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Il Consigliere regionale Luigi Anzalone (PD), vice presidente della Commissione Regionale anticamorra, si schiera dalla parte del Presidente Antonio Bassolino e lo esorta a “combattere e andare avanti" E, poi, a rileggere "il passo del Vangelo dove nostro Signore Gesù consiglia (anche a Lei) di “cacciare i mercanti dal tempio”, sia quelli di Dio, sia quelli, laici e profani”.
Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del Consigliere Luigi Anzalone: “Da due immagini e da un sospetto, in questi giorni di emergenza rifiuti (e non solo), non riesco a liberare la mente. Anzi, li ho ben presenti, perché mi aiutano a orientarmi nel pensare, nel parlare e nell’agire. La prima immagine impegna il ricordo a riandare, se non erro, alla fine del 2002: per la precisione, a un dibattito, anzi a un «processo», del Consiglio regionale sull’emergenza rifiuti. Imputato era il Presidente della Regione, on. Antonio Bassolino, in qualità di commissario straordinario. I «pubblici ministeri» - implacabili più di quelli dei famigerati processi staliniani - erano comunisti e rifondaroli. Testimoni a carico o giudici, il resto del Consiglio: unito dalla destra al centro, alla sinistra nel sostenere la colpevolezza di Bassolino (l’unica eccezione, fra tanto scomposto vocio accusatorio, fu l’allora capogruppo della Margherita l’on. Enzo De Luca, che non perse il senso della verità e della decenza). L’accusa era precisa e dura. Bassolino voleva portare il diavolo e con esso, la morte, ad Acerra, poiché voleva costruire l’inceneritore nell’area industriale di quella città. Perciò, Bassolino stesso era il diavolo. Fuori del Consiglio, a guidare le marce contro la triade Bassolino-Beklzebù-inceneritore c’era – in compagnia di preti e vescovi pseudorivoluzionari - quella gaia caricatura di ambientalista che risponde al nome di Alfonso Pecoraio Scanio. La spuntarono: nei primi mesi del 2003, Bassolino si dimise da commissario, illudendosi - non ingenuamente, ma in quanto persona perbene e seria – che ad altri sarebbe stato consentito di fare il termovalorizzatore. Ma ciò non è accaduto in ben quattro anni, anche perché era necessario che la camorra fosse meno potente e meno intrinseca a certi settori del ceto politico. E, così, siamo giunti alla putrida tragedia attuale. Una tragedia accompagnata, manco a dirlo, da un nuovo processo a Bassolino, anche questa volta additato come colpevole dell’emergenza rifiuti, ma per un motivo opposto: quello di non aver costruito l’inceneritore. C’è da non da crederci, ma è proprio così. Il diavolo, ovvero, l’inceneritore, è diventato oggi l’angelo della salvezza anche per Pecoraro Scanio (che ha cambiato idea poiché al suo deretano sulla poltrona di ministro dell’ambiente ci tiene da morire). Per completezza, pure i partiti di centrosinistra vogliono inceneritore e discariche. Quanta incoerenza, peraltro accompagnata da una non commendevole coerenza: quella di continuare a non offrire sostegno e solidarietà vera e forte a Bassolino. Intanto, la destra, capeggiata da Fini, dice che Bassolino deve dimettersi. Sono d’accordo. Ad un patto, però: che mi si dica se si deve dimettere perché voleva fare l’inceneritore (cosa che la destra nel 2002 non voleva), o perché non l’ha fatto (cosa che la destra gli rimprovera oggi). Ma chiedere a questi signori un po’ di rispetto del più elementare senso logico e della verità è davvero chiedere troppo: anche se dove tace il senso logico, trionfa la malafede e dove tace la verità, tace anche la moralità. Per la Cdl conta crocefiggere Bassolino, liberarsi dell’unico leader politico che, da Sindaco di Napoli e poi, nel primo periodo della guida della Regione, non solo ha segnato un’epoca di Rinascimento del capoluogo partenopeo, ma si è caratterizzato come il “principe democratico” della rinascita del Sud e della sua irredenta speranza. Ma se la Cdl non sorprende, addolora che un simile intento appaia condiviso anche da parte (quanta?) dello stesso ceto politico di centrosinistra, in cui la vecchia partitocrazia è ancora così presente e operante. Basta vedere come il centrosinistra nelle varie province (se si eccettua Salerno) ha gestito i rifiuti: hanno creato solo carrozzoni, greppie e mangiatoie clientelari. Per questa ragione, gli autori di tali «capolavori» dovrebbero vergognarsi. Ma parliamo di un sentimento che non sono in grado di provare, perché la vergogna – come Marx dice - “è lo sdegno rivolto contro se stessi”. Ma per sdegnarsi contro se stessi ci vuole, come si sa, un minimo di coscienza morale. Ciò che, però, conta è che, nonostante tutto, nel popolo della Campania non è venuta meno la fiducia e la stima nei confronti del suo Presidente. Perciò, Presidente, combatta e vada avanti. E, poi, rilegga il passo del Vangelo dove nostro Signore Gesù consiglia (anche a Lei) di “cacciare i mercanti dal tempio”, sia quelli di Dio, sia quelli, laici e profani, ma anch’essi importanti, di Cesare. Affinché a ciascuno sia dato il suo”. Luigi Anzalone COMUNICATO STAMPA
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