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“Il Giornale” di Feltri in un articolo a firma di Paolo Bracalini dal titolo “Arriva il condono lampo per la Villa di Santoro”, parla dell’acquisto di una villa in Costiera amalfitana, nella frazione di Lone Comune di Amalfi, da parte del noto conduttore Michele Santoro. Nell’articolo, con dovizia di particolari, si spiega che “Nell’atto di vendita della villa”, acquistata nel 2008, “firmato dal notaio Andrea Pansa”, è scritto che “il fabbricato presenta un successivo ampliamento realizzato in assenza del dovuto titolo”. Santoro, per “sanare” l’immobile, fa regoalre richiesta di condono, e nel giro di meno di un anno, la pratica è stata “messa a posto”. Secondo Il Giornale, Santoro ha avuto una corsia preferenziale, essendo un personaggio noto, per cui l'iter, di solito lungo e farraginoso, si è concluso in tempi, sorprendentemente, rapidi. Probabilmente Il Giornale non è al corrente che il Comune di Amalfi, da oltre un anno, fa recapitare a centinaia di cittadini in attesa di sanatoria, lettere nelle quali si richiede l’integrazione delle pratiche di condono in giacenza da anni presso gli uffici comunali. Per cui, la vicenda a cui fa riferimento Il Giornale, potrebbe non essere l'unica a essersi sbloccata in questi mesi per effetto della procedura attivata dal comune. Se Il Giornale di Feltri lancia il sospetto che nella procedura di condono, Santoro, sia stato “privilegiato”, a qualcuno, di rimando, potrebbe venire il sospetto che la notizia data dal quotidiano di Feltri, non sia finalizzata alla denuncia di un eventuale abuso (ove mai questo fosse stato davvero effettuato), ma possa essere stato scritto unicamente per gettare ombre sul “nemico” per renderlo meno credibile. Infatti, guarda caso, il quotidiano pubblica la notizia nello stesso giorno in cui andrà in onda la puntata di AnnoZero sul “posto fisso” rispolverato da Tremonti, che a quanto pare, non incontra il favore di altri Ministri. Sarebbe davvero triste, e non molto edificante per la stampa, se fosse davvero questo l’intento. I mass media da tempo sono attaccati da più parti perché accusati di deformare l’informazione. Un’operazione che non solo non sarebbe eticamente corretta, ma non gioverebbe nemmeno agli stessi organi d’informazione (cartacea e non) perché i cittadini, non sapendo dove sia “il vero”, prima o poi si allontanerebbero definitivamente. Il danno sarebbe incalcolabile soprattutto se si pensa che i mass media dovrebbero non solo informare, ma anche aiutare a formare un’opinione pubblica: a formarla non addomesticarla.
Questo è anche il motivo per cui i media non dovrebbero mai “appartenere” ad un partito politico e, di rimando, la politica non dovrebbe mai essere consegnata ai media. La distinzione dovrebbe essere netta, altrimenti la guerra politica finisce per coincidere con la guerra fra mass media. E anche se internet, tivù satellitari e il digitale permettono un’informazione più autonoma, la televisione e i giornali rimangono, almeno per il momento, i maggiori veicoli di formazione e informazione politica. Leggendo un qualsiasi manuale di giornalismo, il capitolo dedicato alla deontologia professionale è pieno di indicazioni, moniti, richiami, che invocano all’assoluto rispetto della verità, alla scrupolosa verifica delle fonti, all’obbligo di una meticolosa e attenta documentazione personale. Le guerre fra i mass media delle opposte fazioni politiche, cui siamo costretti, nostro malgrado ad assistere, fanno si che le belle parole iscritte nei manuali, se si mettono a confronto con quanto, troppo spesso, realmente si scrive sui giornali, appaiono solo un vuoto esercizio di retorica. Lo scoop a tutti i costi, il titolo ad effetto, il servizio scioccante forse pagano se si pensa all’informazione per “fare impresa”, ma la verità, l’approfondimento serio, l’analisi serena, la notizia pacata, la riflessione documentata, pagano in termini di etica, innanzitutto, perché così si onora un lavoro nato per essere al servizio della comunità; pagano in termini di credibilità, di libertà e di crescita sociale perché, come scrive Stefano Rodotà nella prefazione del suo libro "Cattive Notizie": "Il diritto all'informazione non è un privilegio del giornalista, ma una componente della libertà del cittadino, una garanzia della democraticità del sistema".
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