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A Caserta in quindicimila per dire "no" al razzismo, alla camorra, alla violenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Eleonora Gitto   
Sabato 04 Ottobre 2008 23:42
Protesta antirazzismoOggi, 4 ottobre, da Milano ad Ancona, da Roma  a Caserta, in migliaia, immigrati e non, sono scesi in strada per dire "no" ad ogni forma di intolleranza dopo i ripetuti episodi di xenofobia che hanno segnato le ultime settimane. A Caserta la partecipazione è stata notevole. Oltre 15mila i partecipanti secondo gli organizzatori, un ''risultato straordinario'' che si spiega ''con l'ondata di indignazione che sta attraversando le comunità migranti dopo la strage di Castel Volturno". 

A Caserta la marcia contro il razzismo e la camorra ha visto la partecipazione non solo di tanti studenti, cittadini italiani ed extracomunitari, ma anche di numerose istituzioni come il sindaco di Caserta, Nicodemo Pettoruti, quello di Napoli, Rosa Russo Iervolino, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, della Provincia di Napoli, Dino Di Palma e di tanti politici e assessori della Campania. A sfilare anche il vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro.

"Come venti anni fa con la morte di Jerry Masolo, noi speriamo che dopo la strage terroristica degli immigrati innocenti di Castel Volturno - dicono i rappresentanti del Comitato promotore della manifestazione - l'iniziativa di oggi a Caserta e quelle a Roma, ad Ancona, a Parma e a Milano, segnino la sollevazione della coscienza civile contro la legislazione discriminatoria che oggi espone migranti e rifugiati allo sfruttamento, alle violenze e agli speculatori"

Caserta, manifestazione 4 ottobreSperiamo tutti che queste manifestazioni di protesta  possano servire davvero a svegliare le coscienze per impedire che altri ragazzi come Abdul Salam Guibre, detto Abba, possano essere uccisi per pochi biscotti o che accadano episodi di intolleranza e di scarsa civiltà come quello che ci viene segnalato da Susanna Marietti.

 

Riceviamo e  volentieri pubblichiamo.

 

"Questa negra è pazza" e all'aeroporto la spogliano, la umiliano e la minacciano"

di Susanna Marietti

 

Amina Sheikh Said è una signora di origine somala di 51 anni, sposata da molto tempo con il signor Luigi Mancuso e cittadina italiana per naturalizzazione. Amina e Luigi hanno quattro figli. Lo scorso 21 luglio Amina tornava da Londra, dove era andata in visita ai figli che vi abitano. Portava con sé quattro dei suoi nipotini, tre di un figlio e uno di un altro, di età compresa tra i sette e gli 11 anni. Arrivati all'aeroporto di Ciampino, la Polizia di Frontiera esamina i documenti dei bimbi e decide che qualcosa non va.

La protestaQualcuno si rivolge ai piccoli in un inglese stentato, dice "kidnap" (rapimento) con un buffo accento, loro ridono. Decisamente qualcosa non va. I minori hanno perfino cognomi diversi tra loro. Luigi Mancuso, giunto all'aeroporto a prendere la famiglia, viene fatto entrare nell'area doganale. Lo si accusa con spregio di essere correo nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I coniugi vengono interrogati sulla composizione del nucleo famigliare e sugli spostamenti effettuati. Si ispezionano i bagagli. Nel frattempo anche i bambini sono trattenuti, a nessuno è permesso chiamare i genitori o il Consolato britannico a Roma, che tutto avrebbero potuto spiegare.

Poi qualcuno dice che occorre eseguire un'ispezione della persona. Amina è condotta in una stanza e fatta spogliare. Le resta addosso il solo reggiseno. Due donne le chiedono di assumere varie posizioni atte a osservare meglio le cavità del corpo. Amina acconsente. Ma quando mettono le mani in guanti di lattice e affermano di dover procedere all'esplorazione anale e vaginale, Amina rifiuta. Chiede almeno che sia un medico a farlo. Le donne la ingiuriano e la minacciano: "ti spedisco in carcere", "come sei nera fuori lo sei dentro", "daremo i bambini all'assistente sociale".

Pare che il reato ipotizzato sia ora magicamente mutato: non più ladra di bambini ma corriere della droga. Glielo dicono in faccia sprezzantemente. Arriva una terza donna che afferma di essere un medico. Non dà alcuna prova della sua qualifica. Amina continua a rifiutare la perquisizione. La donna esce dalla stanza gridando: "questa negra è pazza, ma se non fa quello che dico io la spedisco al centro di igiene mentale".

No al razzismoPer oltre quattro ore rimane svestita di fronte a un numero imprecisato di persone che entrano ed escono dalla stanza nel tentativo di farla sottoporre all'ispezione richiesta. Dopodichè arriva una barella, Amina viene ammanettata e distesa, sul corpo nudo qualcuno posa un telo di cellophane da imballo. Viene portata in ambulanza al Policlinico Casilino. Qui, finalmente, la perquisiscono dappertutto. E niente. Da nessuna parte si trova niente. Nessuno le rilascia alcun verbale, delle perquisizioni effettuate non rimane traccia. Solo, le si comunica l'avvio di un procedimento penale nei suoi confronti per la resistenza opposta a pubblico ufficiale.

Per fortuna, Amina ricorda i volti di tutte le persone coinvolte e con l'aiuto delle associazioni Antigone e Progetto Diritti che hanno raccolto la notizia, Amina mercoledì ha sporto denuncia affidandosi all'avvocato Luca Santini. Si auspica che la giustizia in questo caso e negli altri, purtroppo sempre più frequenti,  in cui i diritti umani vengono violentemente calpestati, agisca adottando tolleranza zero".


 

Protesta antirazzismo Caserta, manifestazione 4 ottobre La protesta No al razzismo
 

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