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26 aprile 1986, esplode la centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina, ai confini con la Bielorussia, provocando un disastro immane. Ancora oggi, a distanza di 23 anni da quella catastrofe, quello delle vittime per gli effetti a lungo termine delle radiazioni assorbite, è un numero difficilmente quantificabile.
1986. Il 26 aprile esplose la centrale nucleare di Chernobyl. Una nube radioattiva ricoprì vaste aree intorno alla centrale. Furono evacuate 336.000 persone. Secondo i rapporti ufficiali vi furono 65 morti accertati e 4.000 presunti. Presunti perché è difficile associare quanti sono i morti in seguito per leucemie e tumori causati dalla nube radioattiva. Per Greenpeace i morti presunti raggiungono una cifra compresa fra 30.000 e 60.000. La nube radioattiva, raggiunse l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia. 2009. A 23 anni dall’incidente di Chernobyl, il governo italiano vara un pino per il nucleare in cui prevede la costruzione entro il 2020 di nuove nucleari ignorando che il nucleare pone ancora tanti problemi di sicurezza mai risolti, dimenticando i morti di Chernobyl. Dimenticando le parole di Yuri Bandazhevsky, scienziato e direttore dell’Istituto Universitario Gomel, in Bielorussia : “Chernobyl, quel reattore uccide ancora. E da scienziato vi dico: l’atomica è disastro” “La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [..] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto”. (F. Nietzsche, Considerazioni inattuali)
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