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Ogni volta che piove Atrani vive un incubo. Perché quando le briglie a pettine poste lungo il fiume Dragone sono stracolme di materiale, l'allarme gira di bocca in bocca tra gli abitanti. A due anni dall'alluvione che colpì il più piccolo comune della Costiera amalfitana e dove perse la vita la giovane Francesca Mansi, la “mitigazione del rischio” rimane scritta solo sui verbali.
A partire proprio da quelle briglie che dovrebbero servire a proteggere l'abitato e che da mesi aspettano di essere svuotate. Ma la burocrazia è lenta. “Il Genio Civile affiderà i lavori di pulizia mercoledì prossimo – afferma il sindaco Nicola Carrano, che confessa di non dormire la notte ogni volta che scende la pioggia – credo che nel giro di 3-4 giorni dovrebbero essere ripulite”.
Questa “somma urgenza” costerà 37.000 euro che serviranno per svuotare le briglie dal materiale che si è accumulato, con l'ausilio di un escavatore e di un camion per trasportare il materiale. Sei mesi fa avvenne l'ultima pulizia. “Proporrò di affidare questo lavoro alla Comunità Montana Monti Lattari – spiega il primo cittadino – perché la pulizia dovrà essere fatta periodicamente e non come somma urgenza”. E il Piano di Emergenza con il nucleo di Protezione civile locale che ancora manca, così come denuncia il Comitato Sos Dragone? “E' tutto pronto, ma ci sono voluti nove mesi per avere lo sblocco della sala per l'istituzione del Centro Operativo Comunale, considerato che tutta Atrani è in zona rossa – dichiara Carrano, a cui sono state rivolte pubblicamente dal Comitato delle domande sulla “sicurezza post alluvione” e alle quali ancora non ha risposto – con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Piano potrà diventare operativo”.
“Le preoccupazioni restano tutte – denuncia invece Rosario Dipino del Comitato – ad iniziare dalle opere eseguite a monte con sistema frangi colate, alcune poste in discarica o in luoghi sbagliati, al mancato svuotamento delle dighe borboniche, ultimo avamposto difensivo prima che il “Dragone” precipiti nel centro abitato”. Di Pino, a nome del Comitato, rimarca poi le “mancanze” da parte dell'amministrazione comunale: “Non è più tollerabile altro ritardo nell’approntamento di un Piano comunale a tutela delle vite umane e di un sistema di allarme alla popolazione. Ogni giorno in più richiama la responsabilità diretta del Sindaco che ne dovrà rispondere alla cittadinanza. Non serve pubblicare il bollettino sul maltempo, come ancora oggi usa fare l’amministrazione atranese, senza fare alcunché”.
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