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Torre Annunziata, Officine Torresi: operai vittime di mala politica e privatizzazioni PDF Stampa Email
Scritto da Redazione   
Lunedì 15 Febbraio 2010 15:47
La lotta per il lavoro

"Nell’area di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia la gravità della crisi economica e sociale è rilevata dalla presenza di oltre 70.000 disoccupati, pari al 40% della popolazione attiva. In particolare a Torre Annunziata, su 54.000 abitanti, 25.000 non hanno un lavoro. Secondo i calcoli del sindacato, il 25 % dei giovani diplomati non ha mai messo piede in un luogo di lavoro. Nell’ultimo decennio, il territorio Torrese-Stabiese è stato investito pesantemente dal processo di de-industrializzazione. Molti sono gli impianti che sono stati chiusi fra questi quelli della Dalmine, diventata in seguito Ilva Pali Dalmine, poi destinata a Polo Nautico”.

Così inizia l’interrogazione che il Capogruppo regionale di Sinistra Ecologia Libertà, Tonino Scala, ha inviato stamane all’assessore regionale al Lavoro e al presidente Bassolino, in merito alla vertenza delle Officine Torresi di Torre Annunziata.

"La nostra Regione – ha dichiarato Scala – e, soprattutto, l’area Torrese Stabiese, disponeva di molte aree industriali che erano il fiore all’occhiello della nostra economia.  Negli ultimi venti anni abbiamo assistito a un processo di progressiva deindustrializzazione oltre a mettere in ginocchio la nostra economia ha compromesso seriamente i livelli occupazionali.

“Sempre più spesso assistiamo a un fenomeno paradossale: più s’investe, più si stanziano fondi pubblici, più le aziende cambiano pelle riciclandosi, e più i livelli occupazionali si abbassano. Cattiva gestione politica? Privatizzazioni? O entrambe?” – Si chiede il capogruppo – “Nell'apparato produttivo campano sono state oggetto di privatizzazioni, molte aziende piccole e grandi, alcune storiche come la SME e dell'Alfa Romeo, Alenia Difesa, di Italtel, altre più recenti. Ma il fenomeno cui assistiamo è sempre lo stesso: spesso le aziende si alienano solo per fare cassa. In particolar modo nel Sud, purtroppo, il processo di privatizzazione delle imprese è giustificato sempre da un piano politica industriale, regionale e nazionale. Ossia si stanziano fondi per il rilancio industriale di un’area, e subito si presenta l’acquirente di turno che promette mare e monti, salvo poi, a finanziamenti ottenuti, a disattendere le promesse fatte” .

“Questo - spiega il rappresentante di Sinistra Ecologia Libertà - è ciò che è successo anche all’ex Dalmine, poi ex Ilva Pali Dalmine, poi Polo Nautico ecc. I fondi stanziati, milioni di euro, finalizzati all’occupazione, non solo non sono serviti a rilanciare l’area, non hanno prodotto un solo posto di lavoro in più, e non sono riusciti a salvare nemmeno i livelli occupazionali”.

“Bisogna finirla con gli errori del passato, soprattutto se questi ricadono sempre sui lavoratori”. - Continua Scala – “Fincantieri, Atitech, Alenia, Officine Torresi, e chi più ne ha più ne metta. Una crisi senza soluzione di continuità. Ciò che serve, oggi più che mai, non è la corsa ai finanziamenti, pur ritenendoli necessari, ma la giusta finalità e il giusto impegno di questi. Consolidare l’esistente e rilanciare il nostro polo industriale, con una politica che guardi prima di tutto all’occupazione. Questa è la sfida che chiunque si troverà a gestire le sorti della nostra Campania, dovrà accogliere”.

"Patti territoriali, contratti d'area, incentivi alle aziende, spezzatini aziendali, hanno prodotto a oggi disoccupazione, Cig, mobilità, precarietà, drammi sociali, proteste senza fine. Non è così che si potrà sollevare l’economia campana”.

Oggi, - conclude Tonino Scala – “chiedo un tavolo per discutere la vertenza delle Officine Torresi, ieri l’ho chiesto per la Fincantieri. Domani, se mi sarà data l’opportunità, lo chiederò per un piano industriale serio. Capire dove si sbaglia, riconoscere i propri errori per riprogrammare il futuro. Questa rimane l’unica strada ancora percorribile”.

Comunicato Stampa

La lotta per il lavoro
 

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