tradimento. In realtà il Carmagnola non aveva fatto altro che applicare una consuetudine delle compagnie di ventura.
Manzoni mette in evidenza, con tale tragedia, le assurde e dannose lotte tra italiani e nelle righe li esorta a unirsi contro il comune vero nemico straniero. Nell’intitolare la sua opera Il Conte di Carmagnola allora egli aveva preso una svista? Per niente affatto! Ecco la spiegazione della sua scelta. La Carmagnole era un canto popolare d’oltralpe che dal 1792 fu cantato dai sanculotti per inneggiare alla loro rivoluzione. Il vocabolo era riferito a una casacca indossata dai popolani francesi. Il Canto dei sanfedisti, un inno reazionario cantato da contadini e popolani napoletani e calabresi nel 1799, quando appoggiarono la revanche borbonica contro i francesi giacobini della rivoluzione napoletana, nel ritornello afferma: << Sona, sona Carmagnola/ sona li cunsiglia/ viva ‘o re cu la famiglia >>.

Alessandro Manzoni, il conte di Carmagnola

E’ chiaro che si tratta di un’espressione ironica per sbeffeggiare i giacobini, in quanto vuol dire che essi possono suonare quanto vogliono la Carmagnola, comunque la loro rivoluzione è finita.
Così l’appellativo Carmagnola nel titolo della tragedia manzoniana aveva piuttosto il sapore di un segnale recondito per i patrioti italiani, sull’onda delle idee liberali lanciate dalla Rivoluzione Francese e diffuse da Napoleone.

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