 L’attentato di Brindisi che ha causato la morte di Melissa Bassi e il ferimento di altre giovani vite rischia altresì di sortire ulteriori “effetti collaterali”. Fra tutti la paura e la sensazione di sconfitta che potrebbero schizzare ovunque. Alla luce dell’infame episodio, molti di noi hanno rievocato le stragi dei ’70, il cui scopo era provocare morte e confusione. L’omonima “strategia del terrore” quale perfido fine per indebolire lo Stato e le relative istituzioni. Rimanendo al presente – per quale ragione perpetrare un gesto così folle e proprio dinnanzi a una scuola? Una cosa è certa: chiunque sia stato voleva a tutti costi la strage! Un atto di sangue che ha distrutto l’esistenza di poveri ragazzi intenti costruirsi una posizione – se possibile – migliore di quella dei loro genitori. E chissà quante famiglie si sono sentite raggelare ascoltando il tam tam di notizie che arrivava dal capoluogo Salento! L’Italia – unanime – si è stretta attorno alla famiglia di Melissa e degli altri malcapitati studenti. Tuttavia il senso di frustrazione era ed è tuttora insuperabile. Impossibile metabolizzare una disgrazia così smisurata, forse perché le vittime erano indifese, del tutto inermi. La strage, per il momento, non ha un autore. Gli inquirenti parlano di “un gesto isolato” e forse non di matrice mafiosa come si era invece subito ipotizzato. Tuttavia, con il passare delle ore, tutte le piste restano aperte e al vaglio dell’autorità inquirente. Tutte va da sé, nessun’esclusa, proprio per assicurare al più presto alla giustizia chi o quanti hanno commesso quest’atrocità. Non è semplice sedare i timori innescati da delitti così sanguinosi, ma da subito si dovrà andare avanti senza abbassare il livello di guardia per far sì che il panico non trionfi. Sarebbe un’ulteriore sconfitta tirare il freno a mano e restare immobili. Le vittime dell’Istituto Morvillo-Falcone non lo meriterebbero. Inoltre, il Paese e le istituzioni pertinenti devono continuare a presidiare la sicurezza dei cittadini ancora con maggior impegno, e magari con la solidarietà comune. Mai farsi intimorire, né tentennare dinnanzi a chi, vile, si macchia di delitti spietati per seminare caos. Le ultime notizie di agenzia parlano di sequenze estrapolate dalle telecamere di sorveglianza dove si vede l'attentatore premere il tasto del telecomando azionando così la bomba che ha ucciso la povera Melissa. Immagini di morte che hanno suscitato lo sdegno della comunità internazionale. Le condizioni dei feriti, invece, sono stazionare, e si spera che si possa quanto prima sciogliere la prognosi.  Con intento criminale e senza scrupoli, si è voluto colpire una scuola, culla del futuro e della formazione dei nostri ragazzi ma soprattutto del Paese. Nessuno dovrà farsi “catturare” dalla spirale di paura. Se la vita può frantumarsi all’improvviso, così non deve essere per il futuro dei più giovani. L’attentato di Brindisi è avvenuto sulla scia del tragico anniversario dell’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino (maggio e settembre 1992) e dei loro sfortunati uomini di scorta – anch’essi trucidati barbaramente. Un motivo in più per riflettere e battersi fino in fondo affinché la cultura della vita vinca per sempre su quella della morte. Brindisi, gli studenti di Angri: “Qualsiasi cosa farete, non ci fermerete” Costiera amalfitana: chiude la cartiera di Minori. I verbali del licenziamento dei 26 operai
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