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Sulle virtù e dinamiche dell’ozio si spese persino il grande Bertrand Russell. Il volumetto in questione, opera prima di Luigi Piazza, è dedicato a tutti coloro che nella vita hanno avuto a che fare con l’inerte inoperosità. E non solo a loro naturalmente. La prima cosa che colpisce mentre ci si addentra nei meandri del volumetto, è il candore con cui l’autore argomenta del biasimato “dolce far niente”. Nondimeno Luigi Piazza non lo fa adducendo le note connotazioni negative o di condanna. Certo, nell’immaginario collettivo l’ozio strizza l’occhiolino all’inoperosità, alla scarsa voglia di mettersi in ruolo. Nulla di più mendace! Del resto anticamente l’ozio era il tempo che gli esseri umani investivano per elaborare idee, concetti, attività intellettuali e artisticamente espressive. Con il passare dei secoli, l’otium è divenuto ingiustamente il padre nefasto di ogni umana dissolutezza. Eppure sulla sua bontà ed efficacia scrissero autori del calibro di Seneca (De otio). Senza attribuire qualità taumaturgiche all’ozio, è possibile affermare che si tratta di una condizione che permette di umanizzare il tempo, e far progetti in attesa di periodi migliori. L’autore, inoltre, s’interroga sulla natura del nullafacente a torto ostracizzato da una società sempre più materiale e frenetica, dove di tempo ne è rimasto poco. Chi è il nullafacente, e quanti tipi di nullafacente ci sono in circolazione? Risponde a queste domande e ne insinua delle altre l’Elogio del nullafacente pamphlet dedicato all’analisi di quel nulla che nulla non è, dimostrando com’e quanto siano pieni gli spazi vuoti creati da chi si crogiola nel mestiere del dolce relax. Curiosi i passaggi del libello in cui Piazza rievoca il tempo che fu, con apprezzabile calco autobiografico e un pizzico di verve nostalgica. Altra chiave di lettura è inquadrare l’opera come sorta di vademecum per far luce su chiacchiere e pettegolezzi ricorrenti: la nullafacenza, infatti, non si deve praticarla ad oltranza, né giudicarla, e soprattutto non si deve dimenticare di cercarla. Piacevole lettura sostenuta da riflessioni calzanti, che donano uno zinzino di sorriso al fortunato lettore. L’autore Luigi Piazza esercita la professione forense.Napoletano di formazione, allievo della scuola giuridica federiciana ove ha conseguito laurea magistrale, specializzazione per le professioni legali e perfezionamento in amministrazione e finanza degli enti locali, scrive per diletto.Nato a Caserta nel 1982, cresciuto tra Castelvenere e Telese Terme, ha vissuto gli ultimi dieci anni tra Napoli e Barcellona.Questo è il suo primo pamphlet. Autore: Luigi Piazza Ed. Tullio Pironti Formato:110x180 Pag. 32 Prezzo di copertina: € 3,90 Cosa davvero mangiamo? Pollan diventa “detective del cibo” Marisa Figurato e il suo romanzo noir su L'Onorata Sanità I Dimenticati, il libro di Francesco D'Amato che ci ricorda la Storia
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