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Quattro operai arsi vivi nell'acciaeria di Torino, mentre altri tre compagni di lavoro lottano ancora fra la vita e la morte. Un muratore precipitato da un'impalcatura di un cantiere edile di Bisaccia, nell'Avellinese. Un meccanico schiacciato dal rimorchio di una bisarca, davanti la Fiat di Cassino. Una sequela di agenzie stampa che si snoda come i misteri dolorosi di un rosario. E poi chi sa quanti altri grani ci sono ancora, nascosti alle cronache e sconosciuti alle statistiche.
Feriti, mutilati, ammalati per aver respirato sostanze tossiche, che restano nell'ombra della propria disgrazia. Che preferisono tacere per conservare la possibilità di continuare a guadagnarsi un pezzo pane. Anche perchè sarebbe lungo, costoso e inutile lottare nelle aule giudiziarie contro ditte camaleontiche e imprenditori saltafossi, navigatori esperti in fallimenti pilotati e società di comodo. Vittime costrette a restare in silenzio anche contro multinazionali dai troppi legami d'interesse, perchè non potrebbero comunque permettersi costosi patrocini legali. E se sono stranieri entrati in Italia clandestinamente, pure il decesso resta talvolta avvolto nel silenzio. Dallo stabilimento Thyssen all'autostrada Catania-Siracusa, solo quando gli incidenti assumono le proporzioni di una strage ci si accorge che in questa nazione di lavoro si può ancora morire. Nonostante le norme, i controlli, le leggi e i regolamenti europei. Perchè dietro gli innocui termini di "competitività" e "flessibilità" spesso si nascondono condizioni di impiego dove il precariato non è solo uno status giuridico-economico, ma una vera e propria condizione ambientale.  Precarietà del posto, precarietà della retribuzione, precarietà delle condizioni di lavoro: una "modernizzazione" del sistema Italia spacciata per "affrontare le sfide della globalizzazione", che varcati i cancelli di una fabbrica o di un cantiere si traduce in un sistema di relazioni industriali sempre più proteso verso modelli Ottocenteschi. E più piccole sono le realtà produttive, più sono polverizzate le attività imprenditoriali, maggiori sono sono le evasioni agli obblighi sulla sicurezza. Ora che la procura torinese sta indagando sulle omissioni e sulle complicità intorno l'incidente della acciaieria, sarebbe il momento che anche tutte le altre procure italiane puntassero la propria attenzione su quanto accade nella Penisola. E' arrivato il momento di dire basta alle troppe teste che restano girate da un'altra parte quando c'è da verificare il rispetto dei requisiti antinfortunistici. Inchieste rigorose che non guardano in faccia a nessuno e condanne esemplari non consolano le famiglie delle vittime. Sarebbe meglio che Inchieste rigorose che non guardano in faccia a nessuno e condanne esemplari arrivassero quando ancora ci sono dei lavoratori da proteggere, e non solo degli orfani da risarcire. Guarda l'intervista ad un operaio "superstite" dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino Altro articolo sull'argomento: Caduti sul lavoro. Un sito internet ricorda le morti bianche
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