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Via dalla Campania? La “Regione Principato di Arechi”inizia a prendere forma nell'idea di molti politici salernitani. E così non bastano 20 regioni, ce ne vorrebbe un'altra secondo l'ideatore, il presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, che da mesi sta appunto insistendo sull'ipotesi di far diventare l'area del salernitano un'altra regione italiana. Una piccola scissione: “Non diamo più le nostre tasse a Napoli”, è la frase topica di Cirielli per far presa sugli indecisi. E poi adducendo la bontà dell'iniziativa anche sotto l'aspetto storico. Ma dimenticando ed omettendo che la primogenitura politica della compagine statale longobarda se proprio vogliamo, spetterebbe alla città di Benevento e non di Salerno, come giustamente hanno fatto rilevare alcuni storici. Infatti l’occupazione militare di Salerno da parte dei Longobardi (640 ca.), fu posteriore di circa sessant’anni a quella beneventana. Fino alla conquista longobarda Salerno era stato un caposaldo della dominazione bizantina nel Mezzogiorno (VI-XI sec.). Ma a parte l'irrilevanza storica del fatto in sé, cosa spinge la politica in un momento di crisi economica, e quando ripetutamente da più parti si chiede di fare sacrifici, a mettere in piedi tutta una procedura che comporta sborso di soldi pubblici? E poi la creazione di un altro ente? Perchè i costi della politica non diminuiscono mai ma anzi aumentano? Anche se la Costituzione lo consente, sembra però per molti poco opportuna, anche se nel frattempo molte amministrazioni hanno aderito con apposita delibera di consiglio comunale? Ma quali sono? All’appello mancano i grandi comuni: Salerno, Eboli e Battipaglia.  Hanno dato il loro parere favorevole anche alcune amministrazioni di centrosinistra come Atena Lucana, Roccadaspide, Baronissi, Ogliastro Cilento, Sessa Cilento, Camerota, Casaletto Spartano, Castel San Lorenzo, Cicerale, Colliano, Roccapiemonte (che è a guida Udc). Mercato San Severino e Sant’Egidio del Monte Albino deliberano il 17 dicembre. Mentre Capaccio la delibera l’ha messa in discussione per il 28 dicembre ed è stata la maggioranza a portarla in discussione. Anche Martino Melchionda, sindaco di Eboli, sembra intenzionato ad aderire. E hanno già detto sì i comuni di centrodestra: Albanella, Alfano, Altavilla Silentina, con Aquara, Ascea, Bellizzi, Calvanico, Campora, Caselle in Pittari, Castel San Giorgio, Castellabate, Cava de’ Tirreni, Centola, Conca de’ Marini, Corleto Monforte, Giungano, Laurino, Magliano Vetere, Moio della Civitella. Delibere anche da Montano Antilia, Montecorice, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Monteforte Cilento, Nocera Superiore, Orria, Ottati, Pagani, Palomonte, Pellezzano, Perdifumo, Petina, Pisciotta, Pontecagnano Faiano, Positano, Postiglione, Roccagloriosa, Romagnano al Monte, San Cipriano Picentino, San Giovanni a Piro, San Marzano Sul Sarno, Santa Marina, Sant’Angelo a Fasanella, Sarno, Scafati, Scala, Torraca, Tramonti, Valva, Vibonati. Ma cosa spinge così tanto in questa mobilitazione anche trasversale? Con una lettera al segretario provinciale del Pd Nicola Landolfi, i coordinatori Pdl Antonio Mauro Russo e Antonio Iannone hanno chiesto un sostegno bipartisan. Ma il segretario Pd dice di no “È una scelta antistorica”. Dall'altra parte non molleranno: “Intendiamo condividere un’opportunità per il territorio. Giuridicamente sul piano dei numeri non abbiamo bisogno di sostegni – dichiara Antonio Iannone - Abbiamo sfondato abbondantemente la quota di 369 mila o 357 mila abitanti e supereremo i cinquecentomila a breve”. Il referendum che la legge prevede per la nascita di una nuova Regione potrebbe quindi partire quanto prima. Ma chissà la gente comune cosa penserà davvero di questa idea. Ad onor di storia però il Principato comprendeva oltre che una fetta del territorio campano anche la Lucania e una parte della Calabria settentrionale. Rifiuti, turisti in fuga da Napoli, hotel in saldo Scavi di Pompei, un'altra emergenza continua
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